" La Casta che verrà... " di Pier Paolo Segneri

http://a2.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/199754_120207051390393_118270528250712_149390_915437_n.jpg“I partiti fanno tutto… nominano i deputati, nominano i ministri, nominano gli ambasciatori. I partiti, vale a dire le segreterie dei partiti, tengono tutto il potere, spartendoselo. Il popolo è chiamato periodicamente a votare: ma non può scegliere gli uomini nei quali ha fiducia: può solo determinare la proporzione fra gli eletti delle diverse segreterie”. Chi può aver pronunciato o scritto questa frase? I riferimenti all’attuale Parlamento composto di “nominati” dalle segreterie di partito appare chiaro ed evidente, sembra una dichiarazione di oggi, ma non è così. Si tratta di una riflessione che risale al 1946! E porta la firma di Giuseppe Maranini, un liberale che aveva visto lontano, con lungimiranza, anticipando i tempi. Fu tra i primi ad avvertire dei guasti futuri dovuti all’occupazione dello Stato per opera dei partiti. Ma non basta: sia come docente universitario che come giornalista, sulle pagine di periodici e quotidiani, Maranini iniziò a condurre una serrata campagna contro la sovranità effettiva dei partiti politici e si spese sempre a favore di un governo responsabile investito direttamente dal popolo. Il suo modello istituzionale di riferimento, non a caso, è quello anglosassone, cioè fondato su una chiara separazione dei poteri.

 

E così, già nel 1949, Giuseppe Maranini coniò il termine “partitocrazia”. Il vocabolo è contenuto nel titolo del suo discorso all’inaugurazione dell’Anno accademico 1949/50 dell’ateneo fiorentino in cui insegnava: “Governo parlamentare e partitocrazia”. Tanto è vero che scriveva: “Se si concede che il potere effettivo passi dalle mani dello Stato e dei suoi organi, espressione dell’universalità dei cittadini, nelle mani dei partiti, si apre la strada al sistema del partito unico e pertanto del totalitarismo”.

 

E’ quanto accade oggi con il cosiddetto “porcellum”, cioè con l’attuale sistema di voto per le elezioni politiche e, in effetti, potrebbe essere una frase scritta questa mattina. Invece, l’ho estrapolata da un articolo del 15 luglio 1946 e intitolato “Totalitarismo dei partiti”, un pezzo di sconvolgente attualità, all’epoca pubblicato su L’Arno, un periodico locale di cui era anche finanziatore, stampatore e redattore. Insomma, tornando ad oggi, ma tenendoci sulla scia delle tesi liberali di Maranini, è necessario comprendere come la proposta odierna avanzata da Walter Veltroni e dal Pd per il dimezzamento dei parlamentari vada proprio nella direzione sbagliata, cioè verso il sovvertimento totale e totalitario della nostra democrazia, ormai da tempo divenuta “democrazia reale”, come la definisce Marco Pannella.

 

L’iniziativa di dimezzare il numero dei Parlamentari, infatti, è un colpo gravissimo che la partitocrazia vuole infliggere, forse inconsapevolmente o per stupidità, ai cittadini democratici. In un’ottica liberale, invece, la legge elettorale maggioritaria e uninominale, che in Italia purtroppo ancora non c’è, richiede l’individuazione di piccoli collegi. Dove vengano votate ed elette persone capaci di rappresentare quel determinato territorio e non essere, come accade oggi, l’emanazione ideologica e verticistica o clientelare di uno dei tanti partiti che formano il mono-polo unico del blocco partitocratico di destra, di centro e di sinistra.

( Fonte: www.ilfuturista.it/ Blog)

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