La Gelmini ci relega nel Terzo Mondo dell'istruzione

Rischia di non partire l'Anno accademico 2010-2011 della Sapienza, la prima università di Roma. In un discorso pronunciato ieri in conferenza stampa il Rettore Luigi Frati ha spiegato che «Se dalla politica non ci saranno risposte, soprattutto finanziarie, avremo una didattica da Terzo Mondo e una ricerca in dissoluzione. In tali condizioni non saremo in grado di iniziare l'anno accademico 2010-2011». 

 

Nella mozione approvata ieri dal Senato accademico si legge: «Abbiamo fatto tutto il possibile: ridotto i dipartimenti del 40%, le facoltà del 60%, riordinato la governance, decentrato tutti i poteri gestionali di ricerca e didattica ai dipartimenti con ordini centrali e facoltà che hanno funzione di valutazione premiale delle attività. La responsabilità è ora del Governo e del Parlamento che debbono dare risposte concrete sui finanziamenti ormai drammaticamente insufficienti (l'università italiana è ultima in Europa) e sullo stato giuridico che i ricercatori attendono da 30 anni».

 

E in merito alle conseguenze che possono ricadere sull'amministrazione dell'ateneo in conseguenza dei tagli previsti dalla finanziaria Frati ha aggiunto: «Se non arrivano i soldi non mi dimetto, arriverà un commissario, uno più bravo di me, noi abbiamo fatto in due anni quello che dovevamo fare in quattro. Io mi rifiuto di approvare il bilancio preventivo 2011 in rosso e di vendere gli immobili per fare cassa. Le norme di contabilità pubblica dicono che il presidente del consiglio dei. Ministri metta all'ordine del giorno la materia e metta all'ordine del giorno la nomina del commissario». 

 

Frati ha definito i tagli «giusti» e ha definito il ministro Tremonti «arbitro che decide dove tagliare per far rispettare i conti». Ma lo stesso rettore ha denunciato come in Italia: «Ci sono situazioni che gravano sulla spesa pubblica in modo osceno che bloccano la ricerca e lo sviluppo di questo paese. Noi - ha continuato il rettore - abbiamo modificato le facoltà e i dipartimenti come ci è stato chiesto, ora si deve cominciare a tagliare gli enti, le società partecipate, quelle inventate, le auto blu o le troppe comunità montane a livello del mare che non hanno ragione di esistere». Frati ha sottolineato durante la conferenza stampa come La Sapienza «non vuole un euro che non le spetta. Voglio o accordi di programma o finanziamenti decisi dagli indicatori, perchè - ha continuato Frati - le riforme non si fanno senza soldi». Per il rettore le università italiane andrebbero gestite come le Regioni gestiscono la sanità: «Finanziamenti, se non rientri nei parametri prestabiliti vieni commissariato». Frati tornando al suo «penultimatum» ha infine concluso: «La palla passa ora alla politica il problema è sapere quale segnale arriverà per capire come sarà il futuro anno accademico».

LE RESPONSABILITÀ DELLA POLITICA La Sapienza chiede alla politica di prendersi, fino in fondo, le proprie responsabilità.«Al mondo dell'università mancano 1000 milioni di euro e alla Sapienza di milioni ne occorrono 70 - 80 Abbiamo fatto tutto il possibile: abbiamo ridotto i dipartimenti del 40%, le Facoltà del 60%, riordinato la governance, decentrando tutti i poteri gestionali, di ricerca e di didattica ai dipartimenti con organi centrali e facoltà che hanno funzione di valutazione premiale delle attività. La responsabilità è ora del Governo e del Parlamento che debbono dare risposte concrete sui finanziamenti ormai drammaticamente insufficienti (l'università in italiana è l'ultima in Europa) e sullo stato giuridico che i ricercatori attendono da 30 anni. La Sapienza ha operato per razionalizzare, risparmia e riprogettare in funzione della qualità. Se dalla politica non ci saranno risposte, soprattutto finanziare, avremo una didattica da terzo mondo e una ricerca in dissoluzione. In tali condizioni non saremo in grado di iniziare l'anno accademico 2010 - 2011».

RIDOTTO IL NUMERO DELLE FACOLTÀ Da 23 a 11. È il nuovo numero delle facoltà della Sapienza riprogettate e riviste per ottenere una maggiore efficienza. La rivoluzione del più grande ateneo italiano è stata presentata questa mattina dal Magnifico Rettore Luigi Frati. Le facoltà sono state rimodulate secondo le affinità scientifico - culturali di ognuna. Economia, giurisprudenza, ingegneria, architettura, ingegneria dell'informazione informatica e statistica, scienze matematiche fisiche e naturali, filosofia lettere scienze umanistiche e studi orientali, scienze politiche e sociali, medicina e psicologia, farmacia e medicina, medicina e odontoiatria. Queste le 11 facoltà ricostituite partendo dai dipartimenti razionalizzati e accorpati. Il processo di modifica della didattica della Sapienza è partito dai dipartimenti che sono stati riprogettati secondo l'attività di ricerca e ridotti da 106 a 67. «Questa decisione costituisce un nuovo importante passo verso la razionalizzazioni ha detto Frati - vogliamo un'universitá per gli studenti». Il passaggio successivo sarà quello dell'insediamento dei rispettivi presidi che saranno eletti nel mese di ottobre per insediarsi il primo novembre. Questa rivoluzione ridefinisce anche i compiti delle strutture universitarie chiamando le facoltà a compiti di coordinamento e valutazione. Questo significherà per la Sapienza un nuovo modo di governance basato sul decentramento, sulla valutazione e sul merito.

LETTERE E ARCHITETTURA RINVIANO L'INIZIO DELLE LEZIONI Lettere e filosofia e architettura. Sono le prime due facoltà della Sapienza che hanno deciso di rinviare l'inizio delle lezioni per l'anno accademico 2010-2011. La decisione è stata comunicata da alcuni membri dei rispettivi consigli di facoltà a margine della conferenza stampa del Rettore Luigi Frati che hanno comunicato come: «Entrambe le votazioni hanno avuto una larghissima maggioranza a lettere ad esempio sono stati circa 100 votanti un solo avente diritto si è astenuto gli altri hanno votato tutti uniti per il rinvio». Il calendario prevedeva l'inizio dei corsi per lettere il 4 ottobre mentre architettura avrebbe dovuto iniziare i propri corsi il 27 settembre. La decisione è stata presa per sostenere la mozione del Senato Accademico e la lotta dei ricercatori.

"REGALIAMO RICERCATORI ALL'EUROPA" «Non censuro chi protesta, i ricercatori hanno posto all'attenzione un problema vero del Paese, non solo loro». Lo ha detto il rettore della Sapienza Luigi Frati a margine commentando lo stato di agitazione dei ricercatori che protestano in questi giorni contro la riforma del ministro Gelmini. Frati ha poi continuato affermando: «Siamo l'unico paese che forma ottimi ricercatori e li regala all'Europa, perchè in Italia non si taglia dove la spesa è improduttiva ma si taglia la ricerca». ( Fonte: www.leggo.it)

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