L’evoluzione dei pidocchi

Una nuova ricerca scientifica potrebbe consentire ai biologi di approfondire le loro conoscenze su quanto accadde nel turbolento periodo in cui i dinosauri iniziarono a estinguersi lasciando il palcoscenico dell’evoluzione ai mammiferi e agli uccelli. Questa nuova macchina del tempo si basa sulla ricostruzione dell’albero evolutivo dei pidocchi. Studiando questi parassiti, Vincent S. Smith, un ricercatore del Museo di Storia Naturale di Londra, si è reso conto che alcuni rami del loro albero evolutivo sono così remoti da rendere molto probabile la loro esistenza al tempo dei dinosauri.

Insieme ai propri colleghi, Smith ha ricostruito l’evoluzione dei pidocchi studiando il DNA delle specie di questi insetti che esistono ancora oggi e che infestano mammiferi e uccelli. Solitamente questi parassiti sono altamente specializzati. Questo significa che ogni specie di pidocchio si è adattata a un particolare tipo di pelliccia o di piume, cui riesce ad attaccarsi grazie alla specifica forma delle proprie mandibole. Il livello di adattamento è molto preciso, spiega Nicholas Wade sul New York Times, e quando la specie dell’animale infestato cambia e si evolve, anche quella del pidocchio si diversifica per meglio adattarsi alle nuove caratteristiche della specie che infesta.

Il tipo di pidocchi che vive sul cuoio capelluto dell’uomo, per esempio, si è evoluto dai pidocchi dello scimpanzé quando gli antenati degli esseri umani e dei primati si sono divisi circa cinque milioni di anni fa. Il pidocchio che si attacca ai peli pubici, invece, è parente dei pidocchi dei gorilla, dai quali si è separato circa 13 milioni di anni fa. Le specie dei pidocchi umani rispecchiano le divisioni che si trovano nell’albero evolutivo degli esseri umani e delle scimmie. Allo stesso modo, le specie di pidocchi che infestano mammiferi e uccelli riflettono le divisioni avvenute tra gli antenati degli animali da quando esistono questi parassiti.

Per ricostruire l’evoluzione dei pidocchi, Smith è partito da due fossili di questi parassiti scoperti negli ultimi anni, uno vecchio di 44 milioni di anni e un altro risalente a 100 milioni di anni fa. I due reperti hanno permesso ai ricercatori di stabilire che i pidocchi iniziarono a separarsi in due specie differenti molto prima della fine del Cretaceo. Secondo Smith e i suoi colleghi, questo indicherebbe che le specie infestate dai pidocchi, sia mammiferi che uccelli, avessero iniziato a differenziarsi prima della fine dell’epoca dei dinosauri.

Questo nuovo studio riporta di attualità una disputa scientifica di lungo corso sulla diffusione e diversificazione degli uccelli e dei mammiferi. Una scuola di pensiero ritiene che entrambi abbiano iniziato a proliferare nel Cretaceo, iniziato circa 145 milioni di anni fa, e che molte specie siano poi riuscite a sopravvivere al disastroso cataclisma che portò alla rapida estinzione dei dinosauri. Secondo un’altra scuola di pensiero, mammiferi e uccelli iniziarono a differenziarsi in maniera significativa solo dopo la fine dei dinosauri.

I fossili fino a ora trovati suggeriscono che i mammiferi placentati, la quasi totalità dei mammiferi come li conosciamo oggi, non abbiano iniziato a differenziarsi in maniera significativa fino a circa 65 milioni di anni fa. Una spiegazione potrebbe essere data dal fatto che, una volta estinti i dinosauri, a parte qualche specie evolutasi in uccelli, i mammiferi placentati abbiano colmato gli spazi lasciati vuoti dai dinosauri nell’ecosistema. Gli studi basati sul DNA delle specie ancora oggi esistenti suggeriscono che le cose siano andate diversamente e che i mammiferi placentati abbiano iniziato a evolversi e differenziarsi ben prima di 65 milioni di anni fa quando si arrivò all’estinzione dei dinosauri.

I detrattori ammettono che il lavoro di Smith dimostra che i pidocchi iniziarono a differenziarsi nel corso del Cretaceo, suggerendo che avessero iniziato a farlo anche gli animali che avevano infestato, ma ricordano che i fossili dei mammiferi placentati fino a ora scoperti sembrano escludere una differenziazione precedente ai 65 milioni di anni fa degli stessi mammiferi. Una ipotesi è che i pidocchi si fossero evoluti su particolari specie di mammiferi non placentati che si estinsero contestualmente ai dinosauri.

Se così fosse, obietta Smith, quelle specie di mammiferi non placentati si sarebbero però estinte portandosi dietro i pidocchi che si erano specializzati su di loro.

Questi pidocchi non sarebbero dovuti saltar fuori nel suo albero evolutivo – spiega Smith – a meno che non siano stati in grado di trasferirsi sulle specie di mammiferi placentati, e sono pochi i pidocchi che cambiano tipo di animale da infestare.

Secondo Smith, i pidocchi infestarono gli uccelli prima dei mammiferi, in parte perché questi parassiti sono molto più comuni tra i volatili. Ogni famiglia di uccelli tranne una ha il proprio tipo di pidocchi, e c’è una specie di uccello, il tinamo gigante, che ne ha ben 18 tipi diversi, probabilmente perché ha piume variegate per ognuna delle quali c’è un particolare pidocchio. Considerati i rami più antichi dell’albero di famiglia dei pidocchi, è molto probabile che il primo pidocchio abbia infestato i dinosauri con le piume, gli antenati degli uccelli. ( Fonte: www.ilpost.it)

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