La scelta della donna alle origini della monogamia

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

http://www.lescienze.it/images/2012/05/29/185943741-de78bb32-4d0e-4b8c-96e2-f95ad4f108ae.jpgLe spiegazioni proposte per la transizione nella nostra specie da un periodo in cui vigeva la promiscuità a una società basata sul legame di coppia incontrano diverse difficoltà. Ora un nuovo modello mostra che questo passaggio sarebbe stato innescato dalla preferenza delle donne per maschi di basso rango sociale che avrebbero offerto uno scambio fra garanzia di approvvigionamenti e fedeltà.

L'evoluzione delle preferenze femminili e quella della fedeltà sarebbero all’origine della diffusione della monogamia nella nostra specie a scapito della precedente promiscuità. Questo cambiamento sarebbe però stato innescato da una “rivoluzione sessuale” partita dai maschi di basso rango.

A sostenerlo è uno studio condotto da Sergey Gavrilets,condirettore del National Institute for Mathematical and Biological Synthesis e docente all’Università del Tennessee, che firma un articolo pubblicato sui “Proceedings of the National Ancademy of Sciences”.

Lo studio dimostra matematicamente che le teorie più diffuse per spiegare il passaggio al legame di coppia nella nostra specie – un argomento da lungo tempo dibattuto nell’ambito della biologia evolutiva - non sono biologicamente sostenibili, e avanza un nuovo modello che mostra come può essersi verificata la transizione. Oltre che dalla creazione di rapporti stabili e duraturi, il passaggio al legame di coppia, osserva il ricercatore, è stato caratterizzato anche da una riduzione della competizione fra maschi a favore dell’approvvigionamento delle femmine e di uno stretto coinvolgimento parentale.

Da un punto di vista evolutivo, sarebbe meglio se lo sforzo speso per la concorrenza fra maschi per l’accoppiamento fosse reindirizzato ad aumentare la fertilità femminile o la sopravvivenza della prole. Tuttavia, i maschi sono bloccati in un "dilemma sociale": spostando il proprio sforzo dalla "appropriazione" (cioè la contesa con altri maschi) alla "produzione" (ossia la cura e l’approvvigionamento della femmina e della prole) darebbero un vantaggio ai maschi appropriatori, per cui la promiscuità rimarrebbe vincente.
Per questo la spiegazione più classica della monogamia nei primati è che la dispersione sul territorio delle femmine costringerebbe i maschi ad associarsi a un'unica femmina. Tuttavia, come osserva Gavrilets, questa spiegazione non funziona per le specie con forti gerarchie di dominanza all'interno del gruppo, in cui i maschi di alto rango monopolizzano l’accoppiamento. Problematiche sotto svariati aspetti appaiono anche le altre ipotesi, come quella secondo cui la monogamia sarebbe stata una strategia preferenziale per ridurre il rischio di infanticidio da parte di maschi estranei o che la cura genitoriale maschile sarebbe stata indispensabile per una riproduzione femminile di successo (diversi dati indicano invece che le cure paterne si sono evolute per lo più dopo che l'instaurarsi della monogamia).

In una società gerarchica, però, i maschi di basso rango hanno scarse probabilità di vincere il confronto con un compagno di rango elevato; così, la loro tendenza è di acquisire la possibilità di accoppiamento fornendo alla femmina un approvvigionamento duraturo.  Questa tendenza viene a sua volta rafforzata dalle femmine che mostrano di preferire il maschio “approvvigionatore” di basso rango. "Una volta che le femmine iniziano a mostrare questa preferenza per l’approvvigionamento, l’investimento dei maschi di basso rango su queste femmine vince sulla concorrenza maschio-maschio", spiega Gavrilets.

"Una volta avviato, il processo ha portato a una sorta di autodomesticazione, dando vita a un gruppo di specie di maschi approvvigionatori e femmine fedeli", conclude Gavrilets.
http://www.lescienze.it/news/2012/05/29/news/genesi_monogamia_fedelt_scelta_femminile_promiscuit_approvvigionamenti_prole_gerarchia_sociale_basso_rango-1054775/

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