La grande bufala del gas di scisto - di Filippo Bovo

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Del progetto “euro – americano” di rimpiazzare nei mercati dell’Unione Europea il gas russo con quello americano ce ne siamo già ripetutamente occupati in due articoli (1)(2) a suo tempo apparsi in “Stato e Potenza”. Non ci rimane dunque molto da dire, visto che abbiamo cercato nel nostro piccolo d’analizzare il progetto in tutte le sue criticità, ma possiamo comunque aggiungere qualche ulteriore riflessione.
 La prima è che quella del gas di scisto o da argille che dir si voglia è sostanzialmente una bolla speculativa, una moda che impazza a Wall Street, e che come tutte le precedenti è prima o poi (più prima che poi) destinata a scoppiare dinanzi all’evidenza della sua poca concretezza. I giacimenti s’esauriscono in fretta rendendo così obbligatoria un’estrazione sempre più intensiva ed invasiva. Insomma, non è un gas per sempre: il rischio che scoppi la bolla e che i giacimenti s’impoveriscano è dietro l’angolo, ed il tutto potrebbe verificarsi prima ancora che siano pronti i necessari impianti di liquefazione e rigassificazione tra gli Stati Uniti e l’Europa, senza i quali il trasporto e lo stoccaggio dello “shale gas” è semplicemente impensabile (3). Di conseguenza l’Europa potrebbe presto veder svanire il miraggio del gas di scisto americano (ed allo stesso gli Stati Uniti vedrebbero dissolversi la loro grande ambizione di trasformarsi da paese importatore a produttore di gas) ritrovandosi costretta a ritornare dalla Russia col cappello in mano.
 Oltretutto con Gazprom abbiamo contratti trentennali che prevedono, in caso di rottura, penali elevatissime che, non c’è neanche il bisogno di dirlo, sarebbero pagate dai consumatori europei (famiglie ed imprese) con le loro bollette. Senza dimenticare, poi, che il gas di scisto, oltre a risultare due volte più costoso del gas russo per via delle tecniche estrattive e degli impianti di liquefazione e rigassificazione il cui costo ricadrebbe tutto sull’utenza europea, rispetto a questi ha pure un potere calorico ed energetico inferiore: cosa che renderebbe necessari consumi maggiori, con incrementi in termini di spesa ma anche d’emissioni.
 Insomma, se la Cina, che è il paese con la più alta disponibilità di gas di scisto al mondo e che ne estrae in grandi quantità, ha nonostante tutto preferito ricorrere al gas russo con quello che giustamente viene definito come l’accordo del secolo, un motivo c’è. A Pechino sono perfettamente consapevoli che il cosiddetto gas di scisto non è e non può essere una soluzione definitiva, ma bensì una soluzione tampone, qualcosa di temporaneo ed inaffidabile.
 Gli europei lo sanno?

1. Stato e Potenza
 2. Stato e Potenza
 3. Fractions of Reality

Fonte: Stato e potenza 

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