Il Veneto si è fatto “sudista”: assume parenti, paga tangenti e si “assenta” in ufficio

Novantotto dipendenti indagati per assenteismo su centoquindici in forza alla sede di Rovigo della Regione Veneto. Campania, Sicilia? I  “fannulloni” abitano anche a casa  Brunetta. Un tasso di assenteismo superiore al 90% non lo potevano vantare nemmeno gli uffici borbonici del Regno delle Due Sicilie e tanto meno Roma ladrona, è un record tutto veneto, da sempre feudo leghista.

Dopo la parentopoli veneziana alla Actv, l’azienda di trasporti locali di autobus e vaporetti, e la tangentopoli degli appalti nordestina (cene, escort, mazzette e sette arresti tra imprenditori e funzionari), il ricco e asburgico veneto si scopre  “meridionale e ladrone” come la Roma delle assunzioni in famiglia nelle aziende comunali e degli immani sprechi della sanità regionale.

L’accusa per i dipendenti della Regione a Rovigo è molto pesante. Dopo aver timbrato il cartellino i dipendenti si sarebbero infatti allontanati più e più volte dal posto di lavoro, lasciando la scrivania anche per molte ore. In molti casi le telecamere nascoste avrebbero filmato decine di impiegati uscire e poi rientrare in ufficio con le sporte della spesa e i sacchetti dello shopping. Soprattutto al martedì, che a Rovigo è tradizionalmente giorno di mercato. Praticamente una riedizione in salsa leghista degli uffici di Fantozzi dove, dopo aver timbrato il fatidico cartellino, i dipendenti si dividevano tra partite di ping pong, sfide a battaglia navale, lettini solari e, come a Rovigo, puntate al mercato per comprare i pomodorini freschi lasciando al povero Fantozzi ragionier Ugo tutto il lavoro. E proprio dalle lamentele dei Fantozzi rodigini è partita l’indagine per truffa ai danni dello Stato aperta dalla procura del capoluogo polesano con il sostituto Sabrina Duò. Dell’inchiesta, partita appunto da alcune segnalazioni di dipendenti che si lamentavano degli eccessivi carichi di lavoro, ha parlato l’altro giorno il procuratore della Repubblica di Rovigo, Dario Curtarello, nella sua relazione di bilancio dell’anno giudiziario in Corte di appello a Venezia. Ma l’indagine è tuttora in corso e dovrebbe chiudersi nel giro di un mese. La Guardia di Finanza, che dispone di oltre 170 ore di riprese video, sta svolgendo accertamenti per capire e distinguere le posizioni dei quasi cento indagati.

Tra le prove di questo “assenteismo di massa” acquisite nel corso dei sopralluoghi effettuati dalla Finanza ci sarebbero “perquisizioni, documenti (tabulati meccanografici, badge – card, fogli di presenza, ordini di uscita, permessi) e l’esame tecnico del materiale informatico (hard disk del videoregistratore)”. “Se, al termine dell’indagine, emergeranno responsabilità, allora chi ha sbagliato dovrà assumersi le proprie responsabilità”, commenta il vicepresidente della Regione Veneto nonché assessore con delega alle Risorse umane, il pidiellino Marino Zorzato.

Da brava regione “meridionale”, culla, sponsor e prossima beneficiaria, finalmente, del tanto atteso federalismo il Veneto però non ha voluto lasciar nulla al caso. Una Regione non è veramente terrona e non si può definire sprecona se non ha il suo bel deficit sanitario, bene, il Veneto ha un buco di 200 milioni di euro che, se non ripianerà entro marzo, le porterà in dono un commissario da Roma. Ma questa è un’altra storia. ( Fonte: www.blitzquotidiano.it)

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