" La nave del Pdl? Sembra un relitto... " di Antonio Rapisarda

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/politica/ministro_scajola_200_200.jpgDa una parte c’è chi lamenta una fusione politica mal riuscita. Dall’altra un Pdl gestito male nel territorio. Dall’altra ancora vi è chi si ribella ai tagli del governo per le politiche della famiglia. Di fusione malriuscita continua a parlare ad esempio uno dei più ortodossi berlusconiani. Questo il ragionamento di Claudio Scajola, uno che di Forza Italia è stato il motore e che adesso vede come il Pdl sia una barca senza rotta: parole che suonano fatalmente simili a quelle di qualcun altro. Ma andiamo con ordine. L’ex ministro, dopo qualche mese di silenzio legato alle sue dimissioni tormentate, è tornato a chiedere spazio nel partito.

 

Le ragioni: malessere diffuso da parte di molti dirigenti azzurri di lungo corso per la deriva del partito. Le cause? Mancata amalgama, identità di partito popolare smarrita. La proposta? Un gruppo parlamentare distinto se il premier non dovesse porre una sua idea per rilanciare il partito. Di fatto è dietro l’angolo lo smembramento del partito (lato Forza Italia) a cura di uno dei suoi alfieri.

 

Non è nuovo questo malessere all’interno del Pdl. Lo aveva già espresso tempo fa Gianfranco Miccichè in Sicilia che, da parte sua, alla fine ha fondato addirittura un altro partito alternativo al Pdl (pur mantenendo un rapporto stretto con Berlusconi) perché insoddisfatto dell’attenzione dei vertici su ciò che avviene nel Mezzogiorno. E anche Miccichè non è uno passato per caso: dirigente berlusconiano da sempre, ha rappresentato nell’isola il punto di massima forza del centrodestra con il famoso 61 a 0 contro il centrosinistra. E i motivi sono simili: litigiosità interna e meccanismi di selezione dei propri rappresentanti. Tutto questo che cosa significa? Che da Nord a Sud il Pdl è in affanno, non riesce a stabilizzare la propria classe dirigente né a formarne una nuova. Infine è arrivato Carlo Giovanardi che ha messo sul tavolo il suo incarico di sottosegretario a causa dei tagli del governo sugli aiuti alle famiglie. E poi ci sono i Responsabili che pretendono di “monetizzare” con poltrone la propria “responsabilità”. E poi ancora c’è Storace. E Pionati. E Calearo…

 

Insomma le difficoltà per il Pdl e per il premier non si esauriscono. E gran parte di ciò che denunciano gli interni del partito lo aveva detto e ridetto Gianfranco Fini. Aveva detto che in questo modo il Pdl rischiava di consegnare il proprio bacino al Carroccio da una parte e all’astensione dall’altra. Lo aveva denunciato Fini che così com’è quel partito dimostrava poca capacità di mobilità e una selezione della classe dirigente che lasciava a desiderare: e che ciò poteva condurre all’emergere di interessi che poco hanno a che spartire con l’interesse comune. Ma, come tutti sanno, il trattamento riservato al cofondatore è coinciso con l’espulsione. E il fatto che adesso la “carica” arrivi dai j’accuse di esponenti storici della narrazione berlusconiana – e che le “richieste” sotto forma di pretesa arrivino dagli ultimi arrivati - è il segno che le denunce di Fini non erano controcanti strumentali. Ma osservazioni politiche necessarie per garantire la tenuta politica di una grande barca. Che adesso assomiglia sempre di più a un relitto. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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