Il tempo a tavola diventerà lento - di Patrizia Guenzi

http://new.caffe.ch/media/2013/12/21349_3_medium.jpgInsalatina scondita, crakers, yogurt magro. Niente di più triste. Certo, ci assicurerà di riuscire ad infilarci in eterno in quella maledetta taglia 38 e in quattro e quattr'otto abbiamo pure mangiato, ma volete mettere il piacere di un bel piatto di risotto o di un brasato con la polenta? Ogni tanto sarebbe bello dare un calcio a diete e fretta per concederci una cucina più lenta, abbondante, saporita e più conviviale. Anche più rispettosa dell'ambiente - come avverte lo chef Pietro Leemann - attraverso un utilizzo più intelligente delle sue risorse.  In tempi in cui bisogna essere super efficienti, multitasking e iperveloci cresce il desiderio di mangiare e assaporare con calma. Senza fare troppi calcoli. Grassi, calorie, zuccheri, carboidrati... E che sarà mai se per una volta ce li dimentichiamo e ingoiamo qualcosa in più!  
Essere "foodie", veri buongustai, ecco la nuova tendenza che sta conquistando anche chi, sino a ieri, ha sempre mangiato di fretta, con un occhio alla bilancia e l'altro al salutismo. Numerosi i libri che propongono questa nuova filosofia di vita. Come  "Comfort Foodie", in cui  Ilaria Mazzarotta, scrittrice e foodblogger, invita a gioire se un piatto è buono, genuino e soprattutto familiare. E sta proprio in quest'ultimo concetto il successo di trasmissioni, riviste e pubblicazioni il cui tema sovrano sono  le tradizioni culinarie, le ricette della nonna insomma. Sapori e odori che ci riportano nella dimensione del ricordo. Perché il gusto va a braccetto con l'affettività. E dalle emozioni prende spunto anche il recente manuale di cucina di Giuliana Campana che non poteva che intitolarsi "Le ricette di mia nonna" (vedi pagina a fianco).
In futuro addio, quindi, alla tirannia salutista. Abbasso al cibo mordi e fuggi e alle diete. Almeno di tanto in tanto. L'estremismo rigorista per ciò che mettiamo nel piatto può facilmente degradare in psicopatologie. Alle già tristemente note anoressia e bulimia, recentemente s'é aggiunta l'ortoressia, una forma di attenzione maniacale alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche. "Alla nostra psiche fa molto bene ogni tanto lasciarsi andare a tavola - conferma Robert Sempach, psicologo dell'alimentazione -. Il controllo esagerato fa vivere male. Concedersi qualche piacere ci fa sentire più appagati".
Negli Stati Uniti li chiamano comfort food. Alimenti che aiutano il cervello a sentirsi più sereno. Mentre da tempo, in Gran Bretagna l'associazione Food & Mood Project studia il legame tra dieta ed emozioni. E oggi più nessuno pensa che il sistema nervoso sia completamente immune dagli effetti della dieta. "È evidente che determinati squilibri nutrizionali, dati sì da eccessi, ma anche da carenze troppo spinte, siano la causa di tristezza e sbalzi di umore", nota ancora Sempach.  Certo, alimenti miracolosi in grado di tenere a bada l'umore non ne esistono. Tuttavia, alcuni piccoli "trucchi" nella dieta giornaliera possono assicurarci una mente più incline al benessere. Lo chiamano effetto buonumore. Non è una novità che alcune sostanze agiscono sul nostro sistema nervoso e stimolano, ad esempio, la serotonina, l'ormone del relax, o la dopamina, che governa il meccanismo della gratificazione. E allora, vai con un bel piatto di pasta condito come Dio comanda, con le lasagne della nonna e una bella fetta di tiramisù. E se vogliamo qualcosa di più stuzzicante, basta seguire i suggerimenti di Mazzarotta che nel suo libro propone una sezione "in due su un divano", dedicata a lui e lei che si coccolano mangiucchiando, con le mani, e condividendo lunghi intriganti momenti. Davvero "comfort food".
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