Inchiesta sulla stampa italiana: chi e come ? - di Domenico Salatino

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Le “testate giornalistiche” italiane odierne sono diventate delle attività imprenditoriali il cui unico obiettivo è il lucro (e, indirettamente, il controllo delle mezzi di comunicazione); molte di esse sono addirittura quotate in borsa, nei loro CDA solo grandi uomini d’affari e dell’alta finanza. Una sorta di libertà di stampa apparente, il pensiero deve essere unico.

“La stampa più libera del mondo è la stampa italiana. Il giornalista italiano è libero perché può esercitare funzioni di controllo, critica, propulsione”

Benito Mussolini

Ai giorni nostri, solo in Italia, secondo uno studio promosso da SipraRai e Starcom Mediavest Group, un cittadino medio passa circa 4 ore e mezza al giorno davanti alla TV, rubando spazio alla socialità e al confronto con le altre persone. Il 45% degli italiani è monomediatico, si affida cioè ad un solo mezzo d’informazione; di questi, la quasi totalità, il 93%, sceglie la Tv. Il dato più sconcertante è che il 90% delle informazioni pompate nelle nostre teste è prodotta da un’oligarchia di operatori. La maggioranza delle testate giornalistiche di oggi sono più che altro delle attività imprenditoriali che hanno soltanto scopi egoistici e di massimizzazione del profitto.

Ma dove si forma la linea editoriale di una testata? Come suggerisce il termine, è espressione della visione dell’editore, e si forma nel luogo in cui questi prende le sue decisioni strategiche. Nelle moderne società capitalistiche questo luogo è il Consiglio di amministrazione (Cda). Quindi per rispondere alla domanda: “Chi e come influenza la stampa italiana” bisogna vedere chi siede nei Cda dei principali giornali italiani e di che tipi di interessi siano portatori, dal momento che sulla base degli interessi del Consiglio si forma la linea editoriale.

Partiamo dal quotidiano più diffuso in Italia, il Corriere della Sera, il suo editore è il gruppo RCS (quotato in borsa). Per definizione è un giornale indipendente da interessi particolari, ma come vedremo dietro di esso vi è un conflitto di interessi enorme. Infatti nel suo Cda abbiamo nomi illustri come: John Elkann (pres. di Fiat e di Exor), Franzo Grande Stevens (legale della famiglia Agnelli), Carlo Pesenti (consigliere fra gli altri di Unicredit e Mediobanca), Berardino Libonati (consigliere di Telecom, Pirelli e Mediobanca), Jonella Ligresti (Fondiaria e Mediobanca), Diego Della Valle (Tod’s, Marcolin e Generali Assicurazioni), Renato Pagliaro (Telecom, Pirelli e Mediobanca), Roberto Bertazzoni (Mediobanca) e Enrico Salza (Intesa San Paolo). Alta finanza, banche, assicurazioni, industrie automobilistiche, telecomunicazioni: posseggono posizioni privilegiate per poter dire la propria sui contenuti e sulla posizione del giornale. 

Apparentemente meno compromessa, ma come vedremo sullo stesso livello del Corriere è il quotidianoRepubblica. Parte integrante del Gruppo l’Espresso di Carlo De Benedetti, dove il Cda è formato da: Sergio Erede (Luxottica), Luca Paravicini Crespi (Piaggio, legato anche a Vito Varvaro componente della Tod’s), Mario Greco (Indesit Company e Saras di Massimo Moratti). Moratti è inoltre legato sia al Gruppo l’Espresso, ma anche alla famiglia Berlusconi essendo nel Cda della Saras, in quello della Pirelli, insieme a Carlo Secchi ex rettore della Bocconi e amministratore Mediaset.

Per quanto riguarda gli altri quotidiani nazionali, Il Giornale controllato direttamente dalla famiglia Berlusconi è parte del gruppo Mondadori; mentre La Stampa è di proprietà della famiglia Agnelli. 

Caltagirone Editore (di proprietà della famiglia Caltagirone) è l’editore di: “Il Messaggero di Roma”, “Il Mattino di Napoli”, “Il Gazzettino di Venezia” e il “Nuovo Quotidiano di Puglia”. Nel Cda vi sono: Azzurra Caltagirone (moglie di Pierferdinando Casini) e Francesco Gaetano Caltagirone (consigliere di MPS e Generali Assicurazioni). “Il Resto del Carlino di Bologna”, “La Nazione di Firenze” e “Il Giorno” di Milano sono editi dalla Poligrafici Editoriale collegata direttamente a Telecom, Generali Assicurazioni, Gemina e Premafin.

Il quotidiano Libero e quello di sinistra Il Riformista hanno lo stesso editore, cioè Giampaolo Angelucci (ai domiciliari per falso e truffa, e noto proprietario di cliniche e strutture sanitarie tra cui il S. Raffaele di Roma)

Per quanto riguarda invece i quotidiani finanziari, abbiamo Il Sole 24 Ore controllato da Confindustria; nel suo Cda siedono fra gli altri: Giancarlo Cerutti (Saras), Luigi Abete (presidente BNL, e consigliere Tod’s), Antonio Favrin (Safilo Group, di Ennio Doris; consigliere di Mediolanum della famiglia Berlusconi). Milano Finanza e Italia Oggi, invece, sono editi dalla Class (dei fratelli Panerai) e nel Cda abbiamo: Maurizio Carfagna (Mediolanum) e Victor Uckmar (amministratore di Tiscali). 

Proprio su Tiscali è necessario aprire una piccola parentesi: “Tiscali” è l’editore de L’Unità (il principale quotidiano del principale partito di sinistra, cioè il PD), prendendo atto di ciò che ho scritto in precedenza possiamo notare che, il PD, risulta ben collegato con questi quotidiani finanziari (attraverso Uckmar)  e con la Mediolanum di Berlusconi (attraverso Uckmar e Carfagna).

Altra parentesi doverosa è quella del gruppo di Repubblica, di De Benedetti, a cui appartengono una miriade di piccole testate (principalmente a diffusione locale), di periodici e di radio; tra cui: Alto Adige, Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, Il Fò, Il Trentino, La Città di Salerno, La Nuova Ferrara, La Nuova Sardegna, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Sentinella del Canavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Il Bò, l’Espresso, Espresso – Food and Wine, Le Scienze, National Geographic, Micromega, Chiesa.it, Limes, Capital, DeeJay e m2o.  

Come abbiamo visto in Italia, dietro le grandi testate giornalistiche vi sono gli uomini dell’alta finanza, delle banche e della politica. Tra gli altri, i gruppi editoriali più rilevanti sono quattro:

  • Berlusconi: Mediaset, Mondadori, Panorama e molte altre riviste;
  • De Benedetti:Repubblica, L’Espresso e una marea di piccoli quotidiani come abbiamo già visto;
  • Caltagirone: Il Messaggero, Il Mattino e molti altri;
  • Confindustria: Il Sole 24 Ore e gli altri quotidiani finanziari e quotidiani nazionali come La Stampa (gestito principalmente dalla FIAT).

Non è un caso che quotidianamente le notizie dei media sembrano tutte uguali e ripetitive. Le linee informative da seguire sono preposte da chi detiene il controllo dei mezzi d’informazione. Non sappiamo quante notizie non vengono date. Ma dopo questa analisi possiamo notare le strette correlazioni che vi sono tra i mezzi di stampa e i privati; sono indirette (perché se fossero trasparenti, sarebbe molto più semplice capire chi sono i portatori di interessi e che potere esercitano sui mezzi di comunicazione) ma sono ben visibili. ( Fonte: L'intellettuale dissidente)

A cura di Domenico Salatino


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