" La crisi di liquidità premia il cash della mafia" di Antonio Sansonetti

http://static.fanpage.it/socialmediafanpage/wp-content/uploads/2012/01/Addio-contanti-Ecco-che-succede-a-chi-spende-1000-euro-in-denaro-liquido-638x425.jpgIn tempi di crisi del credito vince chi dispone di liquidità, di moneta pronta e sonante. Liquidità che manca agli Stati e che manca alle banche, liquidità che invece la mafia possiede in grandi quantità. La crisi allora diventa un’opportunità per Cosa nostra, Camorra e ‘Ndrangheta. Le organizzazioni criminali si trovano nella posizione avvantaggiata di chi può prestare soldi in un momento in cui nessuno lo fa, e quindi nella condizione di poter ricattare imprese anche molto grosse.

L’allarme viene lanciato nel mondo dall’agenzia di stampa angloamericana Reuters, con un articolo di Valentina Za, al quale l’International Herald Tribune dedica ampio spazio.

L’analisi della Reuters parte da un fatto di cronaca giudiziaria, il caso del gruppo Perego Strade di Lecco. L’azienda, nel 2008 era in grandi difficoltà. Venne a salvarla un “cavaliere bianco” pieno di cash, peccato che quel “cavaliere bianco” fosse della ‘ndrangheta, della cosca degli Strangio, che prese così il controllo di uno dei più importanti gruppi dell’edilizia lombarda. La Perego poi è fallita lo stesso, ma per quella vicenda furono arrestati per concorso in associazione mafiosa Ivano Perego insieme a 305 persone in un maxi blitz fra Reggio Calabria, Milano, Torino, Genova, Pavia, Monza.

Sono molte le imprese in difficoltà che potrebbero seguire o che hanno seguito le orme della Perego Strade. In un Paese, l’Italia, che ha varato 76 miliardi di euro in misure di austerity per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013, in un Paese che fa fatica a finanziarsi, costretto a piazzare i propri titoli di Stato sui mercati a interessi proibitivi, le banche fanno ancora più fatica a trovare soldi. Allora scaricano i costi sulla clientela, sugli imprenditori, negando i prestiti o concedendoli a interessi alti.

Dall’altra parte ci sono cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta, che hanno il “problema” di riciclare ogni anno 150 miliardi di euro di denaro sporco. Da una parte quindi l’imprenditore che non trova i soldi, dall’altra la mafia che ce li ha e deve rimetterli in circolo: inutile dire che “l’incontro” delle due esigenze si conclude a tutto vantaggio del crimine organizzato.

La ‘ndrangheta in particolare è diventato il grande finanziatore occulto delle piccole e medie imprese del Nord. Grazie al monopolio del traffico della cocaina, un commercio che rende 50 volte l’investimento iniziale, le cosche calabresi sono in grado di mettere le mani sul tessuto produttivo della Lombardia, regione chiave che vale un quinto del Pil italiano.

Lino Busa, presidente di Sos impresa, ha detto alla Reuters: “La crisi economica è il migliore alleato dell’usura”. E l’usuraio è sempre di più un mafioso. Mentre cresce il numero di aziende che finiscono in bancarotta, 10% in più in un anno stando ai numeri del Cerved, crescono (fonte Abi) del 40% i prestiti insolvibili, 102 miliardi di euro solo a Settembre.

Quelle che hanno serie difficoltà a sbarcare il lunario sono le piccole imprese, uno dei pilastri dell’economia italiana. Piccole imprese che spesso non vedono il pericolo che si nasconde nel chiedere somme anche esigue al prestatore mafioso. Molte aziende finiscono nelle mani della mafia per quei “pochi, maledetti e subito” 2 mila euro che servivano per pagare una fornitura.

Spiega alla Reuters Ilaria Ramoni, avvocatessa dell’associazione antimafia Libera: “Le cifre chieste in prestito raramente superano i 10 mila euro, ma 2 mila euro in sei mesi si trasformano in un debito di 25 mila euro. È brutto realizzare poi come una faccia familiare che ti ha aiutato nel momento del bisogno sia diventata quella del tuo torturatore”.

Perché gli imprenditori non chiedono alle mafie i finanziamenti che sono stati negati loro dalle banche. Ma spesso si rivolgono all’usuraio con la coppola per tappare uno scoperto nel proprio conto in banca, per paura di essere banditi come pessimi pagatori, per il panico che venga loro negato per sempre l’accesso al credito. O anche per pagare gli alti interessi dei prestiti già concessi dalle banche.

Uno studio della Banca d’Italia stima che l’interesse medio pagato sui mutui superiori al milione di euro era del 4,42% in ottobre dal 4,16% che era solo a settembre. Questo nello stesso Paese in cui uno studio della Bocconi certifica che dal 2005 al 2008 le attività economiche della criminalità rappresentano il 10,9% del prodotto interno lordo.

Fatto uno più uno due, non sorprende il peso della mafia in settori produttivi come l’edilizia, la logistica, il turismo, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, come ha spiegato alla Reuters l’economista della Bocconi Michele Polo. O non sorprende che la ‘ndrangheta sia riuscita a infiltrare la TNT, un colosso olandese della logistica.

In fondo è lo stesso clima di inizio anni 70: la recessione, l’austerità, le banche che non concedevano prestiti. E a Milano giovani imprenditori come Silvio Berlusconi erano pieni di idee ma avevano molta difficoltà a trovare finanziamenti. Allora si rivolgevano ad “amici” dalla fedina penale non immacolata, stando alle carte dei processi contro l’ex premier e la sua cerchia. Berlusconi ha sempre negato di aver ottenuto i primi finanziamenti da “amici” siciliani, ma i giudici hanno sempre sostenuto il contrario. E Marcello Dell’Utri, suo stretto collaboratore dai tempi della Edilnord (1974) è stato condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

In quei tempi di tassi di interesse sopra il 20%, in cui le banche non davano i soldi neanche alla Fiat, è quantomeno strana la storia di un giovanotto della periferia milanese che arriva in banca, chiede un miliardo di lire e lo ottiene. Adesso si sta ripetendo lo stesso film, solo su una scala molto più grande. ( Fonte: www.blitzquotidiano.it)

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