L’Italia che vorrei: suddita e depredata - di Michele Mendolicchio

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Il liberista Giannino lancia la sua sfida, con la speranza di saltare l’asticella del 4%

Le carceri sono piene ma c’è chi le vuole far scoppiare. “Gli evasori? Vadano in carcere”, questo chiede il superliberista Giannino. Paradossalmente succederà che chi ammazza starà con un piede fuori e chi non riuscirà a pagare le tasse finirà in galera. Perché poi alla fine chi viene castigato è quasi sempre il povero disgraziato. Che può essere il semplice lavoratore con un reddito miserrimo o l’imprenditore che ha perso le commesse o quello che non ce la fa più per l’eccesso della pressione fiscale.
 “Non mi stupisce che Berlusconi difenda le tangenti”, dice l’Oscar della purezza, in quanto per certi politici “il fine giustifica i mezzi”. Il clown di fermare il declino vorrebbe tutti in galera come Di Pietro e Ingroia, però poi ci sarebbe il problema di costruirne tante ma proprio tante. Perché purtroppo sono tanti i reati che ogni giorno si commettono, anche per via della crisi. A meno che uno non decida di mandarne una parte in contemplazione nei tanti monasteri e conventi ormai quasi deserti. Poi magari per gli effetti potremmo chiedere a Lusi come è andata. Il turbo-liberista sembra più interessato a fare lo sgambetto al Berlusca piuttosto che a salvaguardare le nostre grandi aziende. A meno che non intenda prendere due piccioni con una fava: affondare il Cavaliere e svendere ai francesi e agli angloamericani i nostri ultimi gioielli: Finmeccanica, Eni e Enel. Perché privatizzarle come intende il conifero vuol dire solo rendere più povero il nostro Paese. Più che fermare il declino il liberista intende farci precipitare nel burrone.
E poi questa spocchiosità poco ci piace. Nessuno ha la ricetta in tasca e nemmeno l’Oscar dei colori. Se poi questa prosopopea viene da chi sponsorizza l’euro è ancor di più da prendere con le molle. L’entrata nella moneta unica è stata un bagno di povertà per la stragrande maggioranza dei popoli. Siamo tutti ormai nel baratro, assieme a spagnoli, greci, portoghesi, irlandesi e francesi. E l’America di Obama non è che sia messa meglio.
Giannino pensa di rappresentare meglio dei vari Bersani e Berlusconi gli interessi degli italiani. Intanto bisognerà vedere se riuscirà a superare la soglia del 4% per entrare alla Camera, per il resto si vedrà. Anche se l’ego di Giannino gli fa guardare con ottimismo anche l’asticella del Senato, almeno per qualche Regione. Ma il programma del conifero qual è? Tre parole: mercato, mercato, mercato. Insomma tra lui, Monti e Bersani c’è poca differenza. Comunque sia se dovesse andare male in tutte e due le Camere il liberista non si chiuderà in convento ma anzi annuncia sin da adesso la scalata alle amministrative. Insomma ci ha preso gusto.   
Poi si dice convinto che l’Italia che uscirà dalle urne sarà del tutto diversa di come è adesso.
Sicuramente più povera e più svenduta nel caso in cui dovessero prevalere gli euro-camerieri. Sulle polemiche legate alle parole del Berlusca in merito alle tangenti come una necessità, il conifero spiega che è tutta colpa della mano pubblica. “Basta vedere le centinaia di indagini penali aperte in Italia sull'uso improprio di denaro in qualsiasi campo e settore. E non si fa eccezione nelle grandi aziende controllate dallo Stato e quotate in borsa. È una caratteristica negativa dovuta all’estensione della mano pubblica italiana”. Poi entrando nello specifico del caso Finmeccanica riconosce che la nostra grande azienda si trova ad operare in un mercato piuttosto contraddittorio per la presenza di Stati alquanto diversi tra loro. E quindi il decalogo del liberista consiglia l’occhio pubblico di tenere gli occhi bene aperti, per muoversi a seconda delle necessità. In poche parole se si dare qualche tangente per piazzare qualche nostro prodotto si può chiudere un occhio.
“Finmeccanica è nel mirino dei magistrati da anni e anni ma i governi in tutto questo tempo non hanno fatto nulla. Conseguenza: perdita di credibilità nel mondo e perdita di posizioni all’interno di un mercato molto concorrenziale”.
E qual è la cura? Svenderla ai pescecani internazionali.
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