Internet veloce ce lo daranno i cinesi? Solo loro vogliono investire nella banda larga

La banda larga in Italia, a dispetto di proclami e annunci, resta una chimera. Parliamo dell’infrastruttura indispensabile per portare l’Internet veloce nelle case e nelle aziende del nostro paese e colmare il gap tecnologico con il resto dei paesi industrializzati. A sbloccare l’impasse dei nostri operatori telefonici e i ritardi del governo potrebbero pensarci i cinesi. Sì, proprio loro. Che nel frattempo stanno aiutando le economie occidentali con il sostegno al debito pubblico greco e di altri paesi in difficoltà dell’area euro.

Lo scenario che si prospetta sarebbe paradossale ma non irrealistico. Lo sbarco imminente del gigantesco fondo sovrano cinese Cic, sarebbe il preludio dell’ingresso in pompa magna del colosso Huawei, leader nel settore delle chiavette wireless, nelle apparecchiature telefoniche e in tanti altri settori ICT. I colloqui, la definizione del progetto sono già a buon punto: il fondo sovrano è pronto a sborsare i soldi per l’enorme investimento. Ciò che Telecom, Wind, 3, Fastweb non sono riusciti a realizzare. E che ora rischiano di ottenere ma al prezzo di diventare clienti invece che protagonisti (e beneficiari in prima istanza) del cambiamento.

Le banche cinesi sono disposte a investire 102 miliardi di dollari nello sviluppo della banda larga italiana. Non si tratta di buon cuore, bensì di uno stanziamento per favorire i clienti esteri della connazionale Huawei, il terzo produttore mondiale specializzato in networking. Ben cinque istituti di credito cinesi, come ad esempio Bank of China e China Development Bank, si sono detti disponibili a sostenere l’operazione. Insomma, come aveva anticipato il viceministro per le Comunicazioni Paolo Romani, di ritorno da un viaggio in Cina, “hanno liquidità da investire in infrastrutture”.

Dobbiamo aver paura dei cinesi o dobbiamo raccogliere la sfida? Da un punto di vista nazionale si tratterebbe di uno scacco, la certificazione dell’impotenza italiana a immaginare risposte tecnologiche adeguate al corso dei tempi. Che domandano reti veloci per connettersi a un mondo che corre a velocità doppia. Vanno bene anche i cinesi, allora, pur di regalare all’Italia alla banda larga? Qualche riserva è lecita, soprattutto guardando ai paesi dove questa presenza è già una realtà. Il fondatore Ren Zhenfei, secondo dati ufficiali, è stato per anni un uomo del governo e dell’esercito cinese. Un rapporto dell’istituto indipendente Rand Corporation avrebbe svelato ingenti finanziamenti statali e “legami profondi con le forze armate cinesi, che dell’azienda sono clienti, sostenitori politici e partner nella ricerca”.

Gran Bretagna e Australia sembrano pensarla allo stesso modo. Ovviamente il problema non è rappresentato da chiavette o altri dispositivi, ma dagli appalti correlati alle reti telefoniche e a banda larga. Insomma, se mai l’Italia dovesse decidere di accettare i soldi delle banche cinesi per la banda larga firmata Huawei sarà bene chiedere un parere al nostro controspionaggio. ( Fonte: http://www.blitzquotidiano.it)

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