Italia: attacco alle rinnovabili

Le rinnovabili in Italia sono ancora sotto scacco. Mentre al Senato, con la fiducia sulla finanziaria, viene confermato il taglio del 30 per cento nel 2011 rispetto alla spesa sostenuta quest’anno dal Gse (Gestore servizi energetici), il presidente dell’Autorità per l’energia, Alessandro Ortis, nella sua Relazione al Parlamento, sferra l’affondo: gli incentivi alle fonti rinnovabili vanno rivisti, dato il loro livello «eccessivamente elevato - perché altrimenti - c’è il forte rischio di un aumento delle bollette fino a oltre il 20 per cento, da qui al 2020».

 

Un brutto clima, che rischia di far finire in secondo piano anche le poche buone notizie.

Come l’approvazione di altri due provvedimenti attesi dal settore: il nuovo Conto energia e il decreto attuativo della legge 387 del 2003 che alleggerisce gli iter autorizzativi per costruire di impianti alimentati da fonti rinnovabili. «Li accogliamo con favore - spiega il direttore dell’Associazione produttori energia da fonti rinnovabili (Aper), Marco Pigni - servono a mantenere in equilibrio il sistema elettrico nazionale, introducendo elementi di stabilità e certezza e indirizzando con maggiore credibilità verso gli obiettivi vincolanti del Piano d’azione nazionale al 2020, in fase di presentazione a Bruxelles». Nel maxi-emendamento alla manovra, il Senato ha ripristinato la cosiddetta “priorità di dispacciamento”: l’obbligo per il Gestore servizi energetici (Gse) di riacquistare i certificati verdi in eccesso sul mercato, evitando il crollo del loro valore e continuando a garantire gli incentivi per l’energia elettrica da fonti rinnovabili.
 
Questo strumento, soltanto nel 2009, ha garantito incentivi per 1,2 miliardi di euro. Inoltre i certificati non gravano sul bilancio dello Stato ma vengono ripagati dai consumatori, con una specifica voce sulla bolletta elettrica, quando comprano energia pulita. Uno strumento utilizzato anche dalle imprese che producono energia da fonti convenzionali (petrolio, carbone, metano) per rispettare la legge che le obbliga a usare almeno per il 2 per cento di rinnovabili. Per il presidente dell’Autority gli inventivi ( fonti assimilate Cip6, come i termovalorizzatori, escluse), nel 2010 supereranno i tre miliardi di euro, toccando quasi il 10 per cento del costo annuale del sistema elettrico nel suo complesso.

 

«L’incentivo medio - ha attaccato Ortis nella sua Relazione - risulta pari a circa il doppio del valore dell’energia prodotta e così paghiamo l’energia incentivata tre volte quella convenzionale». Un trend che, secondo Ortis, deve essere invertito. Come? Attraverso «una revisione della durata e del livello delle incentivazioni e una correzione dei malfunzionamenti del mercato dei certificati verdi».

 

La risposta degli ambientalisti non tarda ad arrivare. Legambiente parla di «ossessione nei confronti degli impianti da fonti rinnovabili e preoccupazioni sovradimensionate ». Il responsabile Energia dell’associazione, Edoardo Zanchini, ricorda come «per anni sono stati regalati in Italia, nel più completo silenzio, oltre 30 miliardi di euro ai petrolieri e ai raffinatori grazie agli incentivi agli impianti Cip6, per non dimenticare i 400 milioni che paghiamo ogni anno per lo smaltimento delle vecchie centrali nucleare, o le tante altre voci di spesa che non c’entrano nulla con l’energia e che pesano, in maniera ingiusta, sulle tasche dei cittadini». ( Fonte: terranews.it)

Autore: Alessandro De Pascale

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