" La posta in gioco. Neve, amministrative e legge elettorale " di Valter Vecellio

http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/cronache/alemanno_1.jpgSalvate il soldato Alemanno. E' la parola d'ordine lanciata da tutto il centro-destra: dal segretario del PdL Angelino Alfano, ai vecchi "camerati" di Alleanza Nazionale Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri; e poi tutti gli altri: solidarietà al sindaco di Roma, a loro dire ingiustamente accusato per i disagi patiti dai romani, e polemiche a non finire nei confronti della Protezione civile e del suo responsabile Franco Gabrielli. Al di là del dato contingente, c'è anche una ragione politica: Gabrielli, nonostante abbia smentito, è uno dei più accreditati candidati a nuovo capo della polizia.

Ma la vera partita si giocherà prevalentemente in tre realtà tra loro diversissime e comunque significative: Verona, Genova e l'Aquila.

A Verona c'è la ‘variabile' Flavio Tosi; è il sindaco leghista uscente, che detta le danze. Tosi minaccia di correre da solo, sparigliando le carte, anche nel Carroccio, dove la tensione ormai è alle stelle. Umberto Bossi boccia l'ipotesi di una lista personale, un "verboten" che si inquadra nel duello che lo oppone all'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni. L'UdC assicura di essere pronta a un'alleanza con Tosi, nel frattempo lavora per un candidato "altro"; sanno di essere determinanti, e dettano le loro condizioni: gli esponenti veneti di Api, Fli e UdC sono disposti a dialogare con Tosi solo a patto che rompa con la Lega e corra da solo con una lista personale. E' uno ‘smarcamento' che potrebbe favorire nuove alleanze: nei mesi scorsi, infatti, più di una volta Tosi ha chiesto a Silvio Berlusconi di farsi da parte, ritrovandosi nelle parole di Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini.

A Genova, invece, i centristi, avranno un candidato loro. Il sindaco uscente Marta Vincenzi, nonostante le critiche del post alluvione del novembre scorso, si è ricandidata alle primarie del centrosinistra del 12 febbraio ma è stata nettamente sconfitta dal candidato di Sel (il partito di Vendola) Marco Doria.

L'Aquila, basta la parola: nel voto si rifletteranno fatalmente tutte le speranze e le delusioni legate al post-terremoto.

Come si vede tre test estremamente significativi, e in particolare si potrà misurare il livello di tenuta (e di fiducia) degli elettori nei confronti dei partiti, che già oggi ha raggiunto il minimo storico: il clamoroso furto, ammesso, del tesoriere della Margherita Luigi Lusi rischia di essere uno tsunami. Se davvero Lusi ha stornato il denaro del partito da solo, c'è infatti da domandare come mai nessuno si sia mai accorto di quello che accadeva. E pensare che Francesco Rutelli fino al novembre 2009 è stato presidente del Comitato di controllo sui servizi di sicurezza; se non si è accorto del "portafogli" che gli veniva sfilato di tasca, di quanto altro non si è reso conto?

L'altro banco di prova è costituito dalla legge elettorale. Berlusconi punta a cambiarla, "alzando la soglia di sbarramento"; e aggiunge: "Serve tempo". Traduzione: il governo guidato da Mario Monti deve durare fino alla fine della legislatura. Berlusconi dice di essere pronto a un compromesso con il Pd per riformare il Porcellum, e assicura che non correrà per palazzo Chigi: un passo indietro, insomma, in favore di Alfano "un giovane bravissimo". Il che non vuole dire però abbandonare la politica, anzi.

Berlusconi, citando sondaggi da lui commissionati, dice che "il 46 per cento degli italiani non sa chi votare e se andare a votare...il voto degli italiani si disperde in una miriade di partiti e partitini: la sinistra radicale di Vendola, i Grillini, Di Pietro, i radicali, Fini, l'Udc di Casini, la Lega...". Per questo "sarebbe opportuno alzare la soglia di sbarramento"; e il dialogo sulla legge elettorale non può che essere "con il Pd". E non solo: "Bisogna lavorare con loro anche alle altre riforme istituzionali".

Un berlusconiano doc come Osvaldo Napoli, condivide ovviamente la strategia del Cavaliere di aprire un confronto con il Pd per cambiare il Porcellum, ma crede che Berlusconi e Alfano continueranno a tenere un canale aperto con il partito di Casini, non solo sulla legge elettorale, ma anche sulle altre riforme, coma la modifica della Costituzione e quella sul mercato del lavoro.

E il partito di Pierluigi Bersani che dice? "Su temi di questo genere, che riguardano i principi fondamentali del sistema politico, il confronto va fatto tra tutte le forze politiche", dice Luciano Violante, ex presidente della Camera ed esponente del Pd "Non ci possono essere intese pregiudiziali, nessuno deve essere escluso dal confronto".

E proprio Violante in questi giorni ha allacciato contatti informali con le altre forze politiche, a cominciare dal Pdl, per valutare possibili modifiche alla legge elettorale. ( Fonte: www.americaoggi.info)

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