La vera colpa di Calderoli sta nelle cose che non dice - di Gianfrancesco Ruggeri

http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/07/calderoli-pensiero-300x200.jpgNon me ne voglia il direttore ma dell’articolo di Giovanni Sallusti sulle colpe di Calderoli che ha ripreso e pubblicato sull’Indipendenza non condivido nulla se non il titolo, ovvero che le colpe di Calderoli sono ben altre, non certo la frase sulla Kyenge. Non mi è piaciuta neppure l’espressione “Calderoli di Berghem” più volte ripetuta da Sallusti, magari sbaglio, ma mi è parso di vedere un nesso logico tra la pirlata detta da Calderoli e il nome della mia città espresso nella mia maderlèngua: mi chiedo se Sallusti abbia mai usato in positivo il nome Bèrghem, che ne so, per dire Papa Giovanni XXIII de Bèrghem o anche solo per parlare delle mura venete de Bèrghem.

Tornando a Calderoli non credo gli sia possa imputare, per lo meno in toto, l’insuccesso delle iniziative politiche della Lega, di più non credo che la sconfitta e il fallimento siano di per sé una colpa. Per me perdere fa parte del gioco, fa parte della vita, può capitare e di conseguenza non divido il mondo in vincenti e perdenti, ma in persone serie che credono in quello che fanno e in barlafüs. Così come trovo ingiusto addossare a Calderoli la colpa dell’attuale legge elettorale, frutto di compromessi politici che probabilmente ha dovuto subire e che ha francamente condannato definendo lui per primo quella legge “una porcata”.

Ma allora quali sono le colpe che imputo a Calderoli? La sua colpa non è ciò che ha detto, bensì ciò che non ha detto.

Non si fa un comizio per spararle grosse, cercando di far ridere con improbabili battute, un comizio non è uno spettacolo comico, tanto è vero che non si paga il biglietto per assistervi, al contrario è il luogo dove i politici diffondono idee, lanciano proposte, spiegano ai militanti e ai simpatizzanti cosa non va, cosa si deve fare così che a loro volta militanti e simpatizzanti tornando alla loro vita di tutti i giorni diffondono quelle medesime idee ad amici, parenti e conoscenti, ne parlino nei bar, sul luogo di lavoro, sul pianerottolo di casa, al campetto di calcio, ecc, ecc. Signor Calderoli cosa possono andare a raccontare militanti e simpatizzanti dopo il suo comizio? Che la Kyenge le sembra un orango? È questa la linea? È questo il messaggio politico che devono diffondere? Ma per favore!

Ricordo a Calderoli che la Padania subisce un furto annuo che ha raggiunto i 90 miliardi annui, ogni million dollar lombard come il sottoscritto ci smena in media 6.000 euro all’anno, 500.000 euro in una vita, agli altri padani va appena meglio, ma siamo tutti nei guai fino al collo. Calderoli crede veramente che dopo aver paragonato la Kyenge ad un primate la nostra situazione sia migliorata? Ora che il novello Lienneo-Calderoli l’ha classificata per la precisione tra gli oranghi, forse quest’anno alla Padania verranno rubati solo 89,5 miliardi invece che 90? Ogni lombardo come me ci smenerà solo 5.990 euro al posto dei 6.000 di prima? E che dire dell’articolo 1 della Lega, l’indipendenza della Padania? La si ottiene così, dando dello scimmione a qualcuno? Ma per favore!

Una battuta inutile che per di più toglie spazio alle idee, alle rivendicazioni, alle proposte, che certo non ci mancano, abbiamo infatti da reclamare la nostra libertà, la fine del ladrocinio che subiamo da decenni, del genocidio culturale cui siamo sottoposti, della distruzione sistematica della nostra società, insomma abbiamo mille ragioni e ragione da vendere, di più abbiamo dalla nostra l’evidenza dei fatti e la forza delle idee: allora cosa serve insultare la Kyenge? Se fossi stato io a fare il comizio non avrei avuto neppure il tempo di insultare la Kyenge, perché avrei avuto talmente tanti argomenti da affrontare, talmente tante informazioni da dare ai militanti da non potermi certo perdere in simili sciocchezze.

Ecco la colpa più grave di Calderoli: ricorrere all’insulto dimostra che non crede nella forza delle nostre idee, non ritiene adeguate e vincenti le nostre giuste aspirazioni di libertà e le nostre sacrosante rivendicazioni, significa sminuire e svalutare quel insieme complesso ed articolato che è il nostro patrimonio ideologico, i fondamenti della nostra battaglia. Calderoli non ha offeso la Kyenge, prima di tutto ha offeso ciò in cui crediamo, leghisti e non, perché l’ha sminuito, l’ha messo da parte, gli ha tolto voce, giusto per fare una battutaccia, per dire che a lui la Kyenge sembra un orango: ma chissenefrega!

Credo che Calderoli non abbia mai letto i 38 modi per ottenere ragione di Schopenhauer, altrimenti saprebbe che, quando si è esaurita ogni idea ed ogni stratagemma, quando non si sa più che pesci pigliare, il filosofo consiglia di ricorre all’insulto, sperando che l’avversario perda le staffe e così, dando di matto, passi automaticamente dalla parte del torto. Calderoli con il suo insulto ci fa quindi fare la figura di chi ha finito le idee, di chi non sa più come ottenere ragione e si deve arrabattare con le provocazioni, quando in realtà noi abbiamo molto da dire, moltissimo da rivendicare, trabocchiamo di idee, di proposte, perché noi padani abbiamo ragione da vendere: quindi che bisogno c’è di insultare, quando si ha ogni ragione?

Per di più io mi chiedo come sia possibile che dopo 20 anni di politica ad alto livello si faccia scappare una scemenza del genere. Avrebbe dovuto già aver imparato da tempo che chi non è di sinistra rischia il linciaggio mediatico ad ogni frase, mentre i sinistri possono dire tutto quello che vogliono come quando il Manifesto, dopo l’elezione di Ratzinger, titolò a tutta pagina “Pastore tedesco”. Dovrebbe saperlo che in questa repubblica delle banane lui non può dare dell’orango ad un ministro, mentre i sinistri possono dare del cane al Papa, quindi, per restare in tema faunistico, Calderoli si è comportato come un pollo, come il più esagitato e brufoloso dei giovani padani che si trova per caso davanti ad un microfono e le spara grosse.

Esimio direttore le colpe di Calderoli non stanno quindi in ciò che ha detto, ma neppure nei fallimenti degli anni trascorsi come sostiene Sallusti, la sua colpa sta nella mancanza di un progetto valido per il futuro, sta nel aver sminuito tutto quello in cui crediamo, per cui lottiamo, dimostrando di non aver idee valide e di non essere all’altezza per guidare la battaglia, motivo per cui si rifugia nelle battute, che per di più gli escono anche male.

Non sono un militante della Lega, ma se lo fossi chiederei le sue dimissioni immediate… quasi, quasi faccio domanda di militanza!

Fonte: http://networkedblogs.com/NeyW1

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