" L’Italia affonda nel ridicolo" di Luca Cavadini

Nella spasmodica attesa di veder recapitato dal postino orologiaio della procura milanese, il prossimo spartito a venti voci, allegro ma non troppo, resta da vedere il da farsi per tirare avanti la carretta che si chiama Italia.

 

D'Alema: "serve un'allenza Costituente per cambiare il governo". Si chiamerà Terzo Inciucio.

 

E’ un ginepraio infinito di voci una esattamente opposta all’altra e quasi sempre urlate. Analisi politiche, almeno ordinate, se ne intravedono pochine e leggono ancor meno. Intendiamoci, e’ sempre stato cosi’ e non sara’ certo il 2011 l’anno del cambiamento anche se i molti sottovalutano un concetto chiarissimo ai pochi. Siamo sull’orlo del disastro economico e in questo giro pulcinella sembra non essere abbastanza per salvare le terga dal fallimento. Non ci salvera’ l’industria perche’ e’ ai minimi storici con l’esportazione praticamente a zero, non ci salveranno le piccole societa’ vero motore del passato perche’ non reggono piu’ la concorrenza sleale cinese.

Nulla da fare per il terziario perche’ la fantasia o ce l’hanno anche gli altri o ci pensiamo noi a esportarla. Artigianato, turismo e cultura: non pervenuti. E’ un quadro pessimista? No signori, e’ la verita’ e proprio in questa logica si deve osservare il passato e il presente, Berlusconi compreso, e programmare il futuro. Hic et nunc dicevano i latini che tradotto significa immediatamente. Per far questo bisogna conciliare le ragioni dei vincenti ma immobili Berluscones con gli eterni secondi, il resto del mondo, quelli che le elezioni le vincono una volta su cinque ma al terzo giorno litigano su tutto, anche su chi cambia la carta igienica al Viminale e soprattutto non cambiano le regole tanto odiate e contestate prima.

Francamente immaginarsi un elettore in cabina elettorale e’ sinceramente avvilente. Lo capiamo nell’imbarazzo e nello sconforto del suo matitino indeciso se appallottolare la scheda o farci un aeroplanino destinato a precipitare immediatamente. Come tentare la conciliazione tra due estremita’? Forse trovando un collante comune, lo spettro della Grecia potrebbe bastare. Sicuramente facendo tre passi indietro in ogni schieramento perche’ per far la pace o la tregua bisogna essere in due. Inutile la proposta di dimissioni al cavaliere in cambio di un’ammucchiata. E’ un fallimento annunciato e chi propone questa non soluzione e’ cosciente di prendere solo tempo.

Tempo che serve come l’ossigeno alla sinistra per preparare uno straccio di programma e una coalizione credibile che non salti al primo dolore addominale. Tempo che serve a Berlusconi per organizzare un teatrale, ma cosa dico, un lirico passaggio di consegne al successore da lui designato e incoronato. Tempo che serve all’Italia per galleggiare sulla zattera piena di falle in alto mare ma che e’ sempre meglio di elezioni immediate; in Italia significano almeno dodici mesi di nulla, praticamente un harachiri in piena regola.

Insomma gli ingredienti ci sono tutti ma i cuochi sembrano preferire le casette monegasche e le pruriginose palpatine in quel di Arcore. Anche qui sembra esserci il terreno per il pareggio. Non mi piacciono molto le citazioni ma questa mi sembra faccia al caso nostro:’E’ il rango del tuo avversario ad assegnarti il posto; vincere o perdere e’ secondario’. Dimentichiamo a vicenda queste ridicole questioni, rimandiamo il postino dalla Boccassini con il consiglio di occuparsi della ‘nrangheta calabrese lombarda come ha dimostrato di saper far bene e prendiamoci questi trenta mesi per ripresentarci alle elezioni in un quadro di normalita’ sia politica che sociale. Non c’e’ bisogno di essere analisti e sociologi di fama per capire che proprio dal sociale potrebbe venire la sveglia decisiva ma la storia insegna, questo tipo di soluzione ha fatto tanto, ma tanto male. A tutti, nessuno escluso. ( Fonte: http://www.gexplorer.net)

Autore: Luca Cavadini

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog