" La faccia sporca della guerra in Kosovo" di Fausto Biloslavo

La faccia più terribile e sporca della guerra in Kosovo, che l'Occidente non ha mai voluto vedere, sta venendo finalmente alla luce. Un rappporto-inchiesta del Consiglio d'Europa, firmato dal senatore elvetico ed ex procuratore pubblico del Canton Ticino, Dick Marty, denuncia le collusioni criminale di una parte dei guerriglieri dell'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) guidati, come "un boss mafioso" da Hashim Thaqi, l'attuale primo ministro. Le vittime albanesi, che per oltre mezzo secolo hanno subito sotto il tallone serbo, si sono trasformate in carnefici. O almeno una parte, che si identificava con il gruppo di Drenica, la regione kosovara culla dell'indipendentismo. E fornace di clan, che secondo il rapporto europeo "hanno controllato con la violenza il traffico di eroina" negli ultimi dieci anni. Non solo: gli uomini di Thaqi si sarebbero macchiati di un crimine orribile. Circa 500 prigionieri, non solo serbi, sono stati trasferiti nella vicina Albania, in sei campi di detenzione segreti. Solo una quarantina sarebbero sopravvissuti. I serbi che avevano il gruppo sanguigno adatto ed erano ancora in forze venivano selezionati, come faceva il dottor Mengele nei lager nazisti, per il traffico di organi. "Non tagliateci a pezzi" avrebbero pregato le vittime, secondo il rapporto. I carcerieri li uccidevano con un colpo di pistola alla testa e subito dopo venivano espiantati gli organi, a cominciare dai reni, in una clinica di fortuna a Fushë-Krujë non lontano dall'aeroporto Rinas di Tirana.
Secondo l'inchiesta di Marty nel traffico era coinvolto Shaip Muja, un ufficiale medico dei guerriglieri indipendentisti, fedelissimo di Thaqi. Muja aveva rapporti di affari con il chirurgo turco, Yusuf Sonmenz, ricercato dall'Interpol per traffico clandestino di organi. Il dottor morte è coinvolto nel mercato nero di organi messo in piedi dalla clinica Medicus di Pristina e scoperto nel 2008. Muja, l'ex ufficiale medico della guerriglia, ricopre la carica di consigliere per la sanità nell'ufficio del primo ministro Thaqi.
Non è un caso che ai tempi della guerra contro i serbi il soprannome del premier fosse "serpente" per la sua freddezza ed i modi spietati. La ticinese Carla Del Ponte, ex procuratore capo del tribunale de L'Aja per i crimini di guerra nell'ex Jugoslavia, ha ricordato nel suo libro, "La Caccia", di aver ricevuto informazioni sul traffico degli organi di prigionieri serbi. Purtroppo, per motivi di realpolitik , la comunità internazionale ha volutamente sottovalutato le accuse contro l'Esercito di liberazione del Kosovo ed i suoi capi. Nel 2005 un team dell'Onu, guidato dal peruviano Pablo José Baraybar, scoprì una foiba con i resti di civili serbi, compresi ragazzini di 16 anni, a 50 chilometri da Pristina. Li avevano massacrati i guerriglieri albanesi prima dell'intervento dei bombardieri della Nato nel 1999. Baraybar è stato il primo a recarsi in Albania trovando tracce del traffico di organi espiantati dai prigionieri serbi. Il suo rapporto è stato dimenticato in un cassetto dall'Onu, ma poi utilizzato da Marty.
Le terribili foto dei miliziani dell'Uck, che mostrano sorridenti le teste decapitate di alcuni serbi, rappresentano un'altra prova che in Kosovo terribili crimini sono stati compiuti da tutti, nella migliore tradizione balcanica.
L'Europa lo sapeva, come rivela Marty. I servizi segreti di Germania, Grecia e Italia già nel '99 descrivevano Thaqi "come uno dei boss criminali più pericolosi dell'Esercito di liberazione del Kosovo". L'Fbi aveva raccolto prove dei traffici del gruppo di Drenica, ma tutti tacevano per non far esplodere il Kosovo sotto protettorato dell'Onu. "Il serpente", che nega parla di "calunnie dei nemici dell'indipendenza del Kosovo".
Il 12 dicembre ha rivinto le elezioni, anche se il suo partito sta perdendo consensi. Thaqi vuole venire riconfermato premier. Chissà se la comunità internazionale continuerà a far finta di nulla di fronte ad un primo ministro che potrebbe avere le mani sporche del sangue di centinaia di prigionieri di guerra. ( Fonte: www.caffe.ch)

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