" L’emblema del fallimento di Berlusconi" di Gianni Saccani

La crisi che l’attuale governo Berlusconi sta attraversando ormai da diversi mesi, in maniera più o meno plateale a seconda delle oscillazioni quotidiane della conflittualità e delle tensioni interne alla maggioranza, sta facendo pagare un prezzo incredibilmente alto all’economia sia in termini di posti di lavoro che di investimenti; nuoce all’immagine del nostro paese verso gli operatori esteri, che non investono in Italia per colpa dell’incertezza; blocca le iniziative legislative inerenti vari settori dell’economia frenando di conseguenza lo sviluppo; non attiva i finanziamenti pubblici sulle opere infrastrutturali. In una fase congiunturale che vede l’Italia penalizzata in termini di competitività con gli altri stati, lamancanza di una guida politica fa aumentare ulteriormente il divario tra noi e gli altri. Ormai non si può nascondere il disagio, l’imbarazzo, in molti casi il risentimento che circola tra i comuni cittadini, ma anche e soprattutto tra numerosi operatori, manager e imprenditori grandi e piccoli del sistema economico.

Non è un caso se negli ultimi mesi sono stati indirizzati a più riprese messaggi fortemente negativi a questo governo da parte del presidente degli industriali EmmaMarcegaglia, del presidente della Fiat Marchionne, dal Governatore di Bankitalia Draghi (personaggi certamente non di sinistra), oltre ai moniti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sono l’emblema del fallimento di Berlusconi e della sua politica. È un risentimento generato da un governo che non ha governato, che ha fatto promesse non mantenute, che nonostante la maggioranza schiacciante del centrodestra in Parlamento è riuscito ad andare in crisi rischiando di implodere dopo solo due anni come l’ultimo governo Prodi. Ma Prodi si reggeva su una maggioranza di soli due senatori. Agli operatori economici ciò che realmente interessa è di potersi muovere in un contesto in cui siasiano garantite pari opportunità a tutti e dove sia vigente il rispetto comune delle regole.

Due opzioni che il «buon governo» dovrebbe rendere disponibili e tutelare sopra ogni cosa. In realtà nel 2010 è emerso che l’Italia è scesa al 67esimo posto nel mondo come livello di corruzione, dietro persino al Ruanda! Sappiamo che le imposte evase nel nostro paese sono stimate a oltre 125 miliardi di euro l’anno! Dai dati resi noti proprio dallo Stato i contributi non pagati a vario titolo dalle imprese superano i 40 miliardi l’anno. Secondo l’Istat in Italia 4,8 milioni di persone hanno un doppio lavoro, sono il 17,6 per cento degli occupati, quasi il doppio dei disoccupati. Coloro che hanno una duplice attività nellamaggior parte dei casi percepiscono compensi in nero e senza l’onere dei contributi da versare per il datore di lavoro. Sempre l’Istat dichiara che un giovane su quattro è senza lavoro e la disoccupazione generale continua a crescere.

È opinione unanime che uno Stato moderno dovrebbe munirsi di infrastrutture, realizzate in tempi ragionevoli e con costi allineati agli altri paesi occidentali, per essere competitivo in tutti i settori economici. La criminalità organizzata controlla pezzi di territorio a cui non intende assolutamente rinunciare: un esempio emblematico è il caso «immondizia» a Napoli, ogni volta risolto a parole ma irrisolto nei fatti. Di fronte ai conflitti fra sindacati e imprese per il rinnovo dei contratti, non da ultime le vicende Fiat, il governo è assente o fa da spettatore, non avendo in serbo alcuna strategia di politica economica. Fermiamoci a questi punti, ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo. Supponiamo che voi siate a capo del Governo: da dove partirebbe la vostra azione?

Nella vostra lista delle priorità ci sarebbe il legittimo impedimento, la separazione delle carriere dei magistrati, l’imbavagliamento delle intercettazioni telefoniche, la riforma elettorale, la par condicio, la non processabilità dei vertici dello Stato durante il loro mandato? Anche non volendo fare il processo a Berlusconi, è legittimo chiedersi perché uno che è stato ed è imprenditore, non capisca queste esigenze del paese? E ipotizzando che le capisca, perché non si adopera più attivamente per porvi rimedio? Chi o cosa glielo impedisce? Il malumore che serpeggia e monta da mesi tra le fila dei simpatizzanti e votanti del Pdl, parte proprio da queste semplici domande finora eluse dall’esecutivo. I grandi giornali stranieri continuano a sottolineare l’inattività e la debolezza dell’esecutivo e l’inadeguatezza di questo presidente del consiglio. Le stesse rivelazioni di Wikileaks hanno confermato la progressiva perdita di autorevolezza dell’Italia nel consesso internazionale a causa delle ambigue amicizie/alleanze di Berlusconi con alcuni capi di regime (Putin, Gheddafi, Lukashenko) fra l’imbarazzo degli alleati europei.

La stampa alleata di Berlusconi invece ha cercato di far passare come più riprovevole la casa di Montecarlo venduta da Fini rispetto alle feste a luci rosse nelle ville del premier, ma entrambi, Fini e Berlusconi, ci sembrano responsabili di fronte agli italiani di comportamenti poco adatti a uomini investiti di così alte responsabilità istituzionali. Lo scandalo della minorenne e delle vere o presunte escort non è altro che la goccia che ha fatto traboccare il vaso: è il segnale di una delusione palese nei confronti di colui che non stamantenendo fede alle promesse fatte di cambiare l’Italia. Mai era capitato nell’era di Berlusconi che questa disaffezione facesse capolino inmaniera così evidente. Tra coloro che si erano lasciati incantare dalla favola del ricco benefattore e imprenditore di successo, sceso in politica nel lontano 1994 per risolvere i problemi dell’Italia e degli italiani, il sogno comincia a svanire.

Dietro a queste miserrime vicende personali c’è purtroppo un’Italia che fatica e arranca, che non riesce a stare al passo degli altri paesi occidentali, un’Italia che meriterebbe maggiore cura e attenzione da parte dei suoi vertici. L’opinione pubblica, la gente comune, vorrebbe vedere la sua classe politica attivarsi per affrontare i veri problemi a partire da quei punti sopra elencati, per iniziare a cambiare il paese, a dare sicurezza e giustizia vera: la giustizia di un lavoro, la giustizia di una eguale tassazione per tutti, la giustizia contro la corruzione nei pubblici uffici, la giustizia contro le mafie storiche del sud e quelle gemelle del nord.

Autore: Gianni Saccani

Responsabile Economia e Lavoro PD Lodigiano

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog