La crisi la paghi tu, mica i ministri

http://ts2.mm.bing.net/images/thumbnail.aspx?q=1249482316673&id=40a266aadebeac71536b9c0484bee210Chi più ha, più dia per risollevare il paese. Principio corretto e moralmente ineccepibile e ragione che suggerisce l’adozione di una imposta patrimoniale. Settimane fa è stata adottata la norma che prevede la decurtazione del 5 per cento delle retribuzioni che superano i 90mila euro annui, del 10 per cento quelle oltre i 150mila. Ora, un ministro della Repubblica ha una paghetta mensile di 4mila euro ma a questi vanno aggiunti i 14mila dell’indennità parlamentare. I 100mila euro annui sono più che superati assoggettandoli a quella disposizione che li alleggerisce di un decimo.

 

Il motto “fatta la legge trovato l’inganno” questa volta è stato applicato dal ministero dell’Economia da dove hanno precisato che ministri e sottosegretari non possono essere considerati dei dipendenti pubblici perché il loro è un incarico politico. Di qui l’immediata disapplicazione di quelle norme nel caso in commento per i 23 ministri e 41 tra viceministri e sottosegretari e restituzione di quanto era stato in precedenza decurtato.

 

Un episodio che agli occhi degli italiani non può che apparire come una beffa o addirittura una truffa. Perché la distinzione tra dipendente dello Stato e figura politica non solo non regge, ma aggrava quel senso di antipolitica e ribrezzo nei confronti della casta. Perché finora era stato raccontato che la crisi la pagano tutti. Ma quel tutti continua a non comprendere i soliti noti. È la politica, bellezza. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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