L’Europa vuole l’Ucraina senza pagare i debiti che Kiev ha con Mosca

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La questione ucraina è, come tutte le crisi internazionali, una questione economica, Mosca ha mantenuto Kiev negli ultimi anni con miliardi di euro e dietro l’attuale lavoro delle Diplomazie fra l’Occidente (la Germania in particolare) e la Russia, nella realtà, si parla di grano e gas per trovare un accordo economico.

Ieri sera hanno inaugurato insieme la fiera-monstre della tecnologia a Hannover, il Cebit, con paroloni sulle sfide del millennio, ma per Angela Merkel e David Cameron è stata l’ennesima giornata frustrante della crisi più novecentesca del nuovo secolo, quella ucraina. Ieri mattina, in una telefonata con Vladimir Putin, l’ennesima, la cancelliera ha definito «illegale» il referendum in Crimea previsto per domenica prossima e ha ricordato al presidente russo che il voto del 16 marzo è «contrario alla Costituzione ucraina e al diritto internazionale», secondo quanto riferito dal suo portavoce, Steffen Seibert.

Merkel ha espresso anche rammarico per la mancanza di progressi nel tentativo di costruire un gruppo di contatto, molto caldeggiato da Berlino. Ma Putin le ha replicato chiaro è tondo che il referendum è legittimo e che «i passi presi dalle autorità della Crimea sono basati sul diritto internazionale e mirano a proteggere i legittimi interessi della popolazione in Crimea». La telefonata, secondo indiscrezioni, sarebbe avvenuta a fianco di Cameron e nel pomeriggio il Cremlino e Downing Street hanno confermato anche un dialogo tra Putin e il premier britannico.

Al di là degli impegni «per trovare una soluzione diplomatica» che secondo gli inglesi sarebbero stati espressi anche da Mosca, la situazione rimane tesissima. E arriva dopo una settimana in cui la Germania è riuscita sia a frenare i falchi che volevano sanzioni più dure in Europa sia ad ammansire gli americani. Tuttavia, se da qui a domenica prossima e al fatidico appuntamento con il referendum non arriveranno segnali di distensione da Mosca, per Berlino e la sua linea del dialogo a oltranza, rischia di essere una settimana pesantissima. Ieri si sono sentiti di nuovo al telefono anche i capi delle due diplomazie, Frank-Walter Steinmeier e Sergej Lavrov.

Ma secondo ricostruzioni varie, i rapporti sono al minimo storico. Il faccia a faccia dell’inizio della scorsa settimana è stato il più disastroso da quando si conoscono, oltre dieci anni. A fronte dei tentativi di Berlino di limitare al massimo le incursioni degli americani nella delicatissima trattativa, il tedesco sperava in un cenno da parte di Mosca in direzione di una «de-escalation». Che non è mai arrivato, né la sera della cena a Ginevra, né nei giorni successivi. Anzi, la tensione sta crescendo.

In sostanza, dopo aver annunciato nei mesi scorsi al mondo un cambio di passo nella politica internazionale, la Germania ha trovato subito un banco di prova terrificante: la più grave crisi europea dalla caduta del Muro di Berlino, come l’ha definita Steinmeier. E gli occhi di tutto il mondo sono puntati sulla Merkel e su di lui, per sbrogliare la matassa ucraina. I prossimi giorni, saranno cruciali. Non solo per l’Ucraina, anche per la «nuova» Berlino.

Tonia Mastrobuoni

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