" La separazione... il giorno dopo". Una riflessione di Don Luigi Gatti, Parroco di Turano Lodigiano

Deve essere il capo dei capi, il principe dei demoni quello che ha deciso mangiarsi le uova del nido familiare con tanta violenza oggi! Sto facendo pregare le carmelitane di Lodi, le benedettine di St. Oyen e le domenicane di Marradi ma per ora niente; si vede proprio che certi demoni non si vincono che con la preghiera e il digiuno, come dice il Vangelo o come ricorda la Madonna a Medjougorie per questa lotta contro il gigante Golia.

 

E’ veramente sproporzionato il tempo che si dedica all’ascolto delle coppie in crisi: se fossimo un’azienda avremmo già chiuso da tempo se penso che personalmente ne avrò “salvato” si e no quattro o cinque in questi vent’anni.

 

E pensare che a molti sembra che il matrimonio sia un “pallino” della chiesa cattolica mentre ognun vede che se salta la famiglia salta tutto: l’uomo, la società, la vita quotidiana. Constatiamo anche come, benché in partenza le situazioni e le motivazioni siano le più diverse e disparate, alla fine la separazione risulta essere l’esito più naturale che talvolta diventa il minore dei mali e in alcuni casi preferibile al prolungamento di una convivenza tesa, burrascosa o addirittura inquinata dalla violenza.

 

Che dire poi delle conseguenze sociali della cultura della provvisorietà indirettamente favorita dal moltiplicarsi dei divorzi? Come credere alla parola degli altri quando la parola più densa –ti amerò per sempre- viene banalmente vanificata? Come mantenere la fiducia, come credere ancora nell’amore quando se ne constata il fallimento? Sull’onda della “divorzialità” poi si sta verificando una sorta di “orrore della durata”, una vera e propria allergia ad impegni proiettati nel tempo.

 

Com’era “fuori di sé” Benigni quando a Sanremo qualche anno fa ha detto che “l’amore per la persona amata è il più grande di tutti, persino di quello di quando siamo nati, che se i nostri genitori ci hanno fatto scendere dal cielo alla terra, l’amore per la persona amata ci riporta dalla terra al cielo. Coltiviamo l’amore per la persona amata “ Se è vero che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna possiamo pure dire che certe volte dietro un grande stolto –per un usare un eufemismo- c’è una donna con una pazienza così grande da essere l’icona del Padre che sta nei cieli, tanto è l’eroicità profusa.

Dunque potrebbe esserci un tempo “dopo –separazione” che come per le parabole del vangelo si apre davanti a noi e per certi aspetti dipende da noi.

 

Il figliol prodigo avrà capito il dolore del padre e il maggiore che ne barattava il cuore per un capretto sarà rientrato in quella casa da cui non si era mai allontanato pur essendo di fatto distante mille miglia? La parabola lascia aperte tante strade, come avviene quando una coppia si separa. Sartre ha detto che “l’inferno sono gli altri” e invece noi diciamo che oggi un grande inferno potrebbe essere la solitudine che ti prende o che subisci. Io personalmente le poche volte che mangio da solo - di solito il venerdì – mi sento solidale con chi è separato o vedovo, con un “mantino” davanti e magari il piatto di plastica, in compagnia del telegiornale che ogni giorno rovescia l’ira di Dio sul tuo cuore già a pezzi.

 

E subito dopo compare l’astuto Augias che ti blocca la digestione con le sue storie. Quest’anno per riaprire il balletto contro la chiesa ha raccontato che quando per Roma incrocia una donna incinta non manca di ricordarle che siamo già in dieci miliardi nel mondo – ma non eravamo poco più di sette? - e alla signora che replica timidamente che bisogna pure andare avanti lui secco pontifica: “sì ma a quali condizioni?“

 

Paradossalmente il tempo della separazione può far scoprire la bellezza dell’essere per gli altri, la gioia

di fare qualcosa di bello per Dio - direbbe madre Teresa! Siamo partiti nelle nostre riflessioni – questa è la terza e l’ultima - dalla statistica, sconcertante, che vede triplicati oltre che accelerati i divorzi fra i cinquantenni, con venti o trent’anni di matrimonio e figli alle spalle, cioè coloro che, presi dalla famiglia, non trovavano il tempo per alzare la cornetta per una telefonata amica. Adesso che potrebbero farlo si imbarcano in inaspettate quanto improbabili avventure, complice la mobilità affettiva oggi tanto diffusa.

Sempre paradossalmente un sindaco mi ha detto che dopo che la moglie l’ha lasciato è più presente in comune e la gente è contentissima del suo operato, e addirittura sta scoprendo che la politica è una forma di carità tra le più impegnative oltre che gratificanti, come diceva Paolo VI.

 

Succede anche di trovare il papà separato che si butta nel calcio all’oratorio e ti organizzerebbe un torneo indoor anche a Natale - tanto gli è insopportabile la festa, ogni festa, se non fosse che i ragazzi sono dalla mamma a Natale e dal papà a santo Stefano!

E i figli dopo la separazione dei genitori? Il nostro grande Massimo se potesse coronare il suo sogno con Sabrina li escluderebbe primo perché il medico non vuole e poi perché soffrono quando i genitori litigano. Altri invece si sposano e hanno tanta voglia di mettere su casa proprio per avere dei figli nella speranza di evitare loro le sofferenze che invece hanno visto da bambini in famiglia.

 

Qui mi fermo. Il resto è nelle mani del Signore e questa è come un’assicurazione a vita le cui rate si pagano qui in terra, ma il premio si raccoglie in Paradiso, dove è tutto scritto, e dove ne vedremo di belle non escluso chi avrebbe potuto fare la comunione anche se, o forse perché, abbandonato.

 

Autore: Don Luigi Gatti, Parroco di Turano Lodigiano

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