Thursday 2 february 2012 4 02 /02 /Feb /2012 10:36

http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2010/08/lodi_001_centro.jpgDeve vigilare sulle infiltrazioni mafiose in una delle province più ricche della Lombardia. Ma nella vicenda pubblica del neo-prefetto di Lodi, Pasquale Antonio Gioffré, nominato nello scorso dicembre dal consiglio dei ministri, c’è qualcosa che genera dubbi.

Nel 2005 l’allora numero due della prefettura di Genova compariva tra i fondatori di una associazione di emigrati calabresi in Liguria - la Città del Sole con sede a Genova - accanto ad una serie di personaggi dal profilo non proprio adamantino, alcuni dei quali coinvolti in inchieste antimafia e voto di scambio a partire proprio dal presidente Salvatore Ottavio Cosma.

E’ lui il dominus della Città del Sole e, secondo un rapporto della Finanza del 2007 (in esecuzione di un’inchiesta del pm Francesco Pinto), sarebbe il " punto di contatto" tra ‘ndrangheta e ambienti politici in Liguria: " Le indagini tecniche hanno consentito di accertare che Cosma Salvatore fosse effettivamente in contatto con esponenti della malavita ed in particolare con Mamone Gino, Stefanelli Vincenzo, Malatesti Piero e Garcea Onofrio". Cosma è un abile navigatore della politica genovese, un passato centrista per poi approdare nell’Idv come responsabile regionale dei dipartimenti tematici. Cosma compare nelle inchieste sul voto di scambio per le amministrative del 2007 a Genova e le regionali del 2010.

" Non apparteneva a me fare valutazioni circa la presenza o meno o il radicamento delle mafie" ha detto il neo-prefetto di Lodi a chi lo ha criticato " perché non vedeva la mafia in Liguria", dove ha lavorato fino al 2008.

" Ho preso parte alla Città del sole solo per la presentazione di due libri" ha dichiarato il prefetto Gioffré di recente, alla presa di possesso del nuovo incarico a Lodi. Ma nell’atto costitutivo dell’associazione Gioffré compare con la carica di vicepresidente. E accanto a lui non c’è solo Cosma, ma anche un famoso imprenditore calabrese che in Liguria ha fatto fortuna: si tratta di Gregorio Fogliani, originario di Taurianova, la cui azienda si occupa di ristorazione. La famiglia Fogliani è considerata dalla Dia di Genova " terminale locale per operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza". " Famiglia di ‘ndrangheta" la definiscono i rapporti 2008-2010 della Procura nazionale antimafia a firma di Piero Grasso.

Dello stesso cenacolo facevano parte anche Antonio Multari, arrestato nel giugno scorso a Genova per associazione mafiosa e un big della sanità nazionale come Giuseppe Profiti. Ex-direttore generale delle Risorse finanziarie della Regione Liguria, presidente dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, Profiti dalla scorsa estate è a capo della gestione operativa del San Raffaele, al posto che è stato di Don Verzé.

Il manager è stato condannato in appello a sei mesi per turbativa d’asta, in un’inchiesta su un giro di mazzette per gli appalti delle mense scolastiche e ospedaliere del capoluogo ligure che a metà 2008 travolse l’amministrazione comunale e costò a Profiti l’arresto.

Contatti imbarazzanti, quelli del circolo Città del Sole anche per Profiti, quindi, che al San Raffaele è arrivato ovviamente con forti sostegni di parte ecclesiastica. Peraltro, quando il manager venne arrestato nel maggio 2008 i cardinali Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco manifestarono pubblicamente piena solidarietà a Profiti, oggi condannato.

Una tranche di quell’inchiesta ribattezzata Mensopoli lambirà anche i piani alti della politica: attraverso Cosma il boss Onofrio Garcea e due imprenditori calabresi volevano arrivare all’allora ministro Clemente Mastella, ma questi rifiutò ogni incontro. L’obiettivo del gruppo - per la Finanza - era " l’ottenimento di appalti pubblici e concessioni varie per le famiglie calabresi in cambio del loro voto". Dopo quel fallimento Cosma e Garcea entrarono in contatto con la candidata Idv alla Regione Cinzia Damonte. Fino a quando nel giugno 2011 scattarono le manette per i boss calabresi trapiantati in Liguria .

Nel capoluogo ligure - secondo le ultime inchieste - le famiglie mafiose calabresi mirano alla conquista di beni confiscati, governano un ampio bacino elettorale, entrano negli appalti pubblici.

"Non apparteneva a me fare valutazioni circa la presenza della mafia in Liguria", ha detto il prefetto Gioffré.

A Lodi le valutazioni sull’espansione mafiosa sono già pronte: qui secondo alcune inchieste della Dda milanese la ‘ndrangheta controllerebbe la gestione dei rifiuti e il movimento terra. E proprio a Lodi un anno fa scoppiò il caso - come ha raccontato l’Unità il 28 gennaio 2011 - del predecessore di Gioffré, Peg Strano Materia, investita dalle polemiche per aver tolto la scorta allo scrittore e consigliere regionale Giulio Cavalli. Una decisione che sapeva di " punizione" perché Cavalli aveva denunciato al Pirellone il ras della sanità lombarda Pietrogino Pezzano, in stretti rapporti con il gotha della ‘ndrangheta milanese, che a sua volta aveva nominato il marito del Prefetto direttore sanitario. Vicenda che scatenò le proteste del Pd con la presentazione di mozioni di sfiducia e interrogazioni parlamentari, aprendo all’interno della sanità lombarda un vero e proprio caso politico.

NICOLA BIONDO

Da L’Unità del 1 febbraio 2012

Di oleg - Pubblicato in : Lodi
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