La macchina della morte di Ryan North, Matthew Bennardo, David Malki

In libreria il romanzo nato in rete. Uno strumento predice la fine delle persone con precisione scientifica. Ma il finale non è scontato per nessuno. Leggi un estratto

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La macchina fu inventata qualche anno fa: un congegno in grado, da un semplice campione di sangue, di predire come si morirà. Non forniva la data, né altri dettagli. Si limitava a sputare un foglio con stampate in maiuscoletto, a lettere nitide, le parole ANNEGATO oppure CANCRO, VECCHIAIA o SOFFOCATO DA UNA MANCIATA DI POPCORN. Svelava alle persone come sarebbero morte.

Il problema era che nessuno sapeva davvero come funzionasse. E non sarebbe stato un vero problema se la macchina avesse funzionato bene come avremmo sperato, e invece era di un'imprecisione frustrante: sfornava predizioni oscure e sembrava divertirsi a giocare con le ambiguità linguistiche. Si era subito scoperto che VECCHIAIA poteva significare morire per cause naturali, ma anche essere uccisi a colpi d'arma da fuoco da un uomo costretto a letto, mentre si tentava goffamente di introdursi in casa sua. La macchina aveva fatto proprio il senso dell'ironia degli antichi riguardo alla morte: si può anche sapere come accadrà, ma la sorpresa resterà comunque.

La consapevolezza di poter sapere come saremmo morti cambiò il mondo: la gente si fece al tempo stesso meno timorosa e più spaventata. Non c'è motivo di non buttarsi con il paracadute, se il tuo foglietto dice SEPOLTO VIVO. Ma la scoperta che le predizioni prediligevano i colpi di scena e le sorprese gettò un'ombra su tutto quanto. Rese i responsi più sinistri: sì, il paracadutismo non dovrebbe essere pericoloso se morirai sepolto vivo, ma se atterrassi in una cava di ghiaia? E se non finissi sepolto vivo nella terra, ma in qualcos'altro? Rimanere coinvolto nel crollo di un palazzo conta come «sepolto vivo»? Per ogni possibilità scartata dalla macchina sembravano aprirsene molte altre, con vari gradi di plausibilità.

All'epoca, ovviamente, la macchina era già stata analizzata con un procedimento di ingegneria inversa e, visto che i suoi meccanismi interni erano abbastanza facili da costruire, replicata. Scoprimmo, in effetti – più o meno in contemporanea con tutti gli altri – che le sue predizioni non erano così univoche come erano sembrate in un primo momento. La testammo prima di dare l'annuncio al mondo, ma le prove richiesero tempo, troppo tempo, visto che bisognava aspettare che la gente morisse. Trascorsi quattro anni, e dopo che tre persone erano morte come la macchina aveva previsto, la mettemmo in circolazione. Ora c'erano macchine in tutti gli studi medici e macchine automatiche nei centri commerciali. Si poteva pagare qualcuno per il responso o anche ottenerlo gratis, ma il risultato era lo stesso, indipendentemente dalla macchina a cui ci si rivolgeva. Se non altro, erano coerenti.

 

La macchina della morte
Nel 2005 Ryan North, Matthew Bennardo e David Malki!, tre giovani scrittori americani, pubblicano un'interessante premessa sul loro blog Dinosaur Comics, molto frequentato da scrittori, blogger e fumettisti. L'idea è questa: è stato inventato un congegno in grado di definire, con un semplice esame del sangue, come si morirà. La macchina non fornisce né data né luogo e si limita a erogare un foglietto con il verdetto: "esplosione", "mela avvelenata", "facendo sesso con una minorenne". La macchina non sbaglia mai, ma la previsione può risultare ambigua.
La rete impazzisce per l'idea e il blog riceve oltre 700 racconti di scrittori esordienti e professionisti di tutto il mondo, racconti che, con grande inventiva e varietà di registro, spaziano tra generi diversi. Gli autori selezionano i trenta racconti più creativi, divertenti e originali, propongono il progetto agli editori americani ed è subito successo.

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g 2012 Ugo Guanda Editore S.p.A., Viale Solferino 28, Parma
Gruppo editoriale Mauri Spagnol

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