Il Senatùr alla riconquista del suo popolo

http://webstorage.mediaon.it/media/2009/06/74362_392434_ITALY_POLI_7340802_medium.jpgDopo il fisco, l'immigrazione. Il conto alla rovescia verso il raduno di Pontida rilancia le parole d'ordine della Lega e riporta l'attenzione sugli assi che il leader del Carroccio intende giocare al tavolo del governo per rilanciare il partito e rinnovare il feeling con il popolo delle camicie verdi. E a dare un nuovo spunto alla linea del partito ci ha pensato ancora ieri uno dei "dioscuri" del Senatùr, Roberto Maroni. «Basta bombardamenti in Libia, altrimenti continueranno inesorabilmente ad arrivare profughi» dice il ministro dell'Interno (ne riferiamo a pag. 4).

A confermare quella che sarà la linea che a Pontida la Lega detterà al governo ci pensa anche il capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni. «Bossi a Pontida dirà cosa fare, cioè fermare l'immigrazione clandestina, ridurre le tasse e rilanciare l'economia. Questo va fatto perchè lo vogliono i cittadini, non ci sono alternative» dice Reguzzoni. Che spiega: «La base è allineata a Bossi e ai vertici nel chiedere un'azione incisiva al governo». A partire dalla proposta di riforma del fisco preannunciata dal ministro Tremonti che, sostiene il capogruppo leghista, «lavora alacremente e ha dimostrato di saper tenere i conti in ordine. Valuteremo – dice – la sua ipotesi».

Dopo il "Nì" di Tremonti, canta vittoria anche Maroni che ribadisce la necessità di forzare su una scelta «coraggiosa» e aggiunge: «sono soddisfatto che Tremonti, abbia aderito a questa richiesta». Ma il plauso finisce lì perché, subito dopo, è sempre il titolare del Viminale a lamentare la politica dei tagli lineari del collega dell'Economia che, sulla sicurezza, ha pesato sul 36% degli stanziamenti di quest'anno.

Per questo Maroni annuncia al sindacato della polizia della Uil di avere scritto una lettera al collega del Tesoro e al presidente del Consiglio per chiedere il reintegro di un miliardo di euro per il comparto sicurezza, «falcidiato» nel 2011.

«Non ho chiesto cose pazze ma solo le risorse necessarie a continuare a garantire almeno l'attività istituzionale» sbotta Maroni che ammette: «Il momento non è facile, ma il governo deve fare scelte e la sicurezza deve essere considerata una delle prime tre priorità». Fisco e immigrazione, dunque, ma anche sicurezza.

Intanto, il Carroccio sparge cenere sulle polemiche interne. A mettere a tacere le voci su presunti dissensi è per primo Maroni che assicura: «Non esistono né maroniti né maroniani, ma esistono i leghisti e la Lega. Siamo una grande famiglia, il resto sono sciocchezze che scrivono i giornali».

Anche il presidente veneto, Luca Zaia, nega che ci siano «correnti pro o contro» Bossi. «A me non risulta» dice. Soprattutto nega che il raduno di Pontida possa essere letto come un test sulla leadership delle camice verdi. «Bossi è il leader indiscusso della Lega. Il quesito di Pontida – taglia corto – non è con o senza Bossi». Che le cose non stanno così, lo sanno tutti e lo sanno in primis quei leader che vogliono mettersi bene in mostra e sulla rampa di lancio per succedere alla guida della Lega al Senatùr, che in questo momento sa bene di non controllare completamente né i suoi colonnelli né il suo popolo che tanti messaggi di sfiducia gli ha inviato in questo periodo dopo le batoste alle Amministrative e nella consultazione referendaria. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

Autore: Francesca Chiri

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