La ” gioventù fragile” dell`Europa contemporanea

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1383915300.jpg“ Un ragazzo giovane educato nell’orgoglio del suo popolo e della sua stirpe, con l’esempio degli eroi e la storia delle sofferenze e dei prodigi del suo popolo, continuerà lui stesso questo lavoro e lo insegnerà ai propri figli “

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Perché i giovani europei scelgono atteggiamenti di sottomissione in ambiente multietnico? Un argomento tabù, un argomento misconosciuto. Laurent Ozon tenta una spiegazione che lui ritiene stia innanzitutto in una cattiva formazione identitaria (sesso, famiglia, popolo) e negli abusi di una cultura della trattativa e della norma; ma indica anche cause sanitarie (i perturbatori endocrini) e biologici (la neotenia europea). I nostri lettori troveranno qui un testo profondo che apre strade di ricerca. I padri e le madri di famiglia potranno trarne utilmente degli insegnamenti pratici per l’educazione dei loro ragazzi. Per insegnare loro a rialzare a testa.

Polémia.

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Ci vorrebbe probabilmente un libro per analizzare la situazione sociale dei ragazzi giovani europei ed in particolare la questione della fragilità di una parte di loro nell’ambiente violento della società multiculturale. Certo, bisogna ricordarlo, questo fenomeno è ancora minoritario ma comunque ben visibile e suscita reazioni infastidite, indignate ma, osiamo dire, “impotenti” o incantatorie. (Al riguardo si può leggere l’ultimo articolo di Julien Rochedy, presidente del FNJ (Fronte Nazionale della Gioventù), su: http://www.bvoltaire.fr/julienrochedy/connaissez-babtou-fragile.35986)

Non sarebbe quindi inutile tentare di analizzare rapidamente questo fenomeno e portarvi delle risposte. Un articolo piuttosto insolito per me ma che mi è dettato dall’impressione di non aver mai letto niente di chiaro e di pratico su questo argomento.

 

UNA FRAGILITA’ FISICA E MENTALE IN AMBIENTE MULTIETNICO

Innanzitutto come si manifesta questa fragilità? Essa è sia fisica che mentale (difficoltà ad affrontare la disputa o il ricorso alla forza). Viene espressa per l’appunto nelle situazioni conflittuali dove il confronto fisico con giovani appartenenti ad altre “popolazioni” è imminente. “Avversari” più bellicosi di quanto lo sappiano essere i giovani europei. Al di là delle reazioni di scherno che questo comportamento può generare, ciò rappresenta un problema per l’idea che un giovane europeo si farà di se stesso (complessi e frustrazioni), negativa per la sua formazione come uomo e, in seguito, come padre o come membro di una comunità di appartenenza. Ci sarebbero libri da scrivere per analizzare gli impatti “ideologici” di queste frustrazioni.

Forse non sarebbe inutile ricordare che questa fragilità è del tutto relativa e si avverte principalmente nell’ambiente multietnico. In pratica, per via delle cause di questo problema di “fragilità”, vedremo quanto sia percettibile soprattutto nel confronto relazionale con altri gruppi di popolazioni e non certo con alcuni a caso. Anche questo parametro non è senza conseguenze sul modo quasi patologico nel quale vengono trattate le questioni immigratorie nello spazio sociale e politico quando si tratta di determinate popolazioni.

Per farla breve, penso che esistano quattro fattori primari che possono spiegare la “fragilità” dei tanti giovani europei e la loro “vulnerabilità” negli ambienti multi-aggressivi nei quali si sono venuti a trovare:

1. Il primo fattore deriva dai modi sbagliati della formazione identitaria del bambino

2. Il secondo da un’influenza troppo disabilitante (persino castratrice) delle pratiche pedagogiche che de valorizzano il conflitto, la disputa o che pretendono di costringere il bambino a rivolgersi sempre a qualcun altro (in particolare le istituzioni) per essere protetto

3. Il terzo punto deriva da una scelta di igiene di vita (sport, alimentazione e buone abitudini che sono importanti in un momento di inquinamenti agro-chimici sistematici)

4. E infine, l’ultimo fattore è una qualità che gli specialisti chiamano “neotenia” ossia ostinazione giovanile, legata alla nostra biologia. Essa presenta numerosi inconvenienti in un contesto sociale multietnico e multiculturale, ma è, a dire il vero, una qualità della quale possiamo rallegrarci e i cui effetti vanno compensati dalle tre categorie delle precedenti soluzioni. Ma ricominciamo.

 

 

1. UNA FORMAZIONE IDENTITARIA SBAGLIATA

Prima causa di fragilità: l’isolamento. Anche quando non incide nel caso di conflitto fra due individui, il timore di dover affrontare il fratello maggiore, i compagni, la famiglia ecc. del suo avversario ha il suo peso nel rapporto di forza. I giovani europei sono spesso isolati e l’isolamento è la prima delle debolezze. I bambini privi di formazione identitaria sana sono e resteranno soli. Isolati da ogni gruppo, famiglia ecc., quando avviene la disputa essi vengono a trovarsi spesso in situazione di debolezza davanti a piccoli gruppi uniti da qualsiasi forma di appartenenza (origine, famiglia, colore della pelle, culture, religioni, marchi ecc.) e a volte gruppi uniti simultaneamente da più di una di queste categorie (africani E musulmani E appassionati di Rnb (tipo di musica) ad esempio). Questo isolamento è principalmente legato ad un deficit di identità. La formazione identitaria di un ragazzo è riposta su tre tappe principali ed essenziali.

IL SESSO: nella formazione dell’identità di un bambino, il primo stadio è quello di riconoscersi come ragazzo. Avrete tutti sentito quelle frasi infantili, ma che fanno parte del processo di formazione: “le bambine sono delle racchie” oppure “i maschi contro le femmine”. Bisogna rispettare tutte quelle fasi che permettono ad un ragazzino di riconoscersi come maschio in un mondo a due categorie. Questa prima fase è indispensabile per le due tappe successive. Contrariamente alle teorie della specie, permettete le sue manifestazioni di affermazioni infantili e rinsaldatele se lo ritenete opportuno, senza cadere nell’eccesso e nell’ossessione. Permettetegli di rimarcare la sua appartenenza di maschio proponendogli delle attività specifiche, dei doveri specifici, dei diritti specifici (colori, riti, compiti, squadre, vocabolario, ecc.)

 

LA FAMIGLIA: il secondo stadio della sua formazione identitaria sarà la famiglia. Anche qui, nutrire il rispetto della famiglia e, di fatto, della discendenza, tramite il rispetto e la memoria degli avi, senza idolatria, ma seriamente (senza ridere su tutto) e insegnargli a rispettarla (senza tirare fuori giustificazioni come: “ è così e basta ! “) nel suo comportamento in famiglia come nella vita sociale all’esterno (difendere la sorellina con unghie e denti di fronte ad un aggressione esterna, non accettare mai gli insulti sulla propria famiglia o su di lui, difendere il nome della famiglia, ecc.). Insegnargli, a partire dai 5 anni, che c’è la famiglia e il mondo attorno, almeno. E’ tramite questo stadio della formazione identitaria familiare che il bambino integra delle nozioni indispensabili alla sua crescita: rispetto per gli anziani, valore dell’esperienza, comunità e derivazione, solidarietà e protezione dei suoi verso e contro tutti.

Se inoltre, gli insegnate a partire dai 9/10 anni a capire meglio come funzionano i gruppi, gli consentirete di adattarvisi meglio (il gruppo si forma nella formazione dell’avversario, il gruppo è uno spazio di condivisione e di solidarietà, il gruppo ha bisogno di marcatori visibili, il gruppo ha spesso un capo, ecc.)

 

IL POPOLO: infine il terzo stadio della formazione di se stesso sarà, più avanti, il riconoscimento della sua identità sostanziale e culturale, quindi, la sua appartenenza ad un popolo. Questa parte del vostro insegnamento lo renderà fiero di essere l’erede di popolazioni che hanno contribuito senza pari alla formazione della civiltà, dell’arte, del pensiero, delle scienze e di tutte quelle forme del genio umano. Se glielo insegnate, vorrà anche lui essere un Europeo, un Francese, difenderlo e soprattutto, cosa ancora più importante, incarnarlo nella sua vita. Non nella semplice ripetizione o feticismo del vecchio ma nell’innovazione, nella creatività, nella padronanza. Ma questa è un’altra storia….

Questa ultima fase sarà la più lunga ed un ragazzo educato nell’orgoglio del suo popolo e della sua stirpe, con l’esempio degli eroi, la storia delle sofferenze e dei prodigi del suo popolo, continuerà lui stesso questo lavoro e lo insegnerà ai propri figli.

E’ rispettando e insegnando correttamente queste tre fasi di sviluppo dell’identità del ragazzo che potrà avvenire una sana formazione identitaria.

 

 

2. LA CULTURA DELLA TRATTATIVA E DELLA NORMA

Viene insegnato presto ai bambini di “andare dalla maestra” quando sono vittime di botte o aggressioni, non essendo abbastanza forti per difendersi da soli o, quanto meno, ad affrontare una situazione conflittuale. Non intellettualmente, ma fisicamente, con i loro istinti. Il coraggio non è una formazione intellettuale e non si forgia con delle parole ma con l’esperienza diretta, fisica, istintiva della vita, delle difficoltà e della sofferenza fisica. La cultura delle norme e della soluzione pacifica del conflitto, addirittura del conflitto come “fallimento”, è una tendenza pesante e particolarmente perniciosa nelle nostre società, in particolare per gli istinti virili. Questo lavoro pseudo-formativo delle istituzioni pubbliche, che invita i bambini e i cittadini a rivolgersi all’istituzione nella gestione dei conflitti, ben sapendo perfettamente che queste istituzioni non adempiono a tale ruolo e non potranno mai farlo, è una catastrofe sul piano educativo e i suoi impatti sulla popolazione autoctona sono particolarmente pesanti. La preponderanza dei valori materni che devono progressivamente retrocedere a partire dall’età di quattro o cinque anni nell’educazione di un ragazzo e la mancanza di valori paterni, continuano a rafforzare queste tendenze.

La cultura dell’onore individuale e familiare deve precedere la cultura della norma sociale della collettività politica. Gli istinti di difesa non devono essere inibiti da un martellamento morale materno o dalla cultura della presunta legittimità dei corpi delle istituzioni dello Stato nell’esercizio della violenza legittima. E questo per una ragione semplice: ciò non assicura in modo corretto questa missione e non l’assicurerà mai. Il rispetto delle regole diventerà più avanti un pretesto alla sua mancanza di spirito di difesa, di iniziativa, di rivolta. Lungi da qualsiasi cultura di supremazia ( “noi siamo i migliori”) dagli effetti opprimenti quando non si domina un rapporto di forze, insegnategli anche a saper perdere e dategli la voglia di ricominciare e di vincere. Fate capire al vostro ragazzo che ciò che è vergognoso non è perdere una battaglia, un occasione di conflitto, ma tirarsi indietro per vigliaccheria. Che perdere può essere triste ma onorevole, comunque meglio che sottomettersi. Rivalutare e sostenere il proprio figlio, ivi compreso nelle sue manifestazioni di aggressività (talvolta inadeguate), è legittimare la sua aggressività naturale e aiutarlo a gestire il conflitto con i propri mezzi. Non insegnategli a cercare il sostegno degli adulti e delle istituzioni, che nella stragrande maggioranza dei casi non lo proteggeranno quando ne avrà bisogno. Questo aspetto dell’educazione dei giovani è fondamentale.

Qualche esempio pratico? Non cercate di aiutare un bambino piccolo quando cade ma incoraggiatelo ad alzarsi da solo fino a che c’è riuscito e congratulatevi quando ce la fa, con delle parole o con un gesto di tenerezza. Non rimproverate vostro figlio se manifesta dell’aggressività o della violenza ragionevole in un rapporto con altri bambini, intervenite soltanto se c’è un rischio reale e in modo non morale ma disciplinare. Insegnategli l’esistenza delle norme collettive ma senza mai dimenticare di ricordargli la prima di tutte le norme: la sopravvivenza e la capacità di farsi rispettare e di difendersi. Valorizzate ciò ogni volta che è necessario.

La capacità di un ragazzo ad esprimere le sue preferenze, a esprimere la sua aggressività, a sistemare i conflitti per conto suo, senza cercare un appoggio, è una condizione indispensabile alla sua formazione virile. Privarlo significa esporlo, indebolirlo, metterlo in pericolo. Se voi un giorno sperate di poter contare sul suo aiuto e sulla sua forza, allora mettete in pericolo anche voi stessi.

 

 

3. LE CAUSE SANITARIE

Il cambiamento di modo di vita delle ultime tre generazioni in Europa, particolarmente sul piano alimentare, ha profondamente sconvolto i metabolismi per ragioni in parte sanitarie (generalizzazione dei perturbatori endocrini da correlare con il basso tasso di fecondità e l’aumento delle forme cancerogene e malformazioni genitali maschili). Siate attenti all’alimentazione dei vostri figli e ai loro ripetuti contatti con i perturbatori endocrini contenuti negli alimenti in scatola, ai contatti con ogni tipo di plastica e scegliete dei vestiti adatti, piuttosto larghi. Per i bambini piccoli evitate i giocattoli e i ciucci in plastica, date preferenza ai cucchiai di semplice legno. Non date dei vasetti per bambini ma alimenti che preparate voi stessi, se possibile biologici o provenienti da un orto non trattato con i pesticidi, erbicidi e altri trattamenti chimici tossici. Certo, questa preparazione richiede del tempo giornaliero ma la conseguenze sono senz’altro importanti. Non posso entrare nei dettagli in merito perché mi ci vorrebbe un libro intero.

Anche le pratiche sportive sono essenziali. Non parlerò nemmeno della maggioranza dei ragazzi che non praticano quasi nessuna attività sportiva (una catastrofe sanitaria) mentre trascorrono da 6 a 7 ore al giorno seduti in pieno periodo di sviluppo ed il resto della giornata davanti alla televisione o al computer. Non sperate di avere dei figli sani con questo regime di vita. Saranno dei bersagli e, volenti o nolenti, si escluderanno dalla vita reale per fuggire dai rapporti di forza ai quali non sono preparati. Per i vostri figli, a partire dai 6 anni privilegiate le attività di contatto (rugby, ecc.) e, in modo generico, il contatto diretto con la difficoltà, la natura, il freddo, il caldo, il piccante, quanto più spesso possibile. Non in una prospettiva di sofferenza e badando sempre di valorizzare senza rimproverargli i suoi fallimenti e i suoi bernoccoli.

 

 

4. LA NEOTENIA EUROPEA

La neotenia, ossia l’insistente giovinezza degli europei, è un tratto caratteristico che non impedisce una maturazione finale della virilità equivalente ma la differisce nel tempo. Che cosa significa? Semplicemente che, alla stessa età, noi europei siamo più giovani. Esempio: l’età della pubertà è più precoce presso i popoli sub sahariani che non in quelli europei. Questo incide sulla crescita e la maturità muscolare. In sintesi, un europeo di 14 anni sarà statisticamente meno avanti nella sua pubertà (e quindi nella sua taglia, nel suo sviluppo muscolare, nella sua aggressività, ecc.) di un sub sahariano della stessa età; un inconveniente, ma anche un vantaggio sotto altri aspetti.. Se la nostra maturità è più tardiva, la nostra fase di maturazione sarà più lunga.

Questa giovinezza è un inconveniente davanti a dei bruti precoci fisicamente ma rappresenta un vantaggio vero e proprio e comunque una realtà con la quale bisogna fare i conti quando si tratta di verificare le caratteristiche dell’adulto fatto e finalmente formato.

Onde compensare questa particolarità (di cui esistono certamente delle eccezioni), le attività virili e le abitudini sanitarie adeguate, come la formazione identitaria effettuata correttamente, sono ampiamente sufficienti. Non stupitevi di fare spesso questa constatazione. Gli europei sono più giovani, più flessibili, più aperti e curiosi e il loro periodo di maturazione è significativamente più lungo di quello di altre popolazioni, in particolare quelle sub sahariane. Le popolazione arabo-berbere hanno caratteristiche vicine alle nostre da questo punto di vista, ma sono compensate a casa loro da una formazione identitaria più tradizionale (sesso, famiglia, popolo, vedi punto 1).

 

 

CONCLUSIONE

Ho cercato di affrontare in modo semplice e pedagogico le chiavi di una riforma delle nostre pratiche educative (nel senso ampio di questo termine) per un adattamento dei nostri giovani alle costrizioni della società assurda e violenta con la quale dovranno confrontarsi. Tentare di sottrarli a questa società e alle sue inevitabili patologie sociali caratteristiche dei bei paesi “arcobaleno” non li preparava evidentemente ad un qualsiasi contatto “accidentale” che sappiamo sarà inevitabile nei prossimi anni.

I quattro punti affrontati sono i punti chiave. Avrei potuto affrontare la questione delle rappresentanze familiari del padre, l’assurdità dei comportamenti violenti per gli introversi intelligenti, la divisione dei compiti nella copia e il fardello di una generazione che ha dovuto ricostruire i suoi punti di riferimento dopo la frattura (la rovina) della generazione sessantottina, la colpevolizzazione etno-masochista e ciò che essa crea a volte come rinuncia fisica e anche tante alte cose. Questo rapido discorso si basa su studi scientifici, lavori multipli di specialisti e, inoltre, sulla mia esperienza degli uomini e dei ragazzi come padre di famiglia. Spero possa essere utile e permetta di uscire in modo pratico dalle geremiadi impotenti nel momento in cui questi temi vengono affrontati. Ritornerò sull’argomento se di interesse.

 

Laurent Ozon

Président de Maison commune

Traduzione a cura di: Gian Franco SPOTTI

Fonte: http://www.polemia.com/pourquoi-les-jeunes-europeens-sont-souvent-plus-fragiles-dans-une-societe-comme-la-notre-et-comment-y-remedier/ - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=22628#sthash.bG7tEDc1.dpuf

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