" Istat: gli italiani e i gay " di Rosa Ana De Santis

http://www.altrenotizie.org/images/stories/2012-2/gay2.jpgL’Istat, nella Giornata Mondiale contro l’omofobia, ha presentato alla Camera dei Deputati i propri numeri: sono circa un milione gli italiani che si dichiarano omosessuali o bisessuali. Uomini per lo più del nord e del Centro Italia. Un numero certamente approssimato per difetto, dal momento che tanti omosessuali non si dichiarano, visto il clima socioculturale imperante.

La famiglia è il luogo in cui è più difficile fare outing e il sistema normativo italiano, al confronto di molti altri Paesi europei, mostra tutte le sue anacronistiche lacune sull’argomento. Eppure il 43,9% degli italiani si dice d’accordo al matrimonio gay, e il 62% a una qualche altra forma di regolamentazione. E’ invece sull’adozione dei figli che gli italiani in maggioranza dicono di no.

La mancanza di riconoscimento giuridico, unita ai sempre più diffusi episodi di discriminazione, obbliga a ragionare concretamente e subito sulla necessità di approvare una legge contro l’omofobia. Rispetto infatti alla discriminazione normativa che subiscono tutte le coppie di fatto nel nostro Paese, gli omosessuali patiscono un doppio danno nel momento in cui, in un clima che racconta frequenti episodi di penalizzazione, se non di veri e propri maltrattamenti, non vengono tutelati da una legge contro l’omofobia.

La scusa che la politica affidata alla patologia omofobica dei vari Giovanardi ha sempre addotto per rifiutare la legge, è sempre stata quella di non volere che la norma assumesse intrinsecamente un dato di merito sull’orientamento sessuale come criterio di tutela specifica. Sarebbe proprio questa architettura a generare una prima discriminazione. Si adduce, in opposizione ad una normativa antidiscriminatoria, che tutti siamo cittadini, tutti siamo persone. Ma è una concezione astratta, che vede la giurisprudenza come “neutra”.

Perché se è vero che il ragionamento è giusto sul piano squisitamente teorico, è vero anche che la legge parla ai fatti e non con se stessa. E i fatti ci dicono, come è stato nella storia per il razzismo contro i neri o l’emancipazione delle donne, che c’è a volte bisogno, anche in forma transitorie, di misure speciali quando i reati hanno un’impronta forzatamente ideologica.

E’ questo lo strumento che una società moderna ed attenta ai diritti civili si da per opporre con più forza il rigore della legge nei casi in cui essa viene violata in assenza di causa che non sia la discriminazione ideologica. E’ così, proprio per sanzionare l’odio razziale, che il razzismo è diventato un aggravante, èd è così, per contrastare la discriminazione di genere, che quasi ovunque sono nate le quote rosa.

A fronte della fotografia ISTAT l’Arcigay muove al nostro Parlamento la richiesta di lavorare con urgenza su un fronte importante, da troppo tempo disatteso. Per ora il governo, attraverso il Dipartimento delle Pari Opportunità, ha annunciato un maggior impegno di sensibilizzazione a partire dai banchi di scuola. Un’opera nobile e senz’altro necessaria che non dovrebbe escludere però quanto può esser fatto subito e dall’alto perché non si ripetano episodi di maltrattamenti gravissimi in una città come Roma e non nell’ultimo lembo isolato del paese.

Soltanto ieri, nel 2010, le Mine Vaganti di Ozpetek, un film che racconta delle resistenze ataviche e dei pregiudizi sull’omosessualità era stato accolto con grande partecipazione emotiva dagli italiani come il ritratto più fedele di un certo modo di pensare che ancora, purtroppo, non si è estinto e come la poesia più sofferta per raccontare il danno dell’ignoranza e la paura della differenza. Una legge contro l’omofobia potrebbe contribuire certamente a diminuire lo spread tra intolleranza e civiltà. ( Fonte: www.altrenotizie.org)

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