L’immagine della crisi: « Era lì, a penzoloni: legato con una corda al collo»

http://mattinopadova.gelocal.it/polopoly_fs/1.8666244.1392361124!/httpImage/image._gen/derivatives/landscape_250/image.Giorgio Zanardi, uno dei titolari della Zanardi editoriale, si è tolto la vita impiccandosi nella sua azienda. I dipendenti: « I veri aguzzini sono le banche»

Sospeso nel vuoto, legato con una corda al collo ad un tubo dell’aria del reparto cartotecnico. Così ieri mattina alle 6.50 il responsabile di produzione della Zanardi Editoriale, il primo ad arrivare al lavoro, ha trovato il suo titolare, Giorgio Zanardi, che si è tolto la vita a causa dei problemi economici che lo tormentavano ormai da tempo. Sulla scrivania un biglietto a spiegare i motivi del gesto, legati alla situazione finanziaria della sua azienda.

Le luci spente. «Ho aperto la porta del reparto cartotecnico, dove teniamo diversi macchinari, e l’ho visto lì, a penzoloni, legato con una corda ad un tubo del soffitto. Le luci erano spente ma dalle finestre entrava già il chiarore del mattino, sono rimasto impietrito», racconta ancora scioccato Augusto Grigolon, che da 40 anni lavora per l’azienda editoriale in zona industriale. «Era senza giacca, vestito da lavoro. Aveva la camicia, un maglione marrone, era vestito semplice e come sempre. L’ho riconosciuto subito. Ero sconvolto e non ce l’ho fatta ad avvicinarmi ulteriormente al suo corpo». E mentre il dipendente della ditta faceva la tragica scoperta, in un’altra ala dell’azienda c’era il fratello maggiore e socio di Giorgio, Adolfo Zanardi, anche lui giunto in azienda come sempre di buon’ora.

Nel cortile. «Ho chiamato il 118 e poi sono andato subito ad avvisare Adolfo», racconta ancora Grigolon. «Non è riuscito neppure a venire a vedere il fratello per il dolore che lo ha colpito. Quando sono arrivati i sanitari hanno dovuto assisterlo perché si è sentito perfino male, era veramente uno straccio», continua il dipendente dell’azienda dal piazzale, dove ieri mattina alla tragica notizia si sono raccolti gli oltre 100 dipendenti, alcuni di loro in lacrime. «Giorgio Zanardi era una persona straordinaria, estremamente alla mano. Lavorava dalle 6 del mattino fino alle 10 di sera. Era un padrone operaio. E qui gli volevamo bene tutti», racconta distrutto dal dolore Maurizio, dipendente da più di vent’anni della Zanardi Editoriale, azienda che ha visto negli ultimi tempi diminuire drasticamente il numero dei dipendenti, da 300 a 108, e che il 9 gennaio scorso ha presentato richiesta di concordato preventivo in bianco.

Prima di Natale. «La situazione è precipitata ultimamente, prima di Natale per l’esattezza, forse anche per colpa delle banche che hanno tolto ossigeno a questa azienda. Hanno chiuso i rubinetti, non hanno più concesso fidi. La ditta non è più riuscita a pagare i fornitori e spesso era indietro anche con gli stipendi dei dipendenti, ma noi, conoscendo bene la situazione e avendo ottimi rapporti con i titolari, abbiamo sempre chiuso un occhio rimettendoci anche economicamente. Abbiamo portato pazienza nella speranza che le cose si rimettessero in sesto. Adesso però se le cose non cambiano fra due o tre mesi qua ci saranno 108 disoccupati...». Un ulteriore colpo, secondo i dipendenti, Giorgio Zanardi l’aveva subito due settimane fa quando un gruppo di controterzisti furiosi avevano manifestato davanti alla ditta per ottenere i soldi che gli spettavano da lavori arretrati.

Gli insulti. «L’hanno chiamato truffatore, ladro. Lui che era la persona più onesta e per bene che conosca. Quando ha letto la notizia ha pianto, si è vergognato ed ha avuto un crollo psicologico. I truffatori non si tolgono la vita! I veri aguzzini nei confronti di questa azienda sono le banche!», sostiene arrabbiata e con le lacrime agli occhi Maria, un’altra dipendente, anche lei da oltre trent’anni alla Zanardi Editoriale. «Mai e poi mai avrei pensato ad simile epilogo», continua asciugandosi il volto, «forse qualcuno doveva stargli più vicino. Forse questa tragedia poteva essere evitata». Nella ditta ieri mattina, appresa la notizia, sono arrivate di corsa anche le figlie di Giorgio Zanardi, Claudia e Michela, entrambe dipendenti dell’azienda ed entrambe messe in cassa integrazione. Scosse e traumatizzate insieme ad Adolfo e Antonio, i due fratelli di Giorgio, si sono chiuse nel dolore all’interno degli uffici amministrativi senza voler parlare con nessuno.

Fonte: http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2014/02/14/news/l-immagine-della-crisi-era-li-a-penzoloni-legato-con-una-corda-al-collo-1.8666245

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