La falsa battaglia del centro-destra contro l`Euro - di Sebastiano Caputo

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1368804704.jpgChe la sinistra sia più a destra della destra in materia economica è un dato di fatto. Lo dimostrano prima l’operato di Carlo Azeglio Ciampi (membro Bilderberg e Aspen, ministro del Tesoro dal 1996 al 1999 nei governi Prodi I e D’Alema I), il quale nel 1993 devastò le finanze italiane tramite la massiccia svalutazione della lira del 20 per cento e creando il Comitato Permanente di Consulenza Globale di Garanzia per le Privatizzazioni, e poi quello di Romano Prodi che tra 1997 e il 2000 intavolò il progetto di liquidazione delle maggiori industrie dello Stato fino ad acclamare nel 1999 l’ingresso dell’Euro in Italia con la celebre frase “con la moneta unica lavoreremo un giorno di meno guadagnando il doppio”.

La battaglia contro l’euro sarebbe dovuta essere fin dal primo giorno della sua introduzione una battaglia teoricamente di sinistra - teoricamente perché la moneta unica genera debito, e gli introiti dello Stato vanno a risanarlo non lasciando margine di manovra alle politiche sociali - come insegnò il socialista Bettino Craxi, ma non è stato così. Craxi lo sapeva, ma la sinistra non lo ha ascoltato e ha proseguito per la sua strada fino a smascherare la sua vera identità - ultra-liberista - votando prima la fiducia a Mario Monti e poi partecipando all’attuale governo delle “larghe intese” subordinato agli ordini di Enrico Letta, chiara emanazione del Potere. A distanza di dieci anni le conseguenze disastrose della moneta unica sono evidenti, pertanto la sinistra fa finta di non vedere mentre la destra, con diversi anni di ritardo, sta iniziando a fare della critica all’euro una proposta-cardine del suo nascente manifesto politico. Tra una sinistra sottomessa alle logiche tiranniche del Capitale e una destra retroguardista che da anni parla solo di Berlusconi e dei suoi interessi, l’unico partito che durante la campagna elettorale di gennaio-febbraio aveva rimesso in discussione la moneta unica e parlato di sovranità monetaria è stato il Movimento 5 Stelle (gli “altri” chiamano le battaglie di avanguardia: “antipolitica”) di Beppe Grillo.

Ora Giorgia Meloni (Fdi) si dice “Lepenista”, Gianni Alemanno sogna una nuova destra (“Prima l’Italia” è il nome del suo contenitore politico) che attui un’uscita progressiva dall’Euro mentre Alessandro Sallusti (Il Giornale) nell’editoriale del 18 settembre 2013 vuole far credere agli italiani che Berlusconi sia stato fatto fuori nel 2011 perché era contro la moneta unica tanto da aver prearato un piano B da presentare a Bruxelles. C’è un problema di credibilità però. Giorgia Meloni non è Marine Le Pen (la leader del Fronte Nazionale non si è mai sporcata le mani in politica, non ha mai millantato i partiti tradizionali, non si è mai seduta in Parlamento in un sistema maggioritario che non lascia spazio alle forze minoritarie) mentre Silvio Berlusconi ha avuto una maggioranza bulgara per anni che gli avrebbe permesso di attuare un referendum sull’Euro e organizzare una campagna di re-informazione (tramite Mediaset e giornali) per orientare il voto degli italiani. Avrebbe potuto, ma non lo ha fatto. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=22401#sthash.o42TR2r4.dpuf

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