" Il problema del Pd è la mancanza di una strategia" di Valter Vecellio

http://www.horizon-virtuel.com/europe/seville/picador.jpgLa corrida è divisa in tre parti: il tercio de varas, quello della picca; il tercio de banderillas; e il tercio de la muerte, o terzo della morte. Per Silvio Berlusconi è arrivato il tercio de la muerte, sempre più sfiancato com'è da mille banderillas scagliate dai picadores? In attesa del matador con il suo colpo finale, sono tante le piche che vengono imbracciate. Un giorno è un editoriale in prima pagina sul "Corriere della Sera"; un altro l'articolo di fondo del direttore de "La Stampa"... Non si contano più i de profundis per l'inquilino di Palazzo Chigi. Ormai è solo Giuliano Ferrara, a cercare di difendere Berlusconi: "Certo, è molto indebolito. Si parla di successione morbida, si scavano solchi sperando che li voglia percorrere. Berlusconi, grandissimo depistatore e baro di quattro cotte, alimenta la prospettiva di una svolta che finalmente lo escluda dai giochi, almeno come personalità che divide, che ottunde per eccesso d'odio il cervello dei suoi nemici, e indica i successori per il 2013. Ma chi gli crede? Il piano B. di Berlusconi è Berlusconi. La sua exit strategy sarà una trovata o un colpo di teatro, non una semplice decisione politica, tantomeno una decisione collegiale".

 

In realtà, giorno dopo giorno appare sempre più evidente e lampante che Berlusconi si sta rivelando il peggior nemico di se stesso, oltre che del Paese. Il problema italiano, tuttavia, è costituito dal "dopo"; problema ben colto anche da osservatori stranieri. Scrive Frank Bruni sul "New York Times": "Ormai gli italiani conoscono bene Berlusconi e nell'ultimo decennio hanno visto la loro economia frenare e il debito pubblico aumentare. E Berlusconi, in carica per buona parte degli ultimi 17 anni, ha fatto pochissimi passi avanti in materia di riforme. E allora perché è ancora al potere?..."Il punto è che non c'è un'alternativa", mi ha detto tempo fa Giuliano Pisapia, il nuovo sindaco di Milano".

 

Michael Braun, sulla tedesca "Die Tageszeitung" rincara la dose: "In teoria sarebbe il momento dell'opposizione. Un'Italia che all'improvviso viene messa sullo stesso piano della Grecia, un governo che peggiora la situazione con continue revisioni delle sue misure di austerità, e alla fine una manovra finanziaria che per l'ennesima volta risparmia i ricchi e strapazzai ceti popolari. Per non parlare del premier Silvio Berlusconi, che invece di pensare al paese si occupa esclusivamente di salvarsi la pelle nei processi in cui è imputato. Ma basta dare un'occhiata agli ultimi sondaggi d'opinione per avere un'immagine completamente diversa del paese. È vero: Berlusconi sembra essere alla fine della sua carriera politica, ma solo il 20 per cento degli italiani giudica positivamente il comportamento dell'opposizione. In altre parole, anche per la maggioranza dei loro elettori, gli avversari di Berlusconi hanno fallito miseramente...".

 

Il giudizio negativo riguarda soprattutto il Partito democratico, guidato da Pier Luigi Bersani. Oggi solo il 27 per cento degli elettori voterebbe per lui, molto meno del 33 per cento del 2008. Quindi il vantaggio sullo schieramento di Berlusconi sarebbe minimo. Il Pd, nato dalla fusione tra i Democratici di sinistra e la Margherita, un partito di centro a prevalenza democristiana, non può che dare la colpa a se stesso per la sua debolezza.

 

In Italia sarebbe il momento dell'opposizione. Ma un partito che non si schiera mai, perché non ne ha il coraggio o perché non riesce quasi mai a restare unito, non potrà mai costituire un'alternativa convincente? Un grande vecchio della sinistra italiana, Emanuele Macaluso, parlamentare per innumerevoli legislature, amico fraterno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con cui ha condiviso anni di militanza nel Pci, in quella corrente che veniva chiamata "migliorista", mette il dito sulla piaga: "Può una forza politica che si ripromette di governare l'Italia presentarsi senza un progetto fondato su una strategia leggibile da tutti?".

 

Perché è proprio questo che manca al Pd. Una strategia. Una volta raggiunto l'obiettivo, disarcionato il Cavaliere con l'aiuto e la complicità di Vaticano e Confindustria, di banchieri e, magari, di parte dello stesso Pdl o della Lega, che cosa? E con chi? E come? E' la madre di tutte le questioni, e non può essere elusa. Questo è il punto dolente. ( Fonte: www.americaoggi.info)

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