La competizione fra idee nei social network

http://www.lescienze.it/images/2012/03/29/162350980-bd22c463-af9b-4d45-9c5f-c86f40a471c9.jpgNelle reti sociali virtuali le idee possono trasmettersi tra gli utenti in modo simile ai geni che si trasmettono tra generazioni di organismi viventi. Un'analisi su dati ottenuti da Twitter ha dimostrato che il successo globale di un'idea sui social network è determinato sia dalla sua capacità di vincere la competizione per l'attenzione degli utenti, una risorsa che scarseggia nel mondo virtuale, sia dalla struttura della rete sociale on line di riferimento, e non dal suo merito specifico.

Le idee possono avere un impatto potenziale formidabile sull'opinione pubblica, la cultura o la politica, grazie alla loro capacità di auto-propagarsi. Sono cioè l'equivalente di ciò che è il gene per l'organismo vivente: memi, per usare l'espressione coniata da Richard Dawkins.
L'avvento dei social media ha abbassato il costo di produzione e trasmissione delle informazioni, aumentando la portata potenziale di ogni idea, o meme. Tuttavia, l'abbondanza di informazione a cui siamo esposti attraverso queste reti sociali e tutti gli altri sistemi on line supera la nostra capacità di consumarla. Nelle dinamiche di diffusione che ne emerge, infatti, solo un numero ridotto di memi mostra un andamento "virale".
Le idee devono quindi competere tra loro catturare per l'attenzione individuale e collettiva, che può essere paragonata a un bene economico che scarseggia. La dinamica delle informazioni dunque sembrerebbe rispondere alla cosiddetta "economia dell'attenzione". Questa ipotesi, largamente condivisa, non era però mai stata testa in modo empirico.
A farlo ha provveduto ora un gruppo di ricercatori, tra i quali ci sono gli italiani Alessandro Flammini, dell'Università dell'Indiana a Bloomington, e Andrea Vespignani, della Northeastern University, che in un articolo pubblicato su "Nature Scientific Reports" ha dimostrato che un semplice modello di concorrenza su un social network, testato su Twitter, senza ulteriori ipotesi su fattori "esogeni", come il merito dei memi o gli interessi degli utenti, possa spiegare la massiccia eterogeneità di popolarità e persistenza dei memi.
L'analogia più stretta all'approccio adottato è quindi fornita da modelli neutri di ecosistemi, in cui gli individui (i messaggi) appartenenti a specie diverse (i memi) producono prole in un ambiente (l'attenzione collettiva) che può sostenere solo un numero limitato di individui. A ogni generazione, individui appartenenti a nuove specie entrano nell'ecosistema, mentre altrettanti muoiono a causa della soglia di sostenibilità.
"I nostri risultati  -  specificano gli autori - non costituiscono una prova del fatto che caratteristiche esogene, come il valore intrinseco dei memi, non abbiano alcun ruolo nel determinarne la popolarità. Tuttavia, abbiamo dimostrato che a livello statistico non è necessario ricorrere a spiegazioni esterne per le dinamiche dei memi osservate a livello globale". E concludono: "Mentre le caratteristiche intrinseche dei virus biologici e il loro adattamento all'ospite sono estremamente rilevanti nel determinare i ceppi vincenti, nel mondo delle informazioni i limiti relativi al tempo e all'attenzione umana sono sufficienti a generare un paesaggio di informazioni complesso e a definire una vasta gamma di schemi di diffusione di memi diversi.".
Tutto questo, sempre secondo gli autori, richiede una profonda revisione di molti concetti usati nell'elaborazione di modelli e nella caratterizzazione della diffusione dei memi e apre la strada a differenti contesti di analisi della concorrenza tra le idee e delle strategie per ottimizzarne o sopprimerne la diffusione. ( Fonte: www.lescienze.it)

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