Italia nucleare, Bossi: ''Il Veneto non vuole centrali''

Di fronte a quanto accade a Fukushima rischia di arenarsi il programma nucleare su cui tanto aveva puntato il governo italiano. L'ultimo stop è arrivato dal leader della Lega Nord, Umberto Bossi, che ormai è l'azionista di riferimento del governo Berlusconi.

"Sul nucleare - ha detto Bossi - decide il territorio. E il Veneto non vuole centrali".

Sostenere, come fa il laeder leghista, che "decide il territorio" significa in realtà che nessuna nuova centrale si farà. Se il Veneto, infatti, è pronto a dire no, perché dovrebbero dire di sì i cittadini delle altre regioni?

 

Il dietrofront del ministro Romani

Due giorni dopo le dichiarazioni oltranziste da Bruxelles, il ministro dello Sviluppo economico, Romani, ci ripensa. Sul nucleare occorre fermarsi e riflettere, ha detto il ministro questa mattina, tenendo conto della situazione disperata di Fukushima.

Eppure, ancora ieri, la maggioranza ha mostrato di voler andare avanti sulle scelte nucleari per l'Italia.

Il ministro ha aggiunto che "occorre fare scelte condivise conle comunità locali".

Insomma il programma nucleare del governo sembra prossimo a uno stop, anche perché incombono i referendum.

 

Saglia: "Solo nelle regioni favorevoli"

Sì alle centrali, ma solo nelle regioni che si dichiareranno favorevoli. Dunque il governo va avanti, ma solo con l'appoggio dei diretti interessati, mostrando dunque maggiore cautela sul tema.

Alla polemica nucleare sì, nuclerae no si aggiungono infatti le parole del sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, Stefano Saglia, intervenuto nel corso della seduta delle Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera di ieri sera.

La seduta aveva come oggetto proprio il decreto legislativo 31 sul programma nucleare italiano.Poco più di un anno fa, la Cassazione 1 ha infatti stabilito che, per la costruzione di un impianto nucleare, lo Stato ha l'obbligo di chiedere un parere alle Regioni interessate, parere però "non vincolante" rispetto alla decisione. E, a fine 2010, la Consulta aveva bocciato le leggi regionali 2 con cui Puglia, Calabria e Campania avevano "vietato" il nucleare nel loro territorio, legiferando in una materia che è specifica competenza del governo centrale.

Ebbene, per Saglia quel parere regionale ora diventa politicamente vincolante: "Non si potranno realizzare le centrali nucleari nelle Regioni che si esprimeranno negativamente sulla localizzazione degli impianti nel loro territorio e il programma energetico nucleare non potrà

essere realizzato in assenza di una totale condivisione delle comunità territoriali coinvolte" ha volutamente sottolineato ieri sera il sottosegretario.

 

 

Quando Romani diceva: "Andiamo avanti"

Continua intanto lo scontro tra il governo e il Pd, che su questo tema chiede di fermarsi. Dopo l'intervento del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, a confermare la linea di Palazzo Chigi è stato ieri il ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani. "L'Italia non torna indietro, sarebbe impensabile", ha detto da Bruxelles. Chiarendo che: "Tutti i paesi europei hanno centrali. Il 19% dell’energia che consumiamo in Italia è prodotta dal nucleare, è inimmaginabile tornare indietro su un percorso già attivato".

 

Bersani: "Il governo si fermi"

Per il Pd, è il segretario Pier Luigi Bersani ad alzare la voce. "Il governo dica 'mi fermo un attimo'": ha esortato il segretario dei democratici rispondendo ai giornalisti alla Camera. Ma il dibattito sull'energia dell'atomo è acceso in tutto il mondo. Il Giappone e il terrore che sta scatenando la centrale di Fukushima ha spinto a interrogarsi sui rischi. E se la Germania ha annunciato oggi la chiusura di 7 centrali, gli Usa hanno invece deciso di andare avanti.

 

Gli Usa vanno avanti

La tragedia di Fukushima non spaventa infatti il presidente degli Stati Uniti. Barak Obama non intende fare marcia indietro sulle sue politiche sull'energia nucleare confermando la volontà di realizzare 20 nuovi impianti da finanziare con prestiti per 36 miliardi di dollari.

Non a caso il suo portavoce, Jay Carney, ha ribadito che l’energia nucleare "rimane una componente dell’ampio piano energetico" della Casa Bianca.

 

La Germania chiude 7 centrali

Dopo aver annunciato ieri la chiusura delle due centrali nucleari più vecchie, oggi la Germania alza il tiro e annuncia la chiusura di ben 7 impianti almeno fino a metà giugno, senza escludere la non riapertura per sempre.

Il disastro verificatosi in Giappone costituisce "uno spartiacque nella storia della tecnologia mondiale", ha spiegato la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Aggiungendo che è stata data "priorità alla sicurezza", poichè i criteri alla base della centrale di Fukushima si sono rivelati "insufficienti di fronte alle forze della natura".

Gli impianti interessati dalla decisione sono quelli di Biblis A e B, Neckarwestheim, Brunsbuttel, Isar 1, Unterweser e Philippsburg 1.

Si tratta di centrali costruite prima del 1980 in cui nel corso degli anni si sono verificati fra i 39 e gli 80 problemi tecnici.

Le 7 centrali tedesche rimarranno spente fino al 15 giugno, data di scadenza della moratoria di tre mesi destinata a verificare la sicurezza di tutti gli impianti nucleari tedeschi, ma il ministro dell'Ambiente Norbert Roettgen (Cdu) ha affermato che "rimane aperta" la questione se tutti gli impianti o alcuni di essi potranno in seguito continuare a produrre energia. ( Fonte: www.ilsalvagente.it)

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