La truffa dell’etichetta

http://www.vinitaliaonline.net/engine/images/etichetta.jpgLa diminuzione delle risorse ittiche ha contribuito alla diffusione dei prodotti della pesca sostenibile, il cui consumo, in teoria, non dovrebbe recare danno all’ambiente.

In realtà le etichette non sempre corrispondono all’effettivo contenuto delle confezioni. È il caso di un tipo di merluzzo, il Dissostichus eleginoides, che viene pescato nelle acque antartiche e poi venduto negli Stati Uniti con il marchio Marine Stewardship Council, che garantisce la sostenibilità della pesca grazie alla provenienza del pesce da zone selezionate, come i mari intorno alle isole della Georgia del sud. Le specie che vivono in queste acque non sono a rischio.

Tuttavia, un’analisi di alcune confezioni ha mostrato che contenevano specie diverse da quelle dichiarate sull’etichetta. E in altri casi il merluzzo non proveniva dalle zone indicate. A causa dei molteplici passaggi da un’azienda all’altra, spesso non è possibile tracciare il percorso commerciale dei prodotti ittici. In questo modo, si vanificano la missione degli ecomarchi e gli sforzi dei consumatori.

“Rispetto alle risorse ittiche certificate e sostenibili, l’errore nell’etichettatura ha l’effetto finale di creare una domanda per risorse non certificate, minando quindi lo scopo fondamentale della strategia di conservazione”, scrive Current Biology. Cosa possono fare i consumatori? Per ora, nell’impossibilità di scegliere i prodotti della pesca responsabile, gli autori dello studio consigliano di non consumare il Dissostichus.

Internazionale, numero 913, 2 settembre 2011

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