La cultura secondo Maria Stella: adesso cancella pure la storia dell'arte

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/cultura2/gelmini%20big2_200_200.jpgLa Costituzione italiana, tra i principi fondamentali, ricorda all'articolo 9, che “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Su questo caposaldo negli ultimi sessant'anni si é incardinata per lunghi tratti la storia della società italiana, almeno di alcuni suoi strati. Si sono formate diverse generazioni di giovani. Lo si é fatto quasi con naturalezza considerando quanto la storia di oggi avesse radici profonde in quella di ieri. La scuola assolveva pienamente al ruolo di trait d'union tra la civiltà passata, ma non sepolta e quella futura.

 

Come avrebbero detto gli antichi, la palestra nella quale esercitare le capacità della persona, aiutando anche a saper distinguere il bello. Dalla scuola dell'Italia ancora in bianco e nero degli anni Sessanta del Novecento a quella attuale passano numerose differenze. Le stagioni hanno contribuito a mutare la scuola. Ad alterare equilibri che sembravano consolidati, a ridisegnare il ruolo degli attori e il menabò dei programmi. Con la partecipazione attiva della politica in una fase determinante.

Ministri della Pubblica istruzione se ne sono succeduti molti dopo il primo, il democristiano Guido Gonella fino all'attuale, la pidiellina Mariastella Gelmini. In mezzo tanti nomi, non tutte personalità di rilievo. Ma nessuno aveva avuto l'idea di cancellare l'insegnamento della storia dell'arte nelle scuole superiori. Nessuno prima dell'ex consigliere regionale della Lombardia. Anzi la sua collega di partito Letizia Moratti, quasi agli inizi del suo mandato come ministro, nel 2002, aveva addirittura espresso la volontà di rendere obbligatorio l'insegnamento della storia dell'arte fin dalle elementari. Naturalmente della cosa non se ne fece nulla. Come per molto altro.

La decisione, contenuta nella legge Gelmini, non é recente. Risale a due anni fa. Ma come ogni riforma non mostra per intero da subito, i suoi effetti. Ora, invece, con l'estendersi a tutte le superiori, inizia a mostrare quel che comporta. L'anno scorso toccò solo alle prime classi, quest'anno sono coinvolte anche le seconde, l'anno prossimo si arriverà alle terze e così di seguito.

Concretamente la riforma ha comportato pochi cambiamenti nei licei. In teoria al classico le ore sarebbero aumentate. In teoria, perché un gran numero di licei prevedevano questa materia in forma sperimentale anche al ginnasio, dove adesso non c'è più. Sorte uguale per il linguistico. Mentre allo scientifico le cose sono rimaste immutate. I maggiori cambiamenti hanno interessato gli istituti tecnici e commerciali dove, a parte casi sporadici, l'insegnamento é stato cancellato. Ma non basta. La storia dell'arte é uscita dalle materie d'insegnamento anche agli istituti professionali del turismo. Ma visto che, come spesso accade, una volta promulgata una legge ci si affanna a cercare di trovarvi rimedio, anche in questo caso si é corsi ai ripari. Almeno in alcune scuole. Reintroducendo, sperimentalmente, l'insegnamento. Quel che é certo che al problema iniziale, immediatamente se ne aggiungono altri, correlati ad esso. A partire dagli insegnanti della materia, che hanno fatto giungere la loro protesta fino al Presidente Napolitano.

Al di là di tutto emerge un vizio, non infrequente, della politica italiana. Quello di non valorizzare adeguatamente il nostro glorioso passato, anzi, spesso, quasi di deriderlo, ignorandolo. Come sembra aver fatto in questa circostanza la scriteriata norma della legge Gelmini. Un certo stupore provoca una decisione di questo tipo da parte del Ministro, tanto più considerando che nel suo pur travagliato percorso scolastico conclusosi in un istituto privato di Brescia, deve aver potuto intendere l'importanza dell'insegnamento della storia dell'arte. Decidere di mettere ai margini la storia dell'arte costituisce una deliberata assunzione di incapacità a progettare il futuro del Paese. Vuol dire privare le generazioni in età scolare degli strumenti necessari non soltanto alla loro crescita intellettuale, ma anche renderli consapevoli di vivere in uno Stato che non rispetta il suo passato. Dimenticando, più praticamente, che i nostri monumenti costituiscono una delle maggiori attrattive per il turismo.

Alcuni anni fa, Luc Chatel, il ministro dell'Educazione francese, volle imporre l'introduzione di questa materia nell'ordinamento scolastico. Disse di voler prendere a modello l'Italia. Il ministro Gelmini ha voluto ridisegnare la nostra scuola. Lo ha fatto a modo suo. Non comprendendo o facendo finta di farlo che l'Italia é anche le sue pinacoteche, le sue chiese, i suoi palazzi, la sua archeologia. Si é voluto cancellare il vero tessuto connettivo del Paese, le sue radici. Contraddicendo anche i principi della nostra Costituzione. Povera Italia! ( Fonte: www.ilfuturista.it)

Autore: Manlio Lilli

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog