" Intervista con Ferzan Ozpetek: Magnifica libertà " di Stefano Vaccara

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

http://www.americaoggi.info/files/imagecache/home_primo_piano/files/Magnifica_presenza_1339341388.jpgVenerdì sera si è aperta al Lincoln Center la rassegna del cinema italiano "Open roads", giunta alla sua dodicesima edizione. Ad inaugurare il festival che appassiona ogni anno i newyorkesi che affollano la sala del Walter Reade Theater, c'era come ospite d'onore Ferzan Ozpetek, il regista italiano di origini turche che ha presentato il suo ultimo film "Magnifica presenza". A New York il alla fine applause, in Italia invece non sono mancate le critiche al film.

Un pasticcere siciliano aspirante attore si trasferisce a Roma. Il protagonista Pietro arriva dalla provincia di Catania, ad aiutarlo nella capitale c'è  una cugina molto affettuosa, che l'aiuta a trovare un grande appartamento in affitto che stranamente ha un costo basso...La casa si scoprirà abitata da fantasmi, spiriti di attori di una compagnia teatrale degli anni Trenta che morirono in circostanze misteriose in quella casa nel 1943. Solo Pietro riesce a vederli... Oltre a Elio Germano nel ruolo del protagonista Pietro, nel cast ci sono Paola Minaccioni, Beppe Fiorello, Margherita Buy, Vittoria Puccini,  Yusuf Antep, Claudia Potenza, Andrea Bosca, Ambrogio Maestri e una straordinaria apparizione di Anna Proclemer. 

Ferzan Ozpeteck ha concesso ad America Oggi questa intervista:

 

In tutti i suoi film c'è qualche cosa di autobiografico. È un po' cosi per tutti gli artisti.  "Magnifica presenza" come si colloca? E' forse il film dove c'è di più di lei?

«No, il film dove c'è più di me è stato ‘Saturno contro'. In questo qui ci sono ovviamente nel personaggio di Pietro molte cose mie, molte mie manie, e anche nella cucina ci sono delle cose mie. Questo è intanto un film diverso dagli altri, il primo film dove ho un protagonista così presente in tutte le scene. È un attore protagonista che aveva fatto finora film piuttosto realistici ed è la prima volta che affronta un film un po' surreale. Ecco mi interessava avere un grandissimo attore come Elio Germano e in qualche modo leggermente trasformarlo».

 

Anche lei arrivò a Roma dalla Turchia con il sogno di poter lavorare nel cinema e ora è un grande regista. Ha forse scelto che Pietro sia siciliano perché potrebbe avere molto in comune con la cultura turca?

«Ma io non penso alla Turchia o alla Grecia o alla Spagna, o alla Sicilia. Io penso al Sud del Mondo. A me piaceva che il protagonista arrivasse da un'altra parte, doveva staccarsi da qualcosa e avere le nostalgie di chi viene da un altro paese. Io credo che la vera cultura italiana sia quella del Sud, non quella del Nord. Al contrario di quello che dicono, la vera Italia per me è il Sud, per la mia mentalità, per il mio sguardo. Quindi mi piaceva molto mettere come protagonista un siciliano. Poi il personaggio a cui mi sono ispirato, al quale gli è veramente successa una cosa del genere, cioè di vedere i fantasmi mentre gli amici pensano che stia male, è un mio amico di Catania».

 

Quindi la scelta che Pietro arrivasse da Catania non era dovuta al fatto che nel cinema, quando si deve interpretare un siciliano, si preferisce il catanese che ha una cadenza più comprensibile e forse più facile da imitare...

«No appunto, ho un amico che è di Catania e mi sono ispirato a lui. E poi Elio è stato bravissimo, i miei amici siciliani dicono tutti che il suo accento è perfetto. Catania poi è una città stupenda, come è meravigliosa Palermo e tante altre città del Sud. Ripeto, io sono un grande estimatore del Sud d'Italia...».

Proprio questa settimana sempre qui a New York, in un incontro alla Casa Italiana della NYU, Pino Daniele e John Turturro nel loro "duetto" hanno detto la stessa cosa, con "la Grande Madre" che è tutto il Sud d'Italia che abbraccia il resto del Mediterraneo e il Nord Africa e che è fonte della loro ispirazione artistica...

«Esattamente»

 

Le critiche al film in Italia sono state contrastate, non sono mancate chi l'accusa d'aver messo troppa carne al fuoco... Invece a me il film è piaciuto molto, a me sembra che sfiori dei momenti anche felliniani.

«Io questo non l'ho capito, anche se me lo hanno già detto più volte. Quando tu fai il film non ti vengono in mente certe cose. Eppure poi mi hanno detto che per esempio nella scena dei personaggi che fanno i cappelli, ecco quella scena in tantissime cosa ricordava lo stile di Fellini. Ma io l'ho fatto in un modo assolutamente incoscio».

 

"Magnifica Presenza" è anche un film pirandelliano. In cui la realtà appare finzione mentre la finzione diventa realtà, e gli attori sono coloro che vivono mentre recitano mentre gli altri recitano nella vita... Insomma chi getta la maschera nei confronti della vita e riesce ad essere se stesso è solo l'attore al momento di recitare. Nel suo film ci ho visto tanto Pirandello...

«Infatti la scelta della trans che lui trova ferita per strada, rappresenta la maschera. Cioè trovare la realtà nella finzione in qualche modo. Di Pirandello e del film si è parlato molto anche in Italia. Io Pirandello l'ho dovuto citare perché andavo a  toccare un periodo, quello degli anni Trenta, in cui egli era il re del teatro. A me fa molto piacere perché anche finzione e realtà si mischiano e si confondono nella mia vita. E così il teatro in cui abbiamo girato parti del film è il Valle, lo stesso teatro dove ci fu il debutto dei "Sei personaggi in cerca d'autore" di Pirandello. Insomma varie concidenze...»

 

Forse potremmo chiamarle "coincidenze cercate".

«Chiamiamole così»

 

Pietro, il protagonista, è un omosessuale che non riesce, come dice lui stesso alla cugina mentre lei cerca di eccitarlo, "a essere gay, figurati se riesco ad essere eterosessuale".

«Io la parola omosessuale non la uso mai nel film. Ma in realtà io ho scelto che Pietro sia diverso nel suo modo di essere perché è uno che già dalla sua infanzia è abituato ad avere lo sguardo diverso dagli altri. Cioè lui non è come tutti, quindi ha una accettazione più facile delle ‘presenze'. Questo è molto importante. Perché ha già un'apertura mentale in un modo strano...»

 

Già gli altri inquilini scappano al solo sentirli i fantasmi. Lui invece, che li vede...

«Lui li vede, secondo me, perché lui è puro. Poi parlavo prima con un altro gionalista riguardo al gay o non gay. Non mi piace mai quando si definiscono le cose così. Cioé, come sette anni fa cercando dei dvd dei mie film qui negli Usa e non riuscivo a trovarli. Ma come mai, non eran più usciti? E poi mi dicono: stanno nel reparto gay. Mi sono arrabbiato tantissimo. Questo categorizzare è un atteggiamento da nazista. È come quando parlano di locali gay, per me non esistono i locali gay, esistono dei locali. Non puoi presentare una persona dicendo è gay. Perché parli dalla cintura in giù.  Una persona non va presentata con la sua sessualità. Deve essere presentata come persona. In questo caso qui, a me piaceva molto che Pietro fosse uno che è abituato alle visioni».

 

Quindi è quella sua sensibilità particolare che gli permette di vedere i fantasmi.

«Le presenze, sì».

 

Capita spesso che un paese, qualuque paese non solo l'Italia, visto dall'esterno, o da qualcuno con una visione diversa, lo si riesca a osservare meglio e a capirlo in profondità. Lei crede che l'essere turco le faccia appronfondire meglio l'Italia nei suoi film?

«Io non lo posso dire. Ma a prescindere di quale nazionale sei, secondo me c'è lo sguardo del regista e questo è valido per altri registi come Paolo Sorrentino. A prescindere di che nazione sei quindi, è un fatto di sguardo. Di dire le cose. In America ci sono tanti registi tedeschi, austriaci che sono considerati registi americani. Perché l'America è fatta dagli stranieri quindi non c'è questa cosa che c'è in Italia. Io sono molto anomalo in Italia. Sono considerato uno dei registi più importanti del cinema italiano ma con un nome e cognome completamente straniero».

 

Lei anticipa quello che sarà l'Italia.

«È un'Italia nei momenti anche ostile all'emigrato e allo straniero».

 

Ma con la sua arte lei fa un po' da apripista, per un paese dove ancora si discute se dare o meno la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia...

«Quando il MoMa fece la retrospettiva su di me, io non capivo. Ma guarda questi che hanno scelto me invece che tanti altri. Ma poi il discorso che fece il direttore, che disse che sono un regista che non è mai caduto nelle convenienze, che ha mischiato la sessualità, le religioni, le classi sociali, in un modo senza mai abbassare lo sguardo sulle cose, e allora penso che ho attirato la loro attenzione anche per questo».

 

Ozpetek, regista italiano o turco italiano, potrebbe o vorrebbe fare un film tutto ambientato negli Stati Uniti, con una storia tutta americana?

«Lei ha detto turco-italiano, io invece dico che siccome mi hanno dato la cittadinanza onoraria di Lecce dopo il film "Mine vaganti",  io vorrei essere chiamato un regista leccese (e ride...). Comunque cos'è che dicevamo? A sì, in America si potrebbe certo, e sono stato spesso sul punto di realizzarlo un film. Ma poi le cose sono sempre sfumate perché io penso che fare un film con gli americani per me sarebbe molto difficile. Perché c'è molta più forza della produzione e io vorrei rimanere libero. Poi io riesco a capire bene che i registi del passato che erano emigrati in America, ecco che erano cosiderati americani, una cosa bellissima. Invece in Italia non è ancora così... Io poi ho una condivisione con un certo pubblico in Italia che mi segue, qualunque film ha la certezza che un certo numero di persone che mi segue sempre andrà comunque a vederlo».

 

Questo film all'estero ancora non è stato visto, come si aspetta che reagirà il pubblico americano? Diversamente da quello italiano? Alcune critiche che sono state fatte al film in Italia magari qui potrebbero essere i punti forti del film e viceversa?

«In Italia il film ha diviso molto. In un cinema che ha creato il neo realismo parlare di fantasmi fa sempre un effetto strano. Però ho avuto anche ottime reazioni e infatti sto prendendo molti premi. Abbiamo nove candidature per i nastri d'argento, ho pres il ‘Ciak d'oro' per la regia anche se, per carità, anche quello non vuol dire niente. Però la gente si aspettava quaxi un seguito di "Mine vaganti" e invece hanno trovato un'altra cosa. Questo mi fa molto piacere perché comunque uno deve cambiare».

 

Quindi soddisfatto al 100% di "Magnifica presenza"?

«Non sono mai soddisfatto al 100%, ma sono comunque contento che ho fatto un film che mi piaceva fare e nella mia carriera non ho mai fatto una cosa che non mi piacesse fare».

Fonte: www.americaoggi.info

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