Condividi l'articolo " Il principe del deserto" La recensione di Francesca Caruso: Jean-Jacques Annaud torna nuovamente dietro la macchina da presa per realizzare un ...
Jean-Jacques Annaud torna nuovamente dietro la macchina da presa per realizzare un film epico
ambientato in una terra ancora troppo poco battuta dal cinema.
Annaud è da sempre affascinato dal mondo arabo e avrebbe voluto da tempo esplorare quelle regioni con l’occhio della cinepresa.
Oggi quel desiderio si è concretizzato con “Il Principe del Deserto”. Tratto dal romanzo “South of the Heart” di Hans Ruesch (edito in Italia col titolo
‘Paese dalle ombre corte’), il regista non ha preso spunto dal “Lawrence d’Arabia”(1962) di David Lean.
La proposta è venuta dal produttore Tarak Ben Ammar, il quale da tempo voleva dare vita a un film che desse “una visione positiva del mondo arabo e
dell’Islam”.
In Arabia, all’inizio del ventesimo secolo, l’emiro di Hobeika, Nesib, stabilisce che la Striscia Gialla è da considerarsi terra di nessuno e impone allo
sconfitto Amar, sultano di Salmaah di lasciargli i due figli maschi, Saleeh e Auda, sotto la sua custodia, adottandoli.
Dopo alcuni anni Nesib riceve la visita di un petroliere texano, che gli prospetta immense ricchezze grazie al petrolio che giace sotto la Striscia
Gialla.
L’emiro invia Auda a parlare con Amar e convincerlo dell’enorme opportunità di guadagno per il suo popolo. Diversi sono gli aspetti del mondo arabo messi in
evidenza da Jean-Jacques Annaud, c’è molto della cultura araba, dei suoi usi e costumi. L’intento del regista è stato quello di conferire al film una visione onesta di questo mondo, “mi sono
documentato molto e ho interpellato degli esperti per raccontare questa cultura” ha dichiarato il suddetto, raccontandola dal punto di vista arabo e non, come farebbe un occidentale, dal punto di
vista di uno straniero che osserva questo popolo.
Ciò, però, che gli è premuto di più fare è narrare la trasformazione a cui va incontro il protagonista durante lo svolgimento della storia. Quando Annaud
sceglie una storia da realizzare è interessato alla presenza di personaggi che cambiano, diventano qualcosa di diverso rispetto all’inizio del film.
“Tutti i miei personaggi hanno un fondo comune, sono tutti individui che subiscono una trasformazione, una crescita, durante l’arco del film” ha spiegato
Annaud (durante la conferenza stampa romana).
In effetti quando incontriamo il principe Auda per la prima volta lo vediamo assorto nei suoi libri, vivere in un mondo a parte, un ragazzo timido e
introverso, che non ha mai tenuto un’arma in pugno, disinteressato alla guerra e ai problemi che lo circondano.
È un individuo combattuto tra gli opposti punti di vista dei suoi due padri e il loro modo di essere.
Quando però verrà messo con le spalle al muro e sarà costretto a guardare in faccia ciò che gli accade intorno, perderà la sua ingenuità e si scoprirà un
leader carismatico, un uomo che saprà usare l’intelletto come una spada affilata e diventare re.
Il tema che sta alla base de “Il Principe del Deserto” è quello dello scontro generazionale riguardo il progresso e la modernità. Se da un lato il giovane
Auda ed anche la principessa Leyla comprendono quanto sia importante modernizzarsi, dall’altro il sultano Amar, come i membri del suo Consiglio, credono nel conservatorismo.
Persino la medicina moderna è bandita e il petrolio viene visto come un demonio.
Gli attori scelti da Annaud provengono da tutto il mondo al fine di rappresentare meglio le diverse etnie della Penisola Arabica.
I tratti somatici si differenziano per le influenze fornite da diverse parti del mondo: dall’India alla Spagna, dal Pakistan alla Turchia. “Il Principe del
Deserto” è un film ambizioso, intervallato dall’azione degli scontri nel deserto e da momenti che si avvicinano alle ‘Mille e una notte’, c’è chi amerà di più l’atmosfera creata dalla prima e
chi, invece, la seconda. A volte ci si trova di fronte ad alcuni dialoghi un po’ stereotipati e poco pertinenti al momento delineato, questo, però, lo ha voluto lo stesso regista intenzionato a
far scaturire la risata nello spettatore.
Ciò lo si riscontra soprattutto nel personaggio di Nesib, un ironico Antonio Banderas, che è riuscito a bilanciare bene i volti del suo personaggio. “Il
Principe del Deserto” ha in sé gli elementi per soddisfare un pubblico variegato: avventura, epicità, azione, romanticismo, conflitti filiali, tutto questo amalgamato quanto basta per ammaliare
l’occhio di chi guarda. ( Fonte: www.cinemalia.it)
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