" L'esplosivo piano di Bazil". La recensione

La nuova commedia del regista e sceneggiatore Jean - Pierre Jeunet è particolarmente divertente, piena di inventiva e con la sottolineatura di una forte tematica sociale.
Bazil lavora in un videonoleggio e per una strana coincidenza un proiettile gli si conficca in testa.
La fortuna di Bazil è che il corpo estraneo non lo uccide, ma non può neanche essere estratto, dovrà rimanere dov’è. Uscito dall’ospedale si ritrova senza casa e senza lavoro, decide di racimolare qualche spicciolo esibendosi di fronte a un ristorante. Viene subito notato da un rigattiere che lo porta dai suoi amici, diventati oramai una famiglia.
Bazil viene adottato dalla banda e si metterà subito a lavoro. Durante il suo giro di raccolta materiali, Bazil riconosce il logo dei fabbricanti d’armi, che hanno causato la morte del padre e che avrebbero potuto fare la stessa cosa con lui. Si mette in azione per vendicarsi e tutta la banda di rigattieri lo aiuta a portare a buon fine il suo piano, un piano molto ingegnoso.

Jean - Pierre Jeunet ha preso delle persone comuni, dei semplici rigattieri, che a prima vista non potrebbero minimamente sperare di sconfiggere un colosso come lo sono i fabbricanti d’armi, ha messo a confronto la forza e il cervello.
Bazil è astuto, ingegnoso, pieno di iniziativa e la sua gang è formata da persone con delle caratteristiche specifiche utili ad ogni parte del piano. Da una parte Jeunet ha delineato degli individui buoni, solidali, eccentrici, goffi, a volte poetici e soprattutto profondamente umani, dall’altra ha dato la voce a una realtà più che presente nella società odierna, quella dei mercanti d’armi, che a ben guardare sono delle persone normalissime: hanno una famiglia, dei figli, mangiano e bevono come chiunque e vogliono fare tanti soldi, non pensano al loro lavoro in maniera deprecabile, molti ne parlano come fosse una continua scoperta tecnologica, come un inventore che realizza un oggetto con caratteristiche più sofisticate del precedente.
La stessa cosa capita a questi individui, la differenza è che i loro prodotti sono venduti e usati per fare del male al prossimo, per causarne la morte. Questi individui dormono tranquilli, in fondo non sono loro a premere il grilletto o a piazzare una mina antiuomo che può togliere la vita a un bambino innocente, questo è quello che si dicono per tacitare la propria coscienza.
Un aspetto che emerge dai rapporti tra i vari rigattieri è il senso di famiglia che li unisce e il loro modo di comportarsi gli uni con gli altri li rende tali: in una famiglia ci si aiuta, ci si protegge e si resta uniti.

L’elemento fantasioso che l’autore ha cosparso lungo tutto l’arco narrativo deriva in primis proprio dal suo protagonista e dall’eccezionalità di ciò che gli accade all’inizio della storia. Questo permette di giocare fin dai titoli di testa che sono i titoli nei titoli di un altro film (idea che Jeunet aveva in mente di realizzare già da tempo). Jeunet non si è posto nessun limite, compresi riferimenti e citazioni. Il più forte riferimento sono i film di Sergio Leone, che l’autore ama molto.
Nel film ci sono tutte le cose che ama, non potrebbe realizzare un film in altro modo, a suo dire.
È una commedia slapstick alla Buster Keaton che si amalgama con un aspetto serio come lo sono le armi, senza diventare serioso o lezioso o moraleggiante. Il film mostra una realtà portando lo spettatore a riflettere senza che ci sia alcuna drammaticità.

In una sequenza in particolare, poi, Dany Boom cita Charlie Chaplin, nel modo di porsi ed esprimersi, ciò è nato dall’improvvisazione dell’attore senza che se ne rendesse conto, una mera coincidenza, che è piaciuta al regista tanto da non potersi esimere dallo scegliere come sottofondo musicale quello di “Luci della città”.
L’esplosivo piano di Bazil è veramente ricco di sorprese, colpi di scena e di creatività, dovute al modo personale e originale in cui Jeunet racconta le sue storie, uniche e irripetibili, con la presenza di peculiarità che fanno parte della sua poetica dal suo film d’esordio “Delicatessen” (1991) a “Il fantastico mondo di Amélie” (2001).
Tutti i suoi personaggi sono persone comuni con un dono speciale e con un non so che di poetico.
È un film che merita appieno di essere visto. ( Fonte: www.cinemalia.it)

Autore: Francesca Caruso

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