Italia predata, basta euro

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Mentre un altro pezzo d’Italia viene predato, l’allegro governo di Matteo Renzi veleggia impavido verso le sue riformette. Dopo lunedì, giorno designato per varare il testo di riforma del Senato, a breve toccherà infatti al cosiddetto “Jobs Act”, riformetta ammazza-lavoro che il paggio di Firenze ha avuto modo di propagandare anche nella conferenza stampa con Obama.
La notiziola di giovedì – surclassata da auguste cronache sul colore delle cravatte di Obama e di Renzi – è stata questa: “La Banca centrale cinese (la Banca del Popolo della Cina) ha acquisito oltre il 2 per cento di Eni ed Enel, i due maggiori gruppi italiani dell’energia”. Più precisamente il controllo del 2,102% dell’Eni e del 2,071 dell’Enel sono volati via verso il Pacifico.
Nessun commento dai padroni dei partiti. In fondo si tratta soltanto di un paio di pezzi di residua sovranità nazionale che se ne vanno via, ed è una quisquilia, per Lor Signori, tutti attenti, invece, alle segrete manovre di potere interne ai loro partiti.
In casa Pd, dove le antenne della Cgil, i Giovani Turchi di Orfini, i bersaniani con Fassina e i seguaci  di Cuperlo stanno cercando di aggregarsi per fare fronda interna al presidente del Consiglio-segretario dei democratici.
In casa Forza Italia, dove prosegue la lotta di semisuccessione all’ex Cavaliere.
E nelle mansarde del Ncd, Udc, Per l’Italia e Scelta Civica, dove tutti sono presi dalle spartizioni di candidature in vista delle europee.
E il popolo italiano?
Beh, deve restare allineato, con la complicità della propaganda e della disinformazione mediatica, al famoso detto dell’antica Roma: “quod licet Jovi non licet bovi”. E cioè: il popolo bue non ha diritto di parola. A lui ci pensa Giove (o chi si sente unto da qualche dio, come appunto un capo di governo o un capo-partito).
Tuttavia qualcosa può cambiare. Si è aperto, di questi tempi, in Italia, un varco per una protesta popolare di massa in grado di far crollare a terra chi si crede assiso su un artificioso Olimpo.
E’ il varco della battaglia contro l’euro, la moneta delle banche che ha ridotto l’economia nazionale a schiava dell’usura della finanza internazionale.
Il vento che giunge dalla Francia, e non solo dalla Francia, è un segnale per mobilitarsi tutti.
In Italia, quale che sia la critica possibile a questa forza politica, è la battaglia chiave portata avanti dalla Lega dell’altro Matteo, Salvini.
Una vittoria alle europee del 25 maggio del fronte del no a quest’Europa delle banche e dell’usura, delle tasse e del rigore, non potrà che essere una scossa salutare per tutti.
E lo sarà anche se tale vittoria dovrà essere spartita con il M5 Stelle, un movimento comunque euro-critico.
Per una volta, sferriamo un vero e sonoro schiaffo al sistema.
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