L'Aquila e il terremoto: "Finiti i soldi"

Da tempo il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente sembra il grillo parlante. Anche ieri non si è sottratto a quel ruolo, che si è cucito addosso sulla scorta degli eventi legati alla gestione post-terremoto: “I soldi sono finiti – ha spiegato – è questa la realtà drammatica nella quale si trovano gli enti e le istituzioni locali abruzzesi impegnate nella gestione e ricostruzione del post terremoto”.

 

I numeri hanno la testa dura, e “in questo momento – ha aggiunto Cialente – ci troviamo con 70 milioni di buco con tutti gli albergatori, gli ultimi acconti sono stati pagati ad agosto, settembre e ottobre dalla Regione. Dal mese di novembre non è arrivato più un euro”.

 

Resta il mistero su dove siano finiti i soldi dell’emergenza: “Proprio questa mattina (ieri, ndr) parlavo con il ministero – ha osservato il sindaco del capoluogo abruzzese – e sembra che da qualche parte i soldi ci siano, che sia rimasto qualcosa alla Protezione Civile, ma la Protezione Civile dice di non averli. La situazione è drammatica e nessuno sembra volerlo capire”.

 

L’unica possibilità per provare a porre rimedio alla situazione “è che Tremonti – ha auspicato Cialente – accetti di incontrarsi con me e con il Presidente della Regione Chiodi, almeno vorremmo spiegare. Io ormai Tremonti lo chiamo due volte a settimana, ma non ho mai avuto il piacere di poterci parlare”.

 

E a Tremonti si è rivolto ieri anche lo stesso Chiodi: “Con una lettera molto chiara gli ho chiesto per venerdì un incontro sui fondi per i debiti contratti nella fase di emergenza”. Il ‘governatore’ ha sostenuto inoltre che i fondi per la ricostruzione ci sarebbero e dovrebbero essere spesi in fretta. Pur aggiungendo che “alcuni obblighi sono stati assunti ma non ancora assolti” e non mancano i conti da saldare, aperti dalla Protezione civile nella fase della prima emergenza ed ereditati dalla sua struttura.

 

Così, nel silenzio che si accompagna alle conseguenze della crisi economica in salsa aquilana, “chi sta fallendo sono le piccole imprese – ha affermato ancora il sindaco Cialente – che stanno alla canna del gas: in questo momento stanno subendo i pignoramenti perché sono legate soprattutto al contributo diretto”.

 

E proprio da un albergatore di Alba Adriatica è giunta ieri – dalle pagine del quotidiano “il Centro” – una drammatica comunicazione: gli ultimi ospiti sfollati provenienti dall’Aquilano dovranno riconsegnare le camere entro fine settimana, perché l’imprenditore ha denunciato di trovarsi ormai sul lastrico a causa dei ritardi nel rimborso delle spese per l’accoglienza dei terremotati del 6 aprile 2009.

 

Nelle 130 strutture ricettive del teramano coinvolte nell’emergenza, che ancora oggi ospitano 792 aquilani senza casa, gli albergatori avrebbero dovuto ottenere il rimborso di un primo acconto delle spese al momento della presentazione della fattura e il saldo entro i 60 giorni successivi. A quanto pare così non è andata e se “fino a quando c’è stata la Protezione civile a gestire l’emergenza – ha sostenuto l’albergatore al giornale abruzzese – abbiamo ricevuto pagamenti posticipati ma regolari”, da quando la competenza dei rimborsi (dal 1° gennaio) è passata alla Regione il flusso si sarebbe fermato bruscamente. “La questione non è che finché c’era la Protezione Civile funzionava tutto e ora che ci sono gli enti locali a gestire i problemi tutto è fermo – ha ribattuto ieri al proposito Massimo Cialente – la realtà è che i soldi sono finiti”.

 

L’ultimo bonifico sarebbe giunto all’albergatore a metà giugno, riferito al saldo delle spese di agosto 2009. Per far fronte alle spese correnti (stipendi, acqua, luce, gas, lavanderia, alimenti, pulizia, telefono) l’albergatore ha chiesto prestiti in banca, accumulando uno scoperto di mezzo milione di euro. “E non c’è un referente con cui parlare – ha denunciato – l’unica cosa che mi hanno detto quando ho telefonato è che l’ente non ha soldi per i rimborsi e che facciamo bene a mandare via gli sfollati”.

 

Lo stesso Cialente ha puntualizzato che il caso in questione, scoppiato ad Alba Adriatica, non è affatto isolato e che lui stesso è subissato di proteste di albergatori allo stremo. “Ora l’obbligo di trovare una soluzione non è nostro ma dello Stato”, ha concluso dal canto suo il proprietario dell’hotel. Mentre qualche blogger aquilano ha ironizzato amaramente, ieri, osservando che “adesso si potrebbero rimontare le tende in giro per la città: è la stagione ideale”.

( Fonte: inviatospeciale.com )

Autore: Paolo Repetto

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