Intervista a Stefano Boeri. Il noto architetto si prepara alla 1° sfida, nelle 'primarie' del 14 Novembre, del Centro-Sinistra

Il prossimo 14 Novembre, i milanesi decideranno il nome di colui che sfiderà il candidato del Centro-Destra nelle elezioni amministrative del 2011, per concorrere al posto di Sindaco. Il confronto in queste 'primarie' del Centro-Sinistra meneghino è fra 4 candidati (in ordine alfabetico): Stefano Boeri, Valerio Onida, Giuliano Pisapia e Michele Sacerdoti.

 

Dopo aver incontrato Pisapia qualche settimana fa, il direttore di MilanoWeb affronta ora il tu per tu con Stefano Boeri (classe 1956), architetto e docente di Urban Design presso il Politecnico cittadino.

 

Buongiorno Boeri, partiamo col fatto del giorno: "Gli estremisti di destra Hammer inaugurano la sede con un incontro su Degrelle". Una specie di minaccia all'ordine pubblico?

Trovavo estremamente offensiva l’idea di dedicare una conferenza all’ex generale belga delle SS Lèon Degrelle nell’anniversario della Marcia su Roma. Un’offesa grave a una città che ha partecipato alla Resistenza antifascista con migliaia di suoi cittadini e ha vivo il ricordo delle persecuzioni e delle deportazioni naziste. Un’offesa a chi crede nei valori della democrazia e dei diritti dell’uomo. Da quanto abbiamo appreso, il raduno è stato rinviato al 3 novembre.

 

Come è andata la serata con Dario Fo?

È stata una serata di chiarimenti, di grande correttezza, di passione politica. Un vero dibattito dove è stato possibile confrontarsi sulle idee. Ho apprezzato il maestro Dario Fo che ha esposto con chiarezza tutti i suoi dubbi sulla mia candidatura e quindi mi ha dato modo di rispondere. Ora gli chiedo di darmi una mano a portare avanti il mio progetto per la città, perché possiamo farcela e insieme possiamo veramente dare un nuovo futuro a Milano.

 

I giochi sono fatti. Sarete in quattro a correre per le primarie: uno dei quattro sfiderà la Moratti per il ruolo di sindaco. Come affronta questa nuova esperienza?

Sono molto contento che alla sfida delle primarie partecipino personalità importanti, di rilievo e che da sempre hanno a cuore il bene di Milano, come Giuliano Pisapia, Valerio Onida e Michele Sacerdoti. Questo è un percorso bello e inclusivo: Milano è diventata un laboratorio politico in cui si dice veramente qualcosa di nuovo per il Paese. Dopo le primarie, tutti saremo disponibili a collaborare col candidato sindaco. Ho sempre detto che se fossi io, sarei felice che gli altri candidati confluissero nella mia squadra di lavoro per raggiungere un risultato che a Milano manca ormai da troppo tempo. Stavolta possiamo vincere.

 

In un comunicato dice di voler "cambiare radicalmente la città". In che senso?

Cambiare radicalmente la città per me ha un significato ben preciso. Ho affermato di essermi candidato non per cambiare gli assetti politici o dare un nuovo equilibrio tra maggioranza e opposizione, ma per costruire una nuova classe politica fatta di giovani e di persone che lavorano per Milano e non corrono per una poltrona che gli permetta di regolare i propri affari, come è successo fino a oggi. L’ho detto anche al Teatro Smeraldo: Letizia Brichetto Moratti e Silvio Berlusconi lascino il governo di Milano, tornino ad occuparsi solo dei loro affari che sono molti e importanti. A Milano ci pensiamo noi, noi che amiamo questa città e vogliamo restituirle lo splendore e la vitalità che l’hanno caratterizzata in passato.

 

Quali i temi "milanesi" che le stanno più a cuore?

Sono la scuola, la famiglia, l’ambiente, la sicurezza, la casa, a cui ho deciso di dedicare le nuove Cinque Giornate di Milano, da qui al 14 Novembre. La scuola è la più grande infrastruttura sociale della nostra città, dove le generazioni dovrebbero dialogare e dove ci sia l’incontro e il confronto di culture e tradizioni. Penso anche alle scuole civiche, un vero e proprio orgoglio di Milano, che sono state chiuse da questa giunta. Oggi per molti giovani e donne è diventato impossibile lavorare e studiare. Milano deve tornare a essere una città delle opportunità e dell’integrazione attraverso il lavoro, non una città faticosa in cui tanti non riescono più a vivere. C’è la questione dei nidi che hanno rette elevate e per le giovani madri è quasi impossibile lavorare. Vogliamo che la scuola sia un luogo fisico in cui le reti di quartiere trovino spazio e accoglienza: scuole aperte tutto il giorno e per tutte le età. Con l'obiettivo di rendere nuovamente Milano un laboratorio dell’innovazione in Italia.

 

Cosa non condivide della politica morattiana?

La signora Brichetto Moratti ha perso completamente il polso della città: tra Palazzo Marino e le esigenze dei cittadini c’è un abisso. Non c’è nessun progetto per Milano. Penso anche a come è stata affrontata la questione Expo, dove fino a poco fa ero impegnato in prima persona. C’è la necessità di cambiare passo e dare una svolta al governo di questa città, e i milanesi lo sanno.

 

Quando si è saputo della sua candidatura qualcuno ha storto il naso dopo i suoi trascorsi professionali al fianco della Giunta. Come risponde a queste prese di posizione?

Non rinnego il mio passato, anzi sono fiero della mia attività e di quello che ho fatto, compreso il mio ruolo nel progetto Expo. Non ho lavorato per il Sindaco, ho lavorato per la città e nell’interesse della città. Il progetto al quale ho collaborato insieme ad altri colleghi è stato pensato nell’interesse pubblico come un regalo alla città. Abbiamo progettato un grande orto botanico e non metri cubi di cemento. Non ho costruito solo edifici, ma in questi anni ho cercato quindi di dare valore sociale alla mia professione. Ho lavorato con le reti del territorio per indagare le forme dell’abitare a Milano. Ho lavorato al progetto di rivalorizzazione delle cascine pubbliche milanesi.

 

Cosa significherebbe per Milano avere un sindaco 'architetto'?

Ho sempre detto che qualora diventassi sindaco di Milano, lascerei la mia professione. Inoltre sono un urbanista e credo che questa visione possa essere uno strumento in più per cercare di valorizzare la città nel suo insieme.

 

D'accordo con Celentano che vuole ripristinare i Navigli e risanare la città col verde pubblico?

Non si tratta di essere d’accordo o no con Celentano. Penso che Milano abbia diritto di riappropriarsi del suo patrimonio urbanistico-ambientale. Sabato 23 ottobre siamo stati alla Darsena e nella zona dei Navigli. La Darsena dovrà rinascere con un progetto forte per tutto il quartiere, coinvolgendo Porta Genova, Ticinese, Corso San Gottardo: deve diventare un luogo pubblico che appartenga davvero alla città e per questo abbiamo aperto un dialogo con le associazioni. Siamo tutti stufi di soluzioni rattoppo, di soluzioni temporanee che non fanno sì che quest'area sia veramente recuperata all'acqua.

 

E con la proposta del suo collega Piano di rinverdire piazza Duomo?

Milano ha bisogno di più verde e più alberi, in tutte le zone della città. È fondamentale valorizzare i parchi. Io sono particolarmente sensibile alla realizzazione di una cintura verde attorno a Milano, un nuovo polmone d’ossigeno per la città e per la Provincia.  Ricordo infatti che ho lavorato al progetto Metrobosco, con cui abbiamo piantato 300.000 nuovi alberi.

 

La sua posizione sulla privatizzazione dell'acqua è assolutamente chiara…

Esatto, sono convinto che l’acqua debba rimanere un bene pubblico e proprio per questo abbiamo pubblicato il manifesto per l’acqua che potete leggere sul mio sito e dove è possibile unirsi a noi in questa battaglia con la firma di una petizione online.

 

E sul nucleare?

Riguardo al nucleare sono fermamente contrario. Mi sembra contraddittorio parlare di nucleare in Lombardia quando stiamo organizzando l’Esposizione Universale in cui si sta puntando sulle rinnovabili e sull’agricoltura biologica. Puntare sulla green economy e sull’efficienza energetica, che fa risparmiare imprese e cittadini, significa creare nuovi posti di lavoro. Contrariamente alla costruzione di una centrale nucleare, che è una scelta vecchia, costosa e problematica, vista la questione non risolta dello smaltimento delle scorie radioattive.

 

Può farci un commento sui suoi 3 "avversari" in corsa? 

Sono tutte persone competenti e stimabili. Amano Milano come me e pensano che la città abbia bisogno di risollevarsi dopo anni di malgoverno. Come ho già detto, queste primarie sono davvero una grande occasione e abbiamo tutti la responsabilità di coglierla al meglio.  

 

Rinuncerà ai superpoteri in caso di elezione?

Certo, l’ho detto anche nei giorni scorsi. L’atteggiamento della signora Brichetto Moratti è totalmente sbagliato: ci si aggrappa a una presunta emergenza per chiedere aiuto al Governo e scavalcare in questo modo il Consiglio comunale.

 

Saremo pronti in tempo per Expo?

È stato perso molto tempo. Ora è fondamentale lavorare a Expo senza pensare agli interessi privati, bensì a quelli della città, partendo da un concetto di esposizione universale radicalmente nuovo. Il progetto dell’Orto botanico, realizzato nel modo corretto, va esattamente in questa direzione. Rimane il nodo della differenza tra le aspettative dei privati e le esigenze pubbliche: il contesto, ricordiamolo, è quello dell’unica esposizione universale che si tiene su terreni privati e che rischia di essere un enorme regalo di volumetrie ai privati. Credo che il caso Expo non sia chiuso, ne riparleremo senz’altro nelle prossime settimane.

 

Funzionerà la Commissione anti-Mafia?

Il nostro progetto per la sicurezza prevede, oltre all’eliminazione delle ordinanze “coprifuoco”, anche la creazione di una Commissione Antimafia comunale che lavori con la Commissione Parlamentare Antimafia, che si affianchi a un comitato di iniziativa e vigilanza sulla correttezza degli atti amministrativi e sui fenomeni di infiltrazione di stampo mafioso. La Commissione funzionerà: cominciamo a farla, anzitutto, perché il tema non può essere più eluso. La mafia esiste, anche a Milano.

 

Penultima domanda: ci dice l'angolo di Milano che ama di più? 

I ragazzi di "11 Metri" all’Arci Bitte mi hanno fatto la stessa domanda. C’è un edificio in Corso Italia che ho sempre adorato, fatto da Moretti, architetto importante del Dopoguerra: è un gesto di rottura che dà un senso a un pezzo di città. Eccolo qui.

 

E la squadra del cuore…

Amo moltissimo il calcio e non posso essere "ecumenico": sono un interista sfegatato. ( Fonte: www.milanoweb.com)

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