La Canzone d'Autore Italiana: Paolo Conte

http://ecx.images-amazon.com/images/I/61-JSbzznZL._SS500_.jpgSeguendo la tradizione forense famigliare, si laurea in legge all’Università di Parma, ma la sua vera passione è la musica, soprattutto il jazz: con il proprio quartetto incide, infatti, l’EP di standard per la RCA “The Italian Way To Swing” (1962). Autore di canzoni per diversi artisti, nel 1967 raggiunge la popolarità firmando “La coppia più bella del mondo”, gran successo di Adriano Celentano. Dipoi, licenzia vari brani famosi, per Enzo Jannacci (“Messico e nuvole”), Caterina Caselli (“Insieme a te non ci sto più”), Patty Pravo (“Tripoli ‘69”) e molti altri. Debutta con un album che porta il suo nome nel 1974: sono più d’una le composizioni notevoli, da “Sono qui con te sempre più solo” a “La fisarmonica di Stradella”, fino a quella “Onda su onda” già proposta da Bruno Lauzi. Eguale titolo pel secondo disco l’anno seguente, ove a spiccare son le stupende “Genova per noi”, “Chi siamo noi?” e “La ricostruzione del Mocambo”. Dopo l’esordio dal vivo nel 1976 durante il Premio Tenco, ed il primo concerto a Verona, il 18 di dicembre, ci vorranno tre anni per un nuovo lavoro. “Un gelato al limon” è il risultato, tra i suoi più felici, in episodi quali la title track, “Sudamerica”, “Bartali”, “La donna d’inverno”, “Angiolino”. In “Paris Milonga” (1981), primo capolavoro, risultano manifeste le due corna dell’arte sua: da una parte il jazz, dall’altra le influenze sudamericane, con esiti memorabili che si chiaman “Parigi”, “L’ultima donna”, “Via con me”, “Alle prese con una verde milonga”, “Boogie”. Il disco è seguito da una fortunata tournée, al termine della quale Conte infila un’altra schidionata di straordinarie canzoni - da “Diavolo rosso” a “Lo zio”, da “Dancing” a “Hemingway” - comprese in “Appunti di viaggio” (1982). Il passaggio dalla RCA alla CGD è segnato da un LP, “Paolo Conte” (1984), che lo vede all’apice della creatività: a testimoniarlo, “Come mi vuoi?”, “Sparring Partner”, “Come di”, “Sotto le stelle del jazz”. Il 1985 è l’anno di un doppio live, apripista d’una serie che nel tempo sarà lunga (forse troppo): “Concerti” è una sorta di summa del periodo, in cui compare la chicca di “Azzurro” infine eseguita dall’autore. E’ il periodo, probabilmente, più scintillante nella carriera del nostro, che fa concerti all’estero, ottenendo in tutta Europa - e, oltremodo, in Francia - consensi. Il doppio “Aguaplano” (1987) sciorina cose superlative quali la title track, “Jimmy ballando”, “Blu notte” e la travolgente “Max”, uno tra i suoi vertici assoluti: come di consueto, si aggiudica la targa Tenco. Un altro “Live”, nell’88, fa da preludio a “Parole d’amore scritte a macchina” (1990), splendido sin dalla copertina disegnata da Hugo Pratt: differente dal precedente stile contiano, ricco d’orchestrazioni e cori, con addirittura qualche spunto elettronico, non manca di belle pagine, da “Dragon” a “Mister Jive”, da “Il maestro” a “Ho ballato di tutto”, fino alla sublime “Colleghi trascurati”. E’ assai ambizioso il progetto di “900” (1992), tredici brani legati da un invisibile filo, il tutto in una festa di suoni e suggestioni che strabilia: da segnalare almeno “Pesce veloce del baltico”, “Schiava del Politeama”, “Chiamami adesso”, “Gong-oh”. Nel ‘93, “Tournée” riunisce 19 brani recenti in brillanti esecuzioni dal vivo, con degli inediti (“Bye Music”, “Reveries”, “Ouverture alla russa”). “Una faccia in prestito” (1995) è da taluni ritenuto il risultato suo più alto: eseguite in un surreale linguaggio che mescola italiano, inglese, francese, spagnolo, perfino dialetto astigiano, ci son perle come “Epoca”, “Sijmadicandhapajiee”, “L’incantarice”. La pubblicazione negli Stati Uniti di “The best of Paolo Conte” (1996), dopo due anni dall’uscita per l’estero, sancisce la statura internazionale dell’artista, ribadita dal live “Tournée 2” (1998, con le inedite “Swing”, “Legendary”, “Roba di Amilcare”, “Irresistibile”). “Ratzmataz” (2000), generato da un libro che il cantautore aveva dato alle stampe nel 1989, ne costituisce la trasposizione in forma di progetto multimediale -ci sono anche oltre 1800 disegni, opera dello stesso Conte - dalle cadenze di musical ambientato nella Parigi degli anni ‘20. Ci vorranno quattro anni per ascoltare ancora un compact d’inediti, segnati da interviste nelle quali Conte parla d’un calo di ispirazione: “Elegia” (2004) non è in effetti mirabolante negli esiti (ma averne, di “Nostalgia del Mocambo”, “Sandwich Man” e “Bamboolah”). Non lo saranno neanche “Psiche” (2008, con “Il quadrato e il cerchio”, “L’amore che” e “Silenziosa velocità”) e “Nelson” (2010, con “Jeeves”, “Nina” e “L’orchestrina”), ma a Conte si perdona tutto. Anche gli dei, ogni tanto, riposano. ( Fonte: http://www.italica.rai.it/scheda.php?scheda=conte_paolo)

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