" L'unico modo per evitare la bancarotta dei comuni italiani: ridurre la scala" di Gabriele Tagliaventi

Il Resto del Carlino ne ha dato la notizia, oggi, in prima pagina.

http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2012/02/15/668264-cumuli-neve-niente-rimozione-bgs-comune-bgs-costo-salato-bologna.shtml

http://magazine.quotidiano.net/ecquo/files/2012/02/Neve-a-Bologna-2012-1-200x150.jpgLe montagne di neve che si sono accumulate lungo le strade di Bologna nelle 2 settimane di precipitazioni nevose non vengono rimosse perchè il Comune asserisce di non avere abbastanza soldi.

Non era mai successo a Bologna.

Dopo 2 settimane di neve, centinaia di strade secondarie, come via Savioli, sono ancora bloccate dalla crosta di ghiaccio che si è formata dato che gli spazzaneve non sono passati nelle strade secondarie, ma si sono occupati solo delle principali.

Ci sono montagne di neve accumulate lungo tutte le strade, montagne di 2 metri che ostruiscono la circolazione mentre nessuno ha pulito i marciapiede, ancora una volta perchè “non ci soldi”.

Così, il Comune che vorrebbe pedonalizzare tutto il centro storico costringe i suoi abitanti a camminare in mezzo alla strada per evitare i marciapiede trasformati in “holiday on ice” e le stalattiti di ghiaccio che pendono dai cornicioni degli edifici dato che, ancora una volta, “non ci sono abbastanza soldi” per rimuoverle.

E, così, abbiamo avuto a Bologna 1000 interventi ortopedici in 1 settimana a causa delle cadute dei poveri pedoni. Un ritmo tale da mettere a letto tutta la popolazione di Bologna entro l’anno. Fortunatamente, la Natura è più clemente dell’uomo.

Eppure, la colpa non è del sindaco attuale, in carica da meno di un anno.

La situazione di Bologna deriva da 40 anni di follia urbanistica.

Infatti, si dice che una nevicata come quella iniziata il 31 gennaio non arrivava in città dal 1985, quando, tuttavia, le strade vennero ripulite, i cumuli di neve immediatamente rimossi, le stalattiti dei tetti rapidamente eliminate.

Ma nel 1985 il Comune di Bologna era una città profondamente diversa da quella di oggi.

Aveva iniziato sì  il processo di declino demografico, ma si era molto lontani dai dati allarmanti di oggi.

Allora, nel 1985, la popolazione del Comune di Bologna era di 437.000 unità, cioè residenti, contribuenti.

Oggi, nel 2012, la popolazione del Comune è di 383.000 unità. cioè 54.000 abitanti in meno del 1985.

Dal 1985 ad oggi, Bologna ha perduto una popolazione pari a quella del Comune di Imola.

E le cose stanno ancora peggio.

Infatti, nel 1985 i 437.000 abitanti risiedevano su un territorio urbanizzato di 7.000 ettari, oggi i 383.000 abitanti risiedono su un territoriio urbanizzato di 9.000 ettari.

Cioè, nel 1985 il territorio urbanizzato -le strade, le aree costruite, da illuminare,  da riscaldare, da raggiungere con l’autobus, da rendere sicure- era molto meno esteso di quello di oggi.

Il Comune di Bologna riceveva molti più soldi dai suoi residenti -che erano 54.000 in più- e ne doveva spendere molti di meno per gestire, manutenzionare, spalare il suo territorio urbanizzato che era inferiore a quello di oggi di 2.000 ettari.

Ecco perchè le cose sono così peggiorate. dal 1985 al 2012.

Certo sono peggiorate molto di più dal 1971 quando la popolazione del Comune di Bologan era di 499.000 abitanti e risiedeva su soli 5.000 ettari di territorio urbanizzato, ma si capisce bene perchè, oggi, molte scuole e molti asili devono essere chiusi, le rette scolastiche aumentate, il biglietto dell’autobus salire a 1,50 euro rispetto a 1,20 euro di Parigi dove, con un prezzo inferiore, si usano autobus, tram e 19 linee di metropolitana.

Ma Parigi, che ha un territorio urbanizzato uguale a quello di Bologna -9.000 ettari- ha 2.250.000 abitanti…

Come si è arrivati a questa situazione di profondo declino e di disagio?

Ci si è arrivati perchè a Bologna, negli ultimni 40 anni, si è adottata una politica folle di “dispersione urbanistica”, quella che gli americani chiamo “sprawl”.

Il Comune di Bologna ha adottato politiche di dispersione, abbracciando l’idea che un territorio a bassa densità abitativa funzionasse meglio.

Pura follia.

Un territorio a bassa densità funziona peggio, drena molte più risorse pubbliche e costringe l’amministrazione comunale a tagliare servizi essenziali come la sanità, la scuola, il trasporto pubblico.

Oggi, Bologna è diventata un territorio “sub-urbano” con una densità ridicola: circa 42 abitanti per ettaro.

L”ufficio urbanistica del Comune si è addirittura inventato il termine “carico urbanistico” per assicurarsi che su un determinato territorio non ci abitasse abbastanza gente per poterlo rendere efficiente.

Per comprendere l’assurdità di questa condizione basta pensare che la “Città Giardino” di Howard prevedeva 32.000 abitanti su 400 ettari, pari a 80 abitanti per ettaro.

La Città Giardino, con le case a 2 piani, i parchi, i boulevards…

Siamo entrati in una fase dove domina il Surreale sul Reale.

Ecco perchè a Bologna non si spalano le strade, non si rimuovono le montagne di neve, i servizi pubblici aumentano e non si riesce a costruire un’efficiente rete di trasporto pubblico. Niente tram, niente metropolitana perchè la popolazione è troppo poca e troppo dispersa.

Come può uscirne il Comune di Bologna?

Ispirandosi a quello che è stato proposto per l’Unione Europea: il “Fiscal Compact”.

Bisogna adottare politiche di Ri-Urbanizzazione per arrivare a costruire una Città Compatta dove ci sia un rapporto corretto tra popolazione residente e territorio urbanizzato.

Non inserire qualche grattacielozzo sub-urbano qua e là, ma adottare una seria politica di demolizione e ricostruzione, realizzazione di efficienti quartieri urbani integrati con densità corretta e negozi sulle strade per permettere una seria fruizione pedonale dell’ambiente urbano.

Oggi, il territorio urbanizzato di Bologna potrebbe ospitare la popolazione di una metropoli come Parigi.

Accontentiamoci di tornare ai 500.000 abitanti del 1971.

Ma cominciamo a farlo subito.

Altrimenti sarà la bancarotta. E, questa volta, non si potrà dare la colpa ai soliti tedeschi.

Fonte: magazine

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