Islanda Chiama Italia - Anteprima

http://www.macrolibrarsi.it/data/cop/lightbox/i/islanda-chiama-italia-libro-68625.jpgOsservavo dall’alto l’Islanda scomparire oltre l’orizzonte curvo, poi dopo qualche ora di mare apparire l’Inghilterra, infine il continente.

Tornavo in Italia con la testa piena zeppa di ricordi, nozioni, date, impressioni, ma senza alcuna risposta concreta alle tante domande che sapevo mi sarebbero state fatte, alle mille obiezioni.

«L’Islanda non è l’Italia!» «Come si può paragonare un Paese di 320mila abitanti a uno di 60 milioni?» «L’economia italiana è troppo devastata per riuscire a rialzarsi»

Già, l’Italia non è l’Islanda.

Il debito pubblico italiano è pari a 2mila miliardi di euro, il debito Icesave che gli islandesi si sono rifiutati di pagare non superava i 5 milioni.

E poi ci sono lo spread impazzito, che fa crescere gli interessi sul debito, e mille problemi immensamente più complessi di quelli che poteva affrontare una nazione come l’Islanda.

Ma dagli 8mila metri di altitudine in cui mi trovavo il mondo si vede in maniera più chiara e distaccata.
Se ne percepisce la forma curva, quasi si intuisce la sua interezza sferica oltre l’orizzonte.
E osservando il mondo da così in alto non ho visto altro che mare, rocce, montagne e vallate.

Giuro.

Nemmeno una traccia dello spread, né del debito,
né degli otto mondi paralleli e virtuali che lo sovrasta

Il mondo visto dall’alto sembra molto più semplice, lineare e fisico di quello osservato ad altezza del suolo. Vedevo fiumi e città, potevo immaginare il lavoro degli esseri umani nei campi, negli uffici, le chiacchiere nei bar.

Ma i flussi di denaro, quelli proprio non riuscivo a vederli né a immaginarli.
Giunsi a una conclusione che sul momento mi apparve evidente, e che condividerò a costo di sembrare un novello Don Ferrante:

non esistono

Non esiste un debito perché è creato come appendice immaginaria di una moneta che anch’essa perlopiù non esiste. Non esiste la moneta, perché viene inventata ogni volta che qualcuno ne richiede una somma, e ci viene concessa come prestito, dunque debito. Non esistono le enormi ricchezze che si creano dal nulla nel giro di poche ore, in seguito alle oscillazioni dei mercati. Non esistono tutti i bisogni che ci spingono a fare acquisti compulsivi, che finiscono per trasformare in merci persino noi stessi, costretti a posizionarci sugli scaffali dei vari mercati: del lavoro, dell’amore, della vita.

Tutto questo groviglio di problemi non esiste, almeno visto dall’alto.

D’altro canto esistono, eccome, gli effetti concreti dell’enorme matassa inesistente.

Povertà, disuguaglianza, guerre, distruzioni.

C’è da ammetterlo, per essere cose inesistenti hanno conseguenze fin troppo palpabili.

E allora che possiamo fare?

Un buon punto di partenza potrebbe essere proprio riconoscere l’inesistenza di questi concetti. Illuminare la stanza e scacciare via i fantasmi. Opporre alla loro evanescenza risposte tangibili e concrete. Ripartire dalla terra che ci sta sotto i piedi, dalla strada sotto casa, riprendere possesso della realtà.

L’esempio dell’Islanda è significativo – al di là dei numeri che la dividono dall’Italia e da realtà più simili alla nostra – perché rappresenta una risposta locale e concreta ad alcune problematiche globali: il debito, la crisi della democrazia, lo strapotere della finanza.

Di seguito faremo una rassegna – incompleta e parziale – di altre risposte alla crisi, con l’obiettivo di creare un quadro organico che mostri come potrebbe funzionare diversamente questa società.

Islanda Chiama Italia - Libro
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