La Canzone d'Autore Italiana: Sergio Endrigo

http://4.bp.blogspot.com/_glmEsfCsPhU/R0X8tBsIYII/AAAAAAAACcE/HAqCCrROu6g/s400/Sergio+Endrigo+Front.jpgFiglio di un tenore autodidatta, inizia la carriera come cantante lirico; successivamente, impara a suonare il contrabbasso e la chitarra, e nei primi anni '50 si muove tra balere e locali notturni. Dal '54 al '61 gira per l'Europa, esibendosi nei night più importanti: il suo repertorio si basa su standard celebri, quali "When I fall in love" o "My funny Valentine". La sua carriera ha una svolta nel '61, quando firma un contratto per la RCA ove è appena approdato Nanni Ricordi: l'anno seguente esce il suo primo album, "Sergio Endrigo", che lo impone all' interesse generale. Il brano che gli procura grande popolarità è "Io che amo solo te", ma a restare saranno pure altre cose, la suggestiva "Aria di neve", la sorprendente "Viva Maddalena" (l'uso del termine "vacche magre" in una canzone lascia molti assai perplessi), la cruda "Via Broletto 34". I successivi due 33 giri - entrambi intitolati "Endrigo", apparsi rispettivamente nel '63 e nel '66 - contengono una schidionata di nuovi gioielli: si va dall'intensa malinconia di "Se le cose stanno così" alla scorata tristezza di "Mani bucate" (leit-motiv delle dolenti peripezie di Adriana Astarelli - Stefania Sandrelli, protagonista dello splendido "Io la conoscevo bene" di Antonio Pietrangeli), dalla gradevole filastrocca di "Girotondo intorno al mondo" al disadorno ritratto muliebre di "Teresa". La carriera di Endrigo è nella sua fase più felice: del '66 la sua prima partecipazione al festival di Sanremo con la bellissima "Adesso sì", seguita nel '67 dall'altrettanto valida "Dove credi di andare" (i cui versi sembrano, per puro caso, un accompagnamento alla tragica scomparsa di Tenco) e nel '68 da "Canzone per te", con la quale vince la gara canora. Solo seconda si classifica, invece, nel '69, "Lontano dagli occhi", mentre nel '70 giunge terza, fra infinite polemiche, "L'arca di Noè". Frattanto, la sua carriera procede senza soste: è del '69 l'album, concepito assieme all'amico Sergio Bardotti, "La vita, amico, è l'arte dell'incontro", che raduna intorno a Vinicius de Moraes il poeta Giuseppe Ungaretti, Endrigo medesimo e Toquinho, che accompagna il nostro alla chitarra. Da citare, ancora, nella prima metà degli anni '70, una serie di brani dedicati all'infanzia, da "La casa" a "Ci vuole un fiore", su testo di Gianni Rodari. Di qui in poi, il percorso di Endrigo si interrompe: i suoi lavori si diradano, l'industria del disco lo abbandona, nè cambia la situazione il ritorno a Sanremo nell'86 con la debole "Canzone italiana". Il cantautore riversa tutta la propria amarezza nel romanzo semi -autobiografico "Quanto mi dai se mi sparo?"; gli rendono omaggio Battiato - che include nel suo album "Fleurs" (1999) "Aria di neve" e "Te lo leggo negli occhi" - ed il premio Tenco, che gli dedica l'intera edizione del 2001. Due anni prima della morte vede la luce "Altre emozioni", con vecchie canzoni rifatte e l'inedito che dà il titolo al lavoro. ( Autore: Francesco Troiano)

Fonte: http://www.italica.rai.it/scheda.php?monografia=canzone_italiana&scheda=endrigo

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