" La caserma è dietro l’angolo" di Michael Braun

http://static.internazionale.it/assets/img/authors/181.jpgNicole Minetti se ne va? Non se ne va? E se sì, a quali condizioni? È uno degli appassionanti argomenti per così dire politici che tengono banco in questi giorni. Sappiamo comunque benissimo il perché delle eventuali dimissioni di Nicole Minetti dal consiglio regionale della Lombardia: il suo protettore (in senso puramente politico) vuole rifarsi la verginità.

Silvio Berlusconi ci aveva abituati a un modello di carriera femminile in politica che non ha eguali in altre democrazie. Una persona che lo conosce bene, che ne ha cantato le lodi per anni e che è approdato grazie a lui in parlamento – Paolo Guzzanti – ha coniato il termine “mignottocrazia” per sintetizzare quel modello. Un modello profondamente misogino dove le carriere femminili non si costruivano grazie alle capacità, ma grazie all’avvenenza e alla disponibilità di partecipare a delle “cene eleganti”. Un modello per giunta difeso a spada tratta dal suo inventore, dai suoi seguaci e i suoi propagandisti.

Stuoli di uomini mediamente attempati e brutti per anni andavano in giro spargendo commenti da caserma, insultando in modo sguaiato eventuali avversarie politiche (“Lei è più bella che intelligente”, diceva Berlusconi a Rosy Bindi), sdoganando un modello femminile in cui le donne devono essere giovani, belle (secondo i canoni botulinici di Mediaset) e disponibili. E riservandoci vere chicche: possiamo immaginare la scena di Berlusconi e dei suoi quando nel 2008 dovevano trovare un dicastero per Mara Carfagna: “Dove la mettiamo? Ma sì, alle pari opportunità!”. E giù risate.

Ora, a quanto pare, Berlusconi cambia strategia e cerca di riproporsi in stile sobrio, adatto ai tempi montiani. Ma, anche se l’operazione fosse sincera, i danni inferti alla cultura politica italiana restano. Lo dimostra lo scontro scatenato da Beppe Grillo dopo la (non) decisione del Pd sui matrimoni omosessuali. Grillo non aveva di meglio da fare che attaccare Bindi affermando che in vita sua non avrebbe conosciuto neanche un vero amore. È il ritorno dell’assalto sguaiato all’avversaria, con allusioni degne del miglior Berlusconi. Per fortuna Rosy Bindi ha trovato un difensore nella persona di Giuliano Ferrara, che a sua volta attacca Grillo dicendogli che “ce l’ha piccolo”. Cascano le braccia a seguire dibattiti del genere, in cui battute grevi e fuori luogo passano per spiritose e divertenti.

Ma al Pd andrebbe detto che di solito quelle battute misogine trovano terreno fertile in quelle culture che riservano simili battute ai gay e alle lesbiche: culture che negano la pari dignità alle donne e a chi reclama gli stessi diritti degli eterosessuali. Ne sanno qualcosa i pochissimi politici italiani che vivono alla luce del sole il loro essere omosessuali (a proposito: mi vengono in mente solo Nichi Vendola e Maria Paola Concia).

In altri paesi europei essere gay e fare politica è normalissimo, come normalissimo è affrontare il discorso dei pari diritti. In quei paesi nessun politico, e nessun opinion maker, si permetterebbe di fare commenti ironici su donne o gay, perché saprebbe di essere esposto al pubblico ludibrio.

Insomma: chi vuole contrastare le Minetti, i loro sponsor, i loro mentori deve affrontare anche le Binetti e quelli che, per pavidità o per calcolo politico, non si decidono a fare il salto verso una cultura della pari dignità. Una cultura che come per incanto toglierebbe ogni spazio a quel clima da caserma fatto di misoginia e di omofobia.

Fonte: www.internazionale.it

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