La bonifica dei palazzi, a Milano

Si parla, forse a sproposito, si vedrà in futuro, di una possibile "affittopoli" a Milano. E si dice (magari a beneficio di personaggi in cerca di pubblicità, a qualunque costo) che nell'elenco sia presente anche gente "nota"...

C’è un ballerino brasiliano che qualcuno ricorderà nel reality “La fattoria”. C’è un giornalista siciliano, noto per le poesie erotiche - a nostro parere modeste - dedicate alla moglie dell’ex-coach della Valanga Azzurra. C’è una scuola privata in cui hanno scorazzato tutti i pargoli della Milano-bene.

Ma questi sono solo "alcuni" dei nomi che compaiono nella lista dei beneficiari di immobili ceduti in locazione dal Comune di Milano a prezzi "stracciati". Gli appartamenti, di proprietà demaniale, sarebbero ben 399. In un’operazione che avrebbe voluto essere di "trasparenza", il sindaco Letizia Moratti aveva disposto la pubblicazione dell’elenco dei cosiddetti “inquilini d’oro”.

Poi, però, Palazzo Marino si è rimangiato l’iniziativa e, in omaggio alla normativa sulla Privacy (?), ha deciso di rendere "pubblici" solo gli indirizzi, i metri quadri e il canone annuale di locazione, omettendo i "nomi" degli affittuari.

A rimediare ci hanno pensato alcuni quotidiani (specie on-line) che stanno editando a puntate (o in allegato) i nomi dei “fortunati”. Non è nostro costume fare gossip, e, inoltre, crediamo che il problema non riguardi gli inquilini in questione, ma un "principio" (che a noi di MilanoWeb piace definire "costitutivo") a monte, e cioè il fatto che il Comune di Milano non dovrebbe fare l’immobiliarista, come neppure il finanziere o l'imprenditore.... ma "solo" l'amministratore (della "cosa" pubblica).

Se poi qualcuno paga 5 mila euro l’anno per un appartamento in via Pellico 8, magari con vista sul Duomo) e a questa cifra condivide l’ingresso di casa con il Seven Stars, il più prestigioso hotel “sette stelle” della città... buon per lui! Pensare che a quel prezzo uno studente può garantirsi, a malapena, l'uso una stanza singola, con bagno "in comune", in una zona semi-centrale del capoluogo.

Ma il capitolo “casa” occupa un posto di primo piano nelle "magagne" della Giunta-Moratti. A partire naturalmente dalle tante problematiche legate all’ALER. Il Comune di Milano ha affidato da tempo la gestione di un numero molto rilevante di immobili di sua proprietà (a fine Ottobre 2009 c’è stata una delibera che riguardava ben 30 mila appartamenti) all’Azienda Lombarda Edilizia Residenziale.

Istituita per trasformazione con la legge regionale n. 13 del 1996 e poi modificata ed integrata dalla legge regionale n. 8 del 1997, l’Aler è giuridicamente un ente pubblico economico dotato di una propria "autonomia" imprenditoriale e patrimoniale, ma anche organizzativa e contabile, che si occupa di edilizia residenziale sovvenzionata, agevolata o convenzionata.

La sua mission riguarda (o riguarderebbe) dunque l’acquisto, la costruzione o il recupero di immobili, da inserire in programmi di intervento sul territorio, finalizzati alla risoluzione del problema-casa in un'ottica "sociale" e "non-speculativa". Aler dovrebbe agire, in qualche modo, anche da "calmiere" del mercato immobiliare cittadino, attraverso la locazione o la vendita di appartamenti ad un prezzo economicamente competitivo.

Il problema primario è che gli immobili di cui dispone versano spesso in condizioni "disperate" e di fatto sarebbero di per sé già "estromessi" dal normale mercato.

In secondo luogo, il ruolo gestionale è stato "sottratto" ad Aler (a vario titolo) da personaggi che, a fronte di una presenza capillare dell’ente sul territorio (a Milano sussistono diverse "filiali" decentrate), si sono sostituiti agli uomini dell’azienda e "amministrano" le case popolari secondo le logiche di un vero e proprio racket.

La terza questione, che Aler condivide con tutte le entità (enti o società pubbliche o miste o altro) che sono un’emanazione dell’amministrazione locale, è la sua fortissima lottizzazione dei partiti (o movimenti politici o altro). Uomini che si sono "fatti le ossa" nelle Giunte dei Comuni della Provincia entrano poi a far parte dell’organigramma dell’ente. Con un effetto paradossale: è capitato che a gestire la macchina complessa dell’Aler vengano chiamati "personaggi" non solo dal passato politico non propriamente "irreprensibile", ma che, in quanto a competenze, si erano trovati sino a quel punto ad amministrare alcuni tra i Comuni a reddito pro-capite molto più alto della media.

Insomma, è un po’ come se si mandasse Mourinho a dirigere la Nuova Pro Sesto, oltretutto senza decurtarne i compensi...

La prima domanda, dunque, che i cittadini si pongono riguarda il livello di competenza dei "boiardi", a partire dal consiglio di amministrazione, la presidenza, la direzione e il collegio dei sindaci. Aler, in tal senso, è in qualche modo diverso da ATM o dalle Asl? Non ne siamo così sicuri!

Guardiamo per esempio alla figura del Direttore, che dovrebbe rappresentare la figura del management in possesso (teoricamente) degli skill professionali più "alti". È anzitutto "scelto" dal Presidente e, come competenze, si chiede che, unitamente ad un’età non superiore a 65 anni, abbia “ricoperto incarichi di direzione e di responsabilità tecnica, amministrativa, gestionale di durata almeno quinquennale in strutture o società".

Il che ci sembra tanto "vago" quanto "insufficiente". Insomma lascia spazio (enorme) a quella parola "magica" che a Milano o in Lombardia o in Italia è rappresentata dalla "discrezionalità".

Capita così di scoprire che il Direttore Gestionale di Aler sia un parente del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che in quanto ad "occupazione militare" dei consigli di amministrazione avrebbe messo in scacco anche il Generale Custer, tanto per restare nell’ambito dell’epica pellerossa che tanto piace al politico di Paternò. Non l’onnipresente figlio Geronimo, ma Marco Osnato, marito di Maria Cristina La Russa, la figlia di Romano, il fratello di Ignazio.

Osnato che solo due giorni fa ha festeggiato in una nota discoteca di via Montegrappa l’inizio di un 2011 “carico di impegni politici”. Ma che, intanto, insieme al Direttore Generale dell’Aler, Domenico Ippolito, è "finito" in un esposto preso in carico dai magistrati milanesi che si occupano di "reati" nella pubblica amministrazione. A firmarlo, Frediano Manzi, presidente dell’associazione Sos Racket e Usura.

Il documento, la cui veridicità è naturalmente tutta da "verificare", a cura della magistratura, riporta le affermazioni di un ingegnere che ha lavorato per l’ente, partecipando a gare d’appalto e bandi. E che sostiene sia prassi "consolidata", da parte di chi partecipa a detti bandi, di versare una "tangente" (qui non c'entra la geometria) del 5% alla direzione generale di Aler, che avrebbe fatto da "collettore" anche per altri soggetti. Questo stesso esposto riporta la circostanza, anch’essa in attesa di tutte le verifiche del caso, dell’istituzione di bandi ad hoc, creati cioè al solo scopo di favorire "determinate" imprese, come nel caso di un’azienda che, da ben 20 anni, gestisce lo sgombero degli occupanti "abusivi" degli immobili di Aler. E che avrebbe applicato, non dovendo misurarsi con una concorrenza "reale", prezzi superiori del 40% rispetto al mercato di "riferimento".

In un altro punto si cita l’esempio di un appalto da 7,8 milioni di euro, relativo alla gestione del verde dei palazzi Aler situati nel territorio della Provincia di Milano. Appalto che sarebbe stato assegnato senza neppure indire un bando pubblico, ma pare, con un opportuno "frazionamento" di uno stesso servizio, proprio per eludere la gara d’appalto. Si parla in questo caso di persone "vicine" al top management che si sarebbero aggiudicati i diversi "lotti" (ciascuno dei quali da 240 mila euro). In relazione al suddetto esposto, Aler ha "diffidato" il sopracitato Manzi dal rilasciare dichiarazioni lesive degli interessi dell’azienda.

A noi non piacciono certo i processi "sommari" e tanto meno quelli "mediatici" (in tv, alla radio, su carta e via web). Non sappiamo, appunto, se le dichiarazioni di Manzi abbiano qualche "fondamento" e, in tal senso, ci limitiamo a riportare quanto già riferito a suo tempo (Aprile 2010) da altri organi di stampa, rimarcando che inoltre né Osnato né Ippolito nè altri dirigenti Aler risultano essere stati "indagati" in merito a questa vicenda.

Ci atteniamo viceversa al merito di quanto detto in precedenza: premesso che l’incarico di Direttore Gestionale di Aler è di una certa delicatezza, quali sono gli skill di Osnato?

Come riferito dal suo stesso sito web, Osnato, che è Consigliere Comunale a Milano, il suo è un curriculum piuttosto "eclettico": nato nel 1972, Osnato è laureato in Giurisprudenza. Ha collaborato con Iref (Istituto lombardo di formazione per l’amministrazione pubblica), si è occupato di sicurezza urbana e Polizia Locale, ma ha anche collaborato con l’Assessorato alla pubblica istruzione ed edilizia scolastica della Provincia di Milano e con il comitato tecnico-scientifico “Sviluppo della competitività”. È stato Presidente della Commissione mobilità, traffico e ambiente del Comune di Milano ed è poi entrato nella Commissione Traffico dell’ACI (autentica passione di famiglia) milanese.

Esponente del Fronte della Gioventù, ha militato in Alleanza Nazionale, ed è stato, dal 2001 al 2004, Assessore al Bilancio, alla Sicurezza Urbana, Polizia Locale e Rapporti con Aziende Speciali dell’Ente ed Innovazione Tecnologica di Trezzano sul Naviglio. È stato Presidente dell’associazione culturale Terre di Mezzo e fondatore di altre associazioni, quali: Fare Occidente, Ippocrate, Laborem Excercens e il Leo Club. Un ragazzo indubbiamente molto impegnato. Forse anche "troppo".

Tornando a Frediano Manzi, ricordiamo che, poco dopo l’esposto, è stato "protagonista" di un’altra azione legata all’Aler. Ha distribuito, infatti, un questionario nei quartieri che risultavano coinvolti in una caso finito con un ordine di custodia cautelare per 8 persone e provvedimenti d’indagine per altri 12 individui. Parliamo de “la gabetti” (che nulla c'entra con il noto gruppo immobiliare), ossia quella privata cittadina che in poche ore era in grado di procurare, al prezzo di circa 3 mila euro (in nero), un appartamento "abusivo" nelle case popolari. Dopo che venne alla luce quell’episodio, una serie sempre più fitta di segnalazioni ha convinto 'Sos usura e racket' che il fenomeno possa essere "diffuso" in diverse altre zone della città.

Il metodo sarebbe questo: le organizzazioni criminali entrano negli appartamenti vuoti dell’Aler mentre sono "in attesa di assegnazione". E lo rivendono sul "mercato nero", suddetto. Oltre alla cifra iniziale spesso viene chiesto anche un canone mensile.

E Aler che fa? Secondo Manzi "dorme", così come l’ufficio per la sicurezza del Comune, gestito dal vice-Sindaco, Riccardo De Corato, forse operativamente "saturo" per gli sgomberi dei centri sociali, dove appare decisamente più pro-attivo.

In base alle risultanze del questionario sarebbero addirittura 5 mila gli alloggi "controllati" con questo sistema mafioso. Giovanna Pesco, soprannominata “la gabetti”, è stata, intanto, condannata a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Sua figlia, Anna Cardinale, a 2 anni. E il 12 Gennaio sono scattati due nuovi arresti in relazione ad altri casi di racket. Se "la gabetti" agiva in via Padre Luigi Monti, i nuovi episodi si riferiscono ad appartamenti in via Cilea e via Racconigi. Dopo viale Suzzani, ancora in zona Niguarda, ma anche a Trenno.

Sul sito di Aler, in home page, compare un "richiamo" all’emergenza abusivi e alle truffe. Forse però come "deterrente" è davvero troppo poco: servirebbe un monitoraggio capillare del parco alloggi. Intanto, però, i portieri di Aler sono stati invitati a tornare sui "banchi di scuola", per un corso di formazione che li deve abilitare come “portieri sociali”. Tra gli obiettivi: “migliorare le funzioni di individuazione e segnalazione delle persone bisognose di assistenza, di informazione ai servizi competenti delle problematiche riguardanti la tutela e il rispetto per la proprietà e la persona, come ad esempio, azioni di disturbo, atti di vandalismo o occupazioni abusive”.

Perché evidentemente senza un "corso apposito" individuare un abusivo da un inquilino con le carte in regola è davvero dura. Sarebbe interessante capire 'chi' (e per quale 'prezzo') è incaricato di erogare questo "fondamentale" intervento istruttivo…

C’è, infine, un altro tema, su cui è invece impossibile scherzare: si tratta del piano triennale, letalmente tardivo, con cui Aler ha disposto l’intervento per la rimozione dell’amianto dalle case di via Russoli. La bonifica è stata ordinata dopo che, nel 2010, non è stato fatto nulla in tal senso (nemmeno la gara d’appalto). In merito l’Assessore regionale alla Casa, Zambetti, aveva chiesto che l'intervento avesse priorità assoluta rispetto ad ogni altra attività...

Evidentemente però Domenico Ippolito non era d’accordo. Il direttore generale Aler ha spiegato: “Non avevamo dato urgenza all’eliminazione dei pannelli perché già nel 2007 avevamo verificato che la matrice dell’amianto è di natura compatta e quindi non pericolosa”.

L’Asl di Milano non è però di quest’avviso e Susanna Cantoni, responsabile del servizio di prevenzione e sicurezza dell’azienda sanitaria locale, ha dichiarato che la linea è quella di continuare a dare corso all'inchiesta sui morti e i malati di cancro di quei palazzi.

Dunque, su cosa si fondano le affermazioni di Ippolito? Gli abitanti di via Russoli si dicono disposti a rinunciare alla "riqualificazione" del quartiere, purché si proceda celermente alla rimozione dei pannelli. Aler spiega che in 2 palazzi su 3 del proprio patrimonio sul territorio provinciale c’è presenza di amianto. E allora, va tutto bonificato? Per i lavori relativi all’eliminazione della fibra sono stati stanziati complessivamente 85 milioni di euro, 31 dei quali di Aler e il resto come intervento della Regione. Una cifra che fa ipotizzare un piano esteso ad altre zone. La speranza è che il Pirellone faccia pressione sull'ente e la rimozione possa iniziare già nel mese di Marzo.

Se le cronache cittadine hanno "chiamato in causa", pur indirettamente, l'Aler sulla questione, controversa, degli appartamenti ai Rom, i problemi sul piano-casa sono molti. Il Comune di Milano si ritrova tra le mani un patrimonio immobiliare in grado di riequilibrare gli scompensi del mercato locale dell’edilizia residenziale o gli alloggi gestiti da Aler costituiscono solo un terreno minato?

Ricordiamo che dopo l’estate, facendo eco a una provocazione del Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in merito al possibile abbattimento degli slums suburbani di Tor Bella Monaca, Letizia Moratti aveva affermato che anche a Milano c’erano zone di degrado da "bonificare", a partire dal Giambellino.

Ma quando il responsabile del degrado è in primis il "soggetto pubblico" la "ristrutturazione" forse dovrebbe iniziare non dai palazzi... ma dal "Palazzo”! ( Fonte: http://www.milanoweb.com)

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