" La solitudine al tempo dei social network" di Clemente Mazzetta

http://media.caffe.ch/media/2011/02/8358_17_medium.jpgGaber l'aveva preannunciato: "La solitudine non è mica una follia è indispensabile per star bene in compagnia". Ma al tempo dei social network, dei telefonini cellulari, di internet nessuno vuole più restare solo: soprattutto i giovani tutti collegati, tutti iscritti alle nuove reti di comunicazione, in perenne connessione telefonica, con le email, gli sms...

Eppure c'è anche chi fa l'elogio dell'isolamento. È il caso di Eugenio Borgna, psichiatra, che ha appena pubblicato un libro "La solitudine dell'anima", dove parla della duplicità della solitudine dell'uomo. Che non è sempre negativa. Ovvero che esiste una solitudine interiore che è fonte di conoscenza di sé. Si tratta di una situazione creativa, positiva, una solitudine che risponde alle domande di serenità e di speranza che c'è in ogni persona. E c'è, d'altro canto, un altro tipo di solitudine che si traduce in esperienza negativa, che isola e separa dal mondo. È la solitudine che genera un dolore dell'anima e del corpo, una perdita di speranza: chiusura al mondo ma anche verso sé stessi. Una duplicità di esperienza che lo psichiatra Orlando Del Don spiega così: "Mentre il primo tipo di solitudine permette di ripartire con convinzione sulla strada della vita, con nuova speranza dopo aver fatto i conti con se stessi, verificati i propri obiettivi, la seconda pervade l'individuo di dolore, lo annichilisce, lo ammutolisce. Lo rende impermeabile a se stesso e agli altri, incapace di relazioni. È un isolamento che diventa caso clinico, che va seguito, curato".

A livello adolescenziale aggiunge lo psicologo Pierre Khann un certo tipo di solitudine è fondamentale nella costruzione della personalità, nell'interrogarsi da parte dell'adolescente sulle sue aspirazioni, sui suoi obiettivi: "Quando un ragazzo se ne sta solo nella sua stanza, non sta facendo niente, sta riprogrammandosi, sta guardando dentro sé - spiega - ma questo stare solo diventa malessere, negatività se è isolamento dagli altri, emarginazione e auto emarginazione".

Una condizione paradossalmente presente nella società attuale nonostante l'esplosione dei mezzi comunicazione. "C'è un'iperattività di accesso alla rete, una ricerca di molteplici contatti che instaurano relazioni solo virtuali all'interno di un'esperienza da cui la vita vera è inesistente", nota Del Don. Incapaci di star soli, si rincorre il contatto per il contatto, restando sempre più soli.

Nella sua esperienza professionale Del Don constata una crescente incapacità di costruire relazioni interpersonali solide, significative: "La conseguenza dell'uso di messaggini, di e-mail, di scambi via internet soprattutto fra i giovanissimi rischia di portare ad un impoverimento di sé, alla rincorsa ad un eterno presente dove le amicizie vere sono estranee". Come dire che i ragazzi d'oggi più parlano e più sono soli. Del Don porta ad esempio di questa situazione esistenziale generata dall'eccesso di comunicazioni, priva di profondità, il caso di quella ragazza che aveva lanciato proprio online il suo disperato annuncio di morte cercando un contatto, un aiuto che non è arrivato. "Con il risultato terribile che nessuno ha preso sul serio quella ragazza che aveva chiesto nella rete di essere aiutata: gli amici virtuali hanno pensato che sarebbe stata aiutata da altri, che non toccava a loro. Avrà certamente degli amici veri, si sono detti". Sono forse io il custode di mio fratello? È stata la risposta della rete, nuovo crudele Caino. Perché l'amicizia vera non è un prodotto del web, è qualcosa che implica relazioni faccia a faccia.

Ma non sono il progresso tecnologico, le molteplici possibilità di relazioni virtuali da mettere sotto accusa. L'approccio al mondo del social network per gli adolescenti, secondo lo psicologo Pierre Kahn, presenta rischi e opportunità: "Da una parte è positivo, se la connessione virtuale parte da un'esperienza concreta e reale: in questo caso può essere una stampella un aiuto. Un mezzo che permette di superare quei limiti, magari quelle sconfitte che un adolescente ha subito". In questo senso le comunità virtuali stimolano, aiutano. Ma non potranno mai sostituirsi alla realtà, alle persone reali aggiunge Kahn: "Se invece l'approccio a questo mondo virtuale esula dall'esperienza concreta, l'adolescente va incontra ad una serie di rischi". Dall'inganno che subisce chi pensa di chattare con un coetaneo e invece è collegato con un quarantenne. Dall'abbassamento delle difese, della naturale prudenza. Ma non solo. "Oltre a questi tipi di rischi - aggiunge Kahn - c'è quello di rinchiudersi nel mondo virtuale, senza più la fatica di rapporti veri, diretti. Non solo perché i rapporti virtuali durano quello che durano, ma perché si entra in un modo artificiale". Un mondo sempre più interconnesso di relazioni effimere che durano il tempo di un click. ( Fonte: www.caffe.ch)

cmazzetta@caffe.ch

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