L'inflazione si "raffredda" al 3,3%, continua la corsa degli alimentari

http://www.lcm.na.it/contents-sa/instance3/files/photo/47_6_47_6_prodottialimentari_220_170_2.jpgRallenta al 3,3% l'inflazione a novembre. Le stime preliminari dell'Istat mostrano una frenata dello 0,1% rispetto al mese precedente. A ottobre l'indice dei prezzi aveva toccato, infatti, il 3,4%, il livello più alto da tre anni, spinto dall'aumento dell'Iva che aveva fatto temere una nuova spirale inflattiva.

A raffreddare questa tendenza al rialzo sono stati soprattutto i servizi per il tempo libero, la cultura e la cura della persona che hanno segnato un -1,2% da ottobre (con il turismo e la ristorazione a -1,5%). Mentre è continuata la corsa dei prodotti alimentari, che sono aumentati dello 0,7% rispetto al mese precedente e del 3,1% su base annua. Beni fondamentali come zucchero e caffè sono cresciuti a due cifre rispetto al 2010 (+17%) superando di cinque volte l'andamento dei prezzi, secondo quanto osserva la Coldiretti. La Cia-Confederazione italiana agricoltori aggiunge che alla lista dei rincari prodotti di larghissimo consumo come formaggi e latticini (+5,1%), carne bovina (+2,6%), suina (+1,7%) e frutta (+2,3%), e attribuisce gli aumenti al caro-carburanti.

È vera corsa, infatti, per il prezzo del gasolio che è salito dell'1,7% da ottobre e del 21,2% sull'anno. E i listini dei prodotti energetici in generale hanno continuato a crescere (dello 0,7% rispetto a ottobre e del 13,8% sul 2010) spingendo verso l'alto le spese per i trasporti (+6,9% nell'anno ma -0,4% da ottobre), per l'abitazione, l'acqua, l'elettricità e i combustibili (+6,3% sul 2010 e +0,5% da ottobre). Senza considerare gli aumenti di beni energetici e degli alimenti freschi, l'inflazione è minore di quasi un punto (+2,4%, -0,1% da ottobre).

Un calo dei prezzi al consumo non si vedeva da oltre un anno (settembre 2010, -0,2%) ed è un caso piuttosto isolato nell'Unione europea per la quale le stime flash dell'Eurostat parlano di un indice dei prezzi stabile al 3%. Ma i giudizi su cosa questo significhi sono diversi. Secondo l'Adiconsum è uno «spiraglio nella preoccupante situazione» del Paese, mentre la Confcommercio parla piuttosto di «ulteriori segnali di recessione» e di aziende che rispondono al calo dei consumi abbassando i prezzi a rischio della propria sopravvivenza. Anche Confesercenti fa riferimento al «senso di responsabilità di commercianti ed imprenditori che hanno limitato i danni dell'aumento dell'Iva», mentre secondo Federconsumatori e Adusbef solo la speculazione può spiegare prezzi così alti nonostante i consumi in calo. Secondo il Codacons, l'inflazione al 3,3% significa un ulteriore aumento del costo della vita di 970 euro a famiglia.(d.a.)

( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

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