La prima grande bolla speculativa della storia: la tulipomania, ovvero la bolla dei tulipani olandesi

" Sono pochi i campi dell’attività umana in cui la storia conta così poco come nel mondo della finanza".( J.K. Galbraith)

 

Chrispijn Munting, cronista della Gazzetta di Harlem ( Amsterdam), così raccontava un fatto al quale aveva assistito:

"Oggi un contadino ha acquistato un singolo bulbo del raro tulipano chiamato Vicerè, pagando per esso: otto maiali, quattro buoi, dodici pecore, due carichi di grano, quattro carichi di segale, due botti di vino, quattro barili di birra, due barilotti di burro, mille libbre di formaggio, un letto completo di accessori, un calice d'argento e un vestito, per un valore totale di 2.500 fiorini".

Una cifra fuori da ogni logica: una famiglia di quattro persone poteva sopravvivere, all'epoca, con 300 fiorini l'anno. La somma che il contadino pagò per quel bulbo, al valore attuale, è di poco inferiore ai 30.000 euro.

 Siamo nel 1635, all’apice di quel periodo che passò poi agli annali della storia con il nome di Tulipomania.

Quanto mi appresto a raccontare è una delle pagine più incredibili della follia umana: l'Olanda diviene teatro di una delle più straordinarie e drammatiche bolle speculative della storia, legata a un fiore che ancora oggi in memoria di quel periodo ( 1634- 1637) è conosciuto come “ il fiore che fece impazzire gli uomini”.

Le numerose varietà di corolle di questo fiore agirono come miccia e innescarono una smodata passione che, legata a un’irrefrenabile sete di denaro e a una profonda irrazionalità, rischiò di portare il Paese sul baratro del disastro nazionale.

I tulipani arrivarono in Olanda nel 1562, con un carico giunto da Costantinopoli. L’interesse per questo fiore dalle diverse colorazioni (ne esistono circa 160) divenne una vera e propria mania che negli anni si trasformò in una smodata e insensata ricerca degli esemplari più “ rari”. Maturò l’idea che tali fiori fossero pregiati, e qualcuno cominciò a suggerirne l’acquisto in un’ottica speculativa, considerato che il prezzo andava aumentando col tempo (un po’ come avviene per i metalli preziosi o gli oggetti d’arte).

Pian piano il prezzo stesso divenne l’oggetto dell’attenzione comune e sempre più persone cominciarono ad acquistare bulbi per poterli rivendere di lì a poco realizzando cospicui guadagni.

Pare che gran parte della speculazione fosse dovuta a delle vere e proprie opzioni sui tulipani: i commercianti compravano i diritti di aumentare le loro giacenze a un prezzo prefissato e i coltivatori, per proteggersi da cadute dei prezzi, pagavano per assicurarsi di poter vendere alla controparte a un certo prezzo.

Nel 1636 il mercato dei tulipani, aveva aperto empori anche nelle Borse di diverse città e l’entusiasmo era quello che di solito caratterizza i giochi d’azzardo, con moltissime persone che effettuavano scommesse sull’aumento o la diminuzione delle scorte di bulbi, un po’ come avviene per i contratti futures oggi. La gente era convinta che quella passione generale per i tulipani sarebbe durata in eterno e che da tutto il mondo sarebbero fioccati ordini di persone abbienti per le quali nessun prezzo sarebbe stato troppo alto.

E fu così: il denaro arrivava sul serio da tutti i paesi. Intere proprietà venivano liquidate per comprare bulbi e, di fatto, questo costituì la leva finanziaria per contrarre sostanziosi mutui. Anche nelle città più piccole, in cui non era presente una Borsa, venivano allestiti empori e organizzati “ sontuosi ricevimenti” a cui gente d’ogni estrazione sociale partecipava per negoziare la preziosa merce.

Tutta l’economia olandese fu trasportata da questo fenomeno, ed anche i prezzi degli altri beni, come quelli di prima necessità, aumentarono gradualmente. All'inizio le vendite dei bulbi avvenivano dalla fine di giugno, quando si dissotterravano, fino a settembre, mese in cui si ripiantavano. In seguito ebbero luogo tutto l'anno con l'impegno di consegnare i bulbi in estate.

Si finì così per commerciare " tulipani di carta", vale a dire solo gli atti di acquisto, secondo il ben noto e rischioso gioco di Borsa. Le frodi, poi, erano all'ordine del giorno in quanto non si poteva certo stabilire dall'aspetto del bulbo se il tulipano sarebbe stato quello della qualità e specie dichiarati dal venditore.

 A settembre del 1636 i prezzi iniziarono a salire vertiginosamente. L’andamento rialzista proseguì nei mesi di novembre, dicembre e gennaio raggiungendo valori esorbitanti. Il crollo arrivò nel febbraio del 1637. Dire quale fu la causa che invertì la tendenza resta impossibile, resta il fatto che qualcuno cominciò a sbarazzarsi dei bulbi di tulipano, scuotendo le certezze degli altri operatori, i quali di lì a poco furono preda della nevrosi e del panico e diedero inizio a forsennate vendite che trascinarono i prezzi ai minimi.

 La folle corsa verso il rialzo si era dunque arrestata nell'arco di pochi giorni. Nel breve volgere di sei settimane i prezzi crollarono del 90%: i bulbi di tulipano presto scesero a meno di un euro cadauno. Immaginate di aver speso 50.000 euro per un bulbo e di vedere ridursi il suo valore a un solo euro nel giro di pochi giorni!

E il nostro cronista? Cosa ci racconta?:

"Ci si rovina per tulipani che nè il mediatore, nè il venditore, nè il compratore avrebbero mai toccato con le loro mani. Fu una speculazione sfrenata. Tutti guadagnavano. L'età dell'oro sembrava discesa sulla Terra. E poi improvvisamente tutti perdettero e il Paese si ridusse come Giobbe sul letamaio".

Come tutte le febbri altissime, anche questa scese di colpo lasciando l'Olanda prostrata: la gente si stancò dei fiori che costavano più dei diamanti.

Come finì?

Il 24 febbraio del 1637 si riunì ad Amsterdam un'assemblea di delegati delle principali città olandesi per discutere il da farsi. I giudici, in modo unanime, si rifiutarono di riconoscere la validità dei contratti di compravendita di tulipani stipulati prima del novembre del 1636, considerandoli alla stregua del gioco d'azzardo: in pratica questi debiti non erano esigibili per legge. Nessuno onorò più i contratti e intere fortune sfumarono all'istante. Per molti fu la rovina.

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