La sfida del Last Minute Market

http://l.yimg.com/bt/api/res/1.2/Ws26tVV0_fUpCEnyIHctVA--/YXBwaWQ9eW5ld3M7Zmk9aW5zZXQ7aD0zNDI7cT04NTt3PTUxMg--/http://media.zenfs.com/it_IT/News/LaPresse/20130504_ECO_NW01_0014.JPGCe lo ripetiamo tante volte: consumiamo e sprechiamo troppo. Allora perchè non trasformare lo spreco in risorsa?
Ci hanno pensato gli ideatori di Last Minute Market, il primo sistema professionale in Italia di riutilizzo di beni invenduti dalla grande distribuzione. Si sviluppa così un mercato parallelo - "dell'ultimo minuto" appunto – in cui vengono scambiati prodotti non commercializzabili, perchè prossimi alla scadenza, in via di dismissione o con qualche imperfezione estetica. Beni che sarebbero ritirati dal mercato e smaltiti dai rivenditori e che, invece, vengono prelevati e messi a disposizone dei cittadini disagiati, dei senza tetto, delle associazioni umanitarie o che operano nel sociale.
E i vantaggi non sono solo per i destinatari: gli esercizi commerciali in questo modo eliminano i costi per lo smaltimento dei prodotti non utilizzabili e possono contare su personale volontario per la raccolta e la gestione.
L’iniziativa è nata da uno studio condotto nel 1998 dai ricercatori dell’Università di Bologna che intendevano quantificare gli sprechi commestibili legati alla grande distribuzione del settore alimentare e promuoverne il loro riuso nella rete della solidarietà. Ecco alcuni dati:

  • il 95% dei prodotti alimentari ritirati dagli scaffali è perfettamente consumabile
  • ogni anno vengono smaltite 1,5 tonnellate di prodotti alimentari consumabili, per un valore di mercato di 4 miliardi di euro.

Il progetto di Last Minute Market, curato da Andrea Segrè, agronomo ed economista, coinvolge circa 40 città italiane.
Ecco le diverse categorie:
-    FOOD: prodotti alimentari, eccedenze di attività commerciali e produttive;
-    HARVEST: prodotti ortofrutticoli non raccolti e rimasti in campo;
-    CATERING: pasti pronti recuperati dalla ristorazione collettiva;
-    PHARMACY: farmaci da banco e parafarmaci prossimi alla scadenza;
-    BOOK: libri o prodotti editoriali destinati al macero;
-    NO FOOD: tutti i beni non alimentari.

Da un ipermercato di grandi dimensioni si possono recuperare fino a 170 tonnellate di prodotti alimentari in un anno, che corrispondono a circa 300 pasti al giorno.
Da un mercato ortofrutticolo si possono raccogliere fino a 60 tonnellate di frutta e verdura fresche per un valore economico di 138.000 euro.
Dagli avanzi una mensa scolastica si può ottenere circa 1 tonnellata di prodotto cotto all'anno, che corrisponde a più di 1800 pasti, da una caserma oltre 12 tonnellate, da una mensa ospedaliera in media 3, da un self-service 5.
I medicinali da banco di una farmacia riutilizzati hanno un valore di oltre 1350 euro all’anno.
I rivenditori che entrano in questo circuito virtuoso hanno l’opportunità di migliorare l'immagine aziendale attivando un’azione concreta di Responsabilità Sociale d’Impresa e aderendo a un progetto di rilevanza nazionale che si conforma alle nuove politiche comunitarie.
Ridurre lo spreco nella vita quotidiana è, dunque, il primo passo verso la realizzazione di una società veramente ecologica, dove si punta sulla sostenibilità dei processi e dei prodotti e si considera la qualità più che la quantità, secondo la logica della sufficienza.
Valorizzare l’invenduto ha effetti positivi dal punto di vista ambientale, sociale, economico e nutrizionale.
Bisogna empre tenere a mente un punto chiaro: ridurre i nostri consumi non significa modificare il nostro livello di benessere. Anzi.
Fonte: www.yahoo.it

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