Condividi l'articolo Il racconto della domenica: " Il ladro di cartoline" di Laura Pioli: Ne aveva messe da parte tante. Tante da Londra, tante da Edimburgo, tante da ...
Ne aveva messe da parte tante. Tante da Londra, tante da Edimburgo, tante da Bilbao, qualcuna da
Singapore, una o due da Tel Aviv, una dal Marocco, alcune dalla Libia.
Quelle colorate di Cannes, dove si vedeva il litorale, o le palme.. Quelle a forma di pinta di birra da Dublino, quelle con le tettone esposte al sole,
direttamente dalla riviera romagnola. Quelle dei deserti degli Emirati Arabi. Quelle con i nomi ricamati sopra, quelle stropicciate, quelle con i baci stampati dai rossetti colorati che sapevano
di amore. Quelle che non erano mai arrivate a destinazione. Poichè tutte avevano una cosa in comune, nella loro assurda differenza: tutte non erano per lui. Nemmeno una. Lui non riceveva
cartoline. Non aveva la faccia da ricevitore di cartoline, non aveva amici che gli spedivano cartoline, nella sua buca della posta non c'erano mai cartoline.
E così si limitava a rubare quelle degli altri. Era iniziata come una piccola abitudine, una cosa che si ripeteva spesso nella mente «sarebbe durata poco»,
e che invece non aveva mai smesso.
Era bello vedere tutti quei luoghi fotografati, leggere quelle brevi righe di saluto, di baci, di congratulazioni. Leggere quei nomi, quelle firme, quegli
indirizzi sempre diversi, vedere quei francobolli colorati, coperti da strisce ondulate di inchiostro nero. Era bello. Passava le sue giornate così, rubando e leggendo
cartoline.
Lassù, in quell'attico erano solo in due: lui e le sue cartoline. Aveva fatto per anni il «pulisci panorama», come amava definirlo la sua sorellina Luisa, e
a quei tempi erano solo lui e il cielo.
Se pulisci per degli anni le vetrate dei condomini, sei sempre solo lassù.
E non ti resta che credere che ci sia qualcun altro e basta, a parte te: il cielo.
Amava quel suo lavoro strano, quella bella sensazione di vuoto che ti provocava lo stare sospesi, sopra al nulla, attaccati solo ad una fune, con il secchio
e lo straccio in mano, e le gambe e la mente nel vuoto totale. Era bello. Ma poi era arrivato il momento della pensione. E da allora lui era diventato solo un vecchio. Un vecchio solo. Un vecchio
ladro di cartoline.
Era un passatempo che lo aiutava a vincere la sua malattia, un qualcosa che lo spingeva a tenere duro, del resto come avrebbe potuto anche solo pensare alla
morte? Il mondo era ancora così pieno di cartoline mai lette, mai arrivate, mai amate. E lui doveva continuare il suo viaggio, la sua passione. Si ricordava di quella frase di Kerouac in cui si
diceva «Perchè non lasci perdere? Per quale ragione devi rubare di continuo? Il mondo mi deve alcune cose. Ecco tutto». Sentiva che ogni piccola cartolina di cui riusciva ad impossessarsi era un
pezzo che in un qualche modo gli tornava indietro. Come una ricompensa. Il mondo gli aveva tolto tutto quello che amava, e ora era arrivato il momento di riavere qualcosa indietro. Prendeva
squarci di vita non sua, e ci si immergeva a capofitto. Si lasciava trasportare da quelle parole di inchiostro nero. Lo rilassavano. Lo cullavano. Una sera come tante, una sera di fine settembre,
quando l'aria era ancora calda, e il sole stanco tardava a tramontare, si sedette in poltrona, sul grembo solo cinque delle sue cartoline preferite. E di lì non si mosse più. Non saprei dirvi chi
lo trovò, se qualcuno lo abbia trovato, o se sia rimasto seduto in quella vecchia poltrona di pelle per sempre, con gli occhi sognanti sulle sue cartoline da Monte Carlo. Posso solo dirvi che il
mondo lo ricorderà come l'uomo che puliva i panorami, o il ladro di cartoline.
Scegliete voi da che parte schierarvi per il suo ricordo. ( Fonte: www.gazzettadiparma.it)
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